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Cloud, social media, context aware e information computing: l’alba dell’azienda digitale

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Cloud, social media, context aware e information computing: l’alba dell’azienda digitale

12 Lug 2011

di Rinaldo Marcandalli

Quattro trend, ciascuno dei quali ha uno svilluppo abbastanza prevedibile linearmente, la cui combinazione può avere un effetto dirompente sull’azienda contribuendo a modificare radicalmente la relazione tra It e business, dove il fatturato può essere addirittura “guidato dall’It”. Peter Sondegaard (nella foto), senior vice president e capo della ricerca worldwide di Gartner, spiega perché.

Gartner sta studiando l’effetto combinato di quattro trend strategici (cloud, intelligence sull’informazione, social media, context aware computing) sul bilanciamento tra costi e crescita, innovazione e rischio. Peter Sondergaard, senior vice president e capo della ricerca worldwide di Gartner, fa capire come se ciascun trend è abbastanza linearmente prevedibile, assieme “diventino trasformativi, formando la 'tempesta perfetta'. Con impatti diretti sul fatturato e sulla stessa relazione dell’It con il business che ha fin qui retto gli equilibri aziendali. Sondergaard “vede” un’azienda sempre più digitale e una riorganizzazione dell’It in Business Technology.
Il top manager Gartner parte dal racconto del caso concreto di un’azienda che nella tecnologia “dietro l’angolo” ha visto un diretto potenziale di business, per spiegare come Gartner vede il passaggio dell’It in Business Technology. L’azienda è Tokio Marine & Fire, assicurazione giapponese con 200 anni di storia; la società ha lanciato otto mesi fa un’applicazione specifica per il gioco del golf, in particolare per gestire/assicurare il “rischio di far buca in un colpo”. L’applicazione, in sostanza, “ascolta” i social media, integra tutte le informazioni inerenti il “cliente golfista” in un’architettura informativa cloud based e ogni volta che questi si avvicina a un club di golf, l’applicazione invia al suo cellulare l’assicurazione “buca in un colpo” a 30 yen, un’inezia [si tratta in realtà di un “rischio” positivo: essendo molto difficile “fare buca in un colpo” viene premiato chi ci riesce ndr]. In sei mesi l’applicazione si è ripagata e forma ora la base di una nuova line of business di Tokio Marine & Fire, che si appresta a lanciare un’assicurazione viaggi globale al cellulare di chi si avvicina a un aeroporto (escluso chi vi lavora).
Partendo da questo esempio, Sondegaard sostiene che “l’utilizzo combinato dei quattro trend contribuirà ad aumentare in modo tangibile il fatturato delle aziende nei prossimi 3-5 anni, innovando prodotti/servizi per iniziative di business che coinvolgeranno i consumatori finali o altre aziende”. L’executive management aziendale si attenderà quindi di sfruttare le tecnologie It per far crescere il business mantenendo a livelli accettabili il rischio d’impresa, con l’aspettativa, sostiene Sondegaard, addirittura di “fatturato guidato dall’It (It-led)”.
Bella sfida per i Cio bloccati sui costi per l’efficienza e la produttività interna dell’It stesso; Sondergaard dà loro “sei mesi per innovare le pratiche di business dell’organizzazione It in modo da focalizzarsi  dal ‘do more with less’ al generare fatturato; e tre anni perché la loro prima metrica di successo, in un’azienda sempre più digitale, sia il contributo alla crescita del fatturato aziendale”. Concetti applicabili non solo al mondo aziendale, ma anche alla pubblica amministrazione in modo da “alzare il livello di servizio e di user experience degli  utenti nei vari settori e, primus inter pares, del cliente finale del servizio pubblico” sostiene Sondegaard. “Tutti noi dobbiamo riuscire a intravedere un percorso tra cosa siamo oggi e cosa dobbiamo diventare”, osserva Sondergard suggerendo una tavola From-Change-To, in cui la colonna centrale, Change è “creativa”.


Figura 1 – Mappa ideata da Gartner per identificare i percorsi atti a trasformare l’It in una “macchina revenue intensive”
(cliccare sull'immagine per visualizzarla correttamente)
Fonte: Gartner

Ad ogni livello (struttura organizzativa, infrastruttura tecnica, processi e mentalità) deve individuarsi “il cambiamento chiave” (cosa si vuole faccia l’It, cosa ci si aspetta dal business) che trasformi l’organizzazione It in una macchina “revenue intensive”. 
Cruciale il cambiamento di mentalità del Cio verso il business management¨che riporti al Cfo o al Coo, il suo successo oggi è probabile si misuri sul rapporto costo It/fatturato, “obiettivo incompatibile con la nuova normalità It”, sostiene Sondegaard, che afferma: “Serve un colloquio chiarificatore con il c-level su mindset, obiettivi e metriche che misurino il fatturato It driven”.

