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Gartner CIO Agenda 2011: opportunità e sfide nell’It per le aziende italiane

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Gartner CIO Agenda 2011: opportunità e sfide nell’It per le aziende italiane

23 Giu 2011

di Rinaldo Marcandalli

Le nostre imprese mettono fuori la testa dopo il periodo di crisi più acuta. Dal Gartner Italian Event, Regina Casonato, managing Vp e country leader di Gartner Italia, animatrice della giornata dedicata a “Cloud, social computing e non solo”, lancia una ventata di (cauto) ottimismo su come i dipartimenti It riusciranno a interpretare al meglio la “nuova normalità”. Perché l’It in Italia è stato in grado di sostenere il “do more with less”, ed è obiettivamente uscito più forte.

Nella “Cio Agenda 2011”, la ricerca annuale di Gartner condotta ormai fra 4.000 Cio mondiali (nutrita anche la rappresentanza italiana) la domanda centrale è stata: “Ci si aspetta che in questa ripresa l’organizzazione It tornerà com’era prima”. Lo ritiene più o meno probabile solo il 36% dei Cio, improbabile ben il 50% (con un 23% del totale che dice “estremamente” improbabile). Ci si dovrà trasformare: ovvio, se il budget non cresce, non rimane che una “creative distruction”, come la chiama Gartner, in cui fare interventi infrastrutturali per diventare più efficienti, supportare più agilmente iniziative di business, diventare impresa digitale che genera business attraverso canali digitali e Internet.
Ma davanti a queste necessità ci si chiede se il budget It 2011 cresca o meno. Essenzialmente sembrerebbe proprio di no. “Le aziende operano sì in un contesto fatto di crescita attesa dei Pil 2011, ma questa avviene tra incertezze e volatilità maggiori che in passato”, commenta Regina Casonato, managing Vp e country leader di Gartner Italia durante il Gartner Italian Event. “Tutto ciò richiede iniziative business anche strategiche che l’It deve poter supportare 'al volo' perché l’azienda colga opportunità e schivi rischi non appena 'appaiano sul radar'. E anche con velocità di reazione diverse a seconda dello scacchiere, Emea piuttosto che Latino Americano”.
Rispetto all’1,7% Emea, l’Italia vede una crescita dei budget It pari all’1,3%: sarà la maggioranza di aziende Pmi, saranno i ritardi negli investimenti infrastrutturali, il ritorno in Italia ai budget It dei livelli pre crisi si allunga da noi più che altrove. “In Italia – spiega Casonato -, ci stiamo riorganizzando dopo il vincolo della sola forte attenzione ai costi degli anni 2009-2010. Nel 2011 la prospettiva è di crescita, con attenzione non più solo all’efficienza dei processi It ma alle iniziative di supporto diretto per creare opportunità al business, ferma restando l’attenzione ai costi. Il messaggio positivo è che il ruolo dell’It è adesso più forte, perché ha dimostrato di rispondere e gestire anche i tagli di budget”.
I Cio italiani sono addirittura più ottimisti rispetto ai Cio degli altri 29 Paesi Emea (un 51% di loro si aspetta un budget, rispetto a quello generale aziendale, in crescita, contro il 41% dei Cio degli altri 29 Paesi). Ma il succo è che, per il 2011, saranno ancora a zero budget tutti i progetti che “sfruttino i margini di intervento It per migliorare la produttività aziendale”.

Il Cio italiano deve sterzare…
Particolarmente convincente ci sembra una fotografia del Cio italiano che l’analista Casonato fa emergere dallo studio “Cio agenda 2011”: per puro confronto con i Cio degli altri 29 Paesi Emea, i numeri dicono che al Cio italiano serve una “più pronunciata” sterzata dalla mentalità di supporto alla mentalità di leader (figura 1).


Figura 1 – The IT Enviroment in Italy
(cliccare sull'immagine per visualizzarla correttamente)

La domanda posta ai Cio è semplice: “Come vedi il tuo ruolo nella tua azienda?”. Le prime quattro risposte mostrano una maggior consapevolezza dei Cio italiani di lavorar bene sul fronte dell’efficienza e del supporto al business; ma le altre dicono che hanno una minor percezione di un loro ruolo chiave nel definire il business. Una “aggravante” è che ritengono più degli altri di avere gli skill giusti. Invece, dice