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La Oracle road, verso Hybrid Cloud aperte e flessibili

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La Oracle road, verso Hybrid Cloud aperte e flessibili

19 Mag 2015

di Riccardo Cervelli

Il vendor continua a investire in tutti gli stack che possono permettere agli utenti di costruire parti o intere architetture It basate su mix interscambiabili di nuvole private e pubbliche: dall’hardware alle applicazioni, dal middleware ai servizi, fino alle soluzioni sviluppate dai partner sul territorio

Un’offerta completa, basata su open standard e integrata. E un ecosistema di partner in grado di comprendere e soddisfare le esigenze dei mercati verticali e dei diversi ambiti geografici. Sono gli ingredienti dell’Oracle Road to Hybrid Cloud. “Quasi nessuna azienda ha un It completamente basato su public cloud”, sostiene John Abel, Business Development Senior Director Oracle Emea. E lo dimostra uno fra i tanti dati che Abel ha estrapolato da una ricerca commissionata a Idg Connect sul mercato europeo. Al primo posto nella classifica dei diversi approcci al cloud da parte di un campione di 300 It decision maker di aziende con oltre 250 addetti, risulta, con il 22%, la preferenza del modello private cloud rispetto a quello public. Il che non significa che le nuvole pubbliche non siano utilizzate, ma ciò avviene molto più frequentemente in combinazione con private cloud. Il modello hybrid, quindi, è destinato a crescere per supportare un approccio al cloud sempre più maturo e sofisticato.

John Abel, Business Development Senior Director, Oracle Emea

“Il nostro obiettivo – spiega Abel – è quello di offrire la maggiore libertà di scelta possibile ai clienti”. Aziende che, come risulta da altri dati estrapolati dalla survey Idg Connect, identificano come l’aspetto più importante nel cloud, sia private sia pubblico, l’Application Integration (61% delle risposte) e il Systems Management (59%). In questo contesto, il Business Development Senior Director Oracle Emea, sottolinea che “noi supportiamo gli open standard, come Open Stack, che è un elemento differenziante per realizzare ambienti It che si possono muovere dai cloud privati a quelli pubblici e viceversa in maniera semplice e mantenendo le stesse customer experience”. La proposizione Oracle, che parte dalle tecnologie infrastrutturali, passa per le business application, i database, gli ambienti di sviluppo Java e le soluzioni di Iam (Identity access management), arrivando fino ai sistemi ingegnerizzati, è disponibile sia per implementazioni presso le aziende sia per i cloud service provider, consentendo di realizzare ecosistemi cloud ibridi dove è possibile muovere i workload e i dati in un senso o in un altro con pochissimo o nessun intervento sul codice.

Emanuele Ratti, Systems Country Leader, Oracle Italia

“La maggior parte dei nostri competitor – afferma Emanuele Ratti, Systems Country Leader Oracle Italia – è posizionata solo in qualche layer. Solo Oracle offre tutto: dall’infrastruttura ai core data center, dal middleware alle applicazioni, dai servizi cloud ai partner”. E tutto è in crescita, compresi i sistemi Sparc Solaris, ex Sun. “Il fatturato generato dal mondo Sparc – dichiara Abel – nel terzo trimestre dall’ultimo anno fiscale è più che raddoppiato rispetto a quello precedente”. Continua intanto l’ampliamento dell’offerta per la costruzione di infrastrutture per la Digital Transformation. Due esempi significativi recenti sono l’acquisizione di Datalogix, azienda specializzata nella raccolta di dati sui clienti e nei servizi di digital marketing, e di Front Porch Digital, un vendor specializzato nella migrazione e nello storage di contenuti media.

Riccardo Cervelli
Giornalista

57 anni, giornalista freelance divulgatore tecnico-scientifico, nell’ambito dell’Ict tratta soprattutto di temi legati alle infrastrutture (server, storage, networking), ai sistemi operativi commerciali e open source, alla cybersecurity e alla Unified Communications and Collaboration e all’Internet of Things.

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