Estrarre valore dalle informazioni e spingere il fatturato aziendale
La nuova normalità per il Cio è governare una doppia sfida: estrarre valore dagli investimenti It e spingere fatturato e redditività aziendale. Il cloud computing supporta questa trasformazione. Ottimizzare attraverso il cloud l’infrastruttura (Iaas) e la piattaforma (Paas) è un investimento lineare che indirizza però solo la prima sfida, soprattutto se ci si muove sul vecchio paradigma di ridurre costi It su fatturato. Occorre invece indirizzare anche la seconda: infrastruttura e piattaforma devono indurre fatturato con servizi avanzati e nuovi guadagni per l’azienda. Si deve puntare a una “stratificazione per gradi che giustifichi fatturato” (revenue intensive paced layering la chiama Sondergard), che decida volta per volta cosa trasferire nel cloud. È questo l’approccio strategico necessario: “C’è ormai una torma di implementazioni opportunistiche, specie in area Saas, – sottolinea l’analista – che però consentono di trasferire nel cloud solo processi strettamente mirati. L’approccio strategico è invece muovere il grosso dell’architettura atta a supportare tutti i processi candidabili ‘as a service’ e decidere poi quando e cosa mettere nel cloud in modo graduale, giustificando ogni passo con un aumento di fatturato”.


Figura 2 – Approccio al cloud computing delineato da Gartner
(cliccare sull'immagine per visualizzarla correttamente)
Fonte: Gartner

Il paced layering muove un processo verso il cloud con velocità diverse che dipendono dalle componenti dello strato “as a service” in gioco. È un’aggressiva ma controllata “creative distruction”, che parte dai sistemi che gestiscono processi innovativi per essere poi essere applicata ai sistemi core, sui quali possono essere effettuate temporanee attività per ridurre i gap.

L’esplosione dell’informazione
Il mondo diventa mobile, il video mainstream, driver la user experience: “Il video associato all’applicazione scaricata sul cellulare detta uno standard de facto attraverso il quale nel sistema informativo aziendale dilaga informazione da integrare: dati non strutturati, formati multimediali (testo, audio o video), fonte di conoscenza e potere”, sottolinea l’analista per descrivere la forza dirompente di questo trend strategico. “Nelle ultime elezioni in Uk – dice Sondergard – un ‘aiutino’ determinante per i vincitori è stato un piccolo software che ha confrontato dichiarazioni e contraddizioni di vari uomini politici sull’arco di 12 mesi”.
In ogni caso, per gestire la “Information big picture”, al di là di BI, Analytics, Pattern Discovery e Industry Intelligence (figura 3), il big bang dell’informazione richiede un software che abiliti una strategia olistica, che estragga informazione anche dal social software esterno o interno (Twitter, Facebook, LinkedIn), la integri nei sistemi dei processi aziendali, la modelli in modo che porti informazioni utili a iniziative di business. “Molti vendor vi intravedono sostanziali opportunità di fatturato. Si punta all’azienda che predice eventi in avvicinamento e individua deviazioni da pattern con valenza di opportunità (Pattern Based Strategy)”, sostiene Sondegaard.


Figura 3 – Information big picture: il big bang dell’informazione richiede un software che abiliti una strategia olistica
(cliccare sull'immagine per visualizzarla correttamente)
Fonte: Gartner

Il social media strategico al business
Ci si mette su Twitter o su Facebook perché ci si vuol fare notare e socializzare. Il social media come estensione di una strategia marketing o di brand awareness è “lineare”. Ma importare “comportamenti e autoritratti” di origine consumer nelle architetture che governano l’azienda è di per sé più che lineare: catturare nel proprio Sap, allo scopo ridisegnato, la partecipazione spontanea, che invogli la gente a ritrovarvisi in modo collaborativo è trasformativo. Verranno dunque ridisegnati gli Erp, oltre che per i formati video, per una comunicazione a due vie. E il passo successivo sarà la “gamification” dell’architettura It stessa.

Context aware computing
A un mondo mobile serve un’architettura software che sfrutti la “location” dell’utente e ne “preveda” il comportamento, grazie al connubio tra ascolto del social media e big picture informativa. Conoscere i desideri del consumer genera una nuova user experience per chi usa il cellulare (e per chi vende prodotti online). “Non è lontano il giorno dello shopping in cui si impostano i criteri di  acquisto nell’iPhone e si va dritti all’oggetto voluto o a quello che più gli si avvicina”, dice l’analista.  Amazon è cresciuta del 20% contro il 2% del mercato nel 3Q11 con un’applicazione che fotografa l’oggetto del desiderio e in tre secondi fa un’offerta alternativa (spedizione gratis, previo abbonamento annuo di 70 dollari). I distributori combineranno “context aware” e “ascolto social media” per inviare offerte, si spera gradite, ai cellulari “in zona”. In ogni industria, le aziende si doteranno di un’architettura sopra l’ambiente mobile per cogliere analoghe opportunità.

L’azienda digitale si annida nell’It
In questa svolta sono decisive per il Cio più strette partnership al tavolo del c-level che, comunque, per la trasformazione indotta dai quattro trend combinati, vorrà controllare l’azienda digitale, sempre più annidata nell’It: “Senza partnership, il Cio non manterrà tutte le responsabilità che ha oggi”, dice Sondergard. È l’avvento della Business Technology di cui Forrester parla da tempo.

Rinaldo Marcandalli
Giornalista

Consulente aziendale e giornalista. 40+ anni di esperienza nello sviluppo software, laboratorio IBM e field, nelle telecomunicazioni prima e poi nelle applicazioni e nel governo del Dipartimento It. Esperienze sul campo in settori bancario, in particolare interbancario, assicurativo e pubblica amministrazione. Da 20+ anni segue prima da consulente e poi come giornalista l’evoluzione dei processi nei settori e da 10+ anni la loro trasformazione progressiva al digitale, specializzandosi nello studio della riorganizzazione agile, digitale e smart delle Aziende.

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