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HP: combinare tutti i tipi di cloud con l’It tradizionale

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HP: combinare tutti i tipi di cloud con l’It tradizionale

Lorenzo Gonzales, Innovation Senior Consultant di HP Italiana, spiega l’ampia offerta e il posizionamento nel mercato cloud del colosso americano e un caso a cui ispirarsi per sfruttare il cloud a beneficio del ‘made in Italy’

13 Set 2012

di Daniele Lazzarin

Nel suo recente Osservatorio Cloud 2012, il Politecnico di Milano ha definito una filiera dell’offerta di cloud computing articolata in sei comparti (Component Developer, Service Provider, Cloud Service Broker, Telco, System Integrator, Consultant), ‘mappandovi’ il posizionamento di diversi operatori attivi sul mercato italiano. Ne è emerso che uno dei player più completi è HP, presente in cinque dei sei comparti (è assente solo dal comparto Telco), tema di cui abbiamo parlato con Lorenzo Gonzales, Innovation Senior Consultant di HP Italiana: “È vero, nel cloud operiamo su molti fronti: nello sviluppo dei componenti hardware e software di base, nei servizi public o virtual private, nel supporto alla costruzione di private cloud dei clienti, nella consulenza e system integration a supporto di ogni tipo di progetto”. La coesione di tutte queste linee di sviluppo, continua Gonzales, “è assicurata dalla strategia HP Converged Cloud, recentemente rafforzata con nuovi annunci dal Ceo Meg Whitman e basata un’unica architettura che combina cloud privati, gestiti e pubblici nonché l’It tradizionale in un approccio hybrid, con componenti tutte basate su tecnologie comuni o comunque convergenti: per noi è fondamentale mettere insieme componenti che possano già interagire, perché integrare a posteriori è molto complicato”. Secondo HP quindi “il cliente deve poter scegliere tra vari sistemi operativi, hypervisor, servizi cloud e cloud provider, e ciò si ottiene se i componenti dell’offerta sono in grado di interoperare, cioè se interagiscono tramite standard, mentre per il resto si possono fortemente differenziare: un esempio è Project Moonshot, il programma HP per la condivisione di risorse di elaborazione, storage, networking, management, raffreddamento ed energia nei data center studiato per ottenere forti riduzioni nei consumi di energia e spazio” [Project Moonshot si appoggia alle tecnologie HP Converged Infrastructure per consentire la condivisione di risorse – storage, networking, gestione, energia e raffreddamento – tra migliaia di server; il programma consente di definire e avviare un percorso verso il cloud computing a ‘basso consumo’, per garantire le risorse alle nuove applicazioni web in ambienti di larga scala – ndr]. In sintesi, quindi, un modello d’offerta molto complesso, ovviamente in evoluzione: “Per supportarlo al meglio stiamo definendo una struttura organizzativa ad hoc, su cui per ora non posso dare dettagli”.
Esaminando i progetti cloud intrapresi finora sul mercato emergono due principali approcci: uno impegnativo verso il private cloud da parte delle grandi aziende, e uno con numeri molto bassi, più interessato al public cloud e a ritorni immediati, delle piccole e medie aziende. “Nelle grandi imprese c’è in genere una chiara visione di dove andare e una struttura It interna cruciale nell’indirizzare il cammino per arrivarci, attraverso consolidamenti, virtualizzazioni, automazioni, con la capacità alla fine di integrare nel private cloud anche servizi public e It tradizionale in un approccio ‘ibrido’ – osserva Gonzales -. Nelle medie aziende invece abbiamo comportamenti molto diversi, legati anche al settore, mentre le piccole spesso non hanno una struttura interna It, né la capacità di gestire servizi IaaS indifferenziati”. In Italia, continua Gonzales, il cloud andrebbe utilizzato per favorire la digitalizzazione del tessuto industriale delle piccole aziende “con iniziative simili a quella di HP con Gs1 in Canada (Gs1 è un ente internazionale no profit che definisce a livello mondiale gli standard per lo scambio di dati nelle supply chain, ndr), dove abbiamo definito un servizio in cloud per il richiamo di prodotti difettosi nell’alimentare che consente di ridurre i tempi di tracciamento da 25 giorni a 4 ore: nei settori ‘made in Italy’ c’è ampio spazio per sfruttare il cloud per servizi del genere, in grado di andare incontro alle esigenze di competitività e compliance di interi settori o distretti”.

Daniele Lazzarin

Giornalista

Ingegnere gestionale (Politecnico di Milano) e giornalista professionista dal 1999. Scrivo di progetti di digitalizzazione nelle aziende e business application.

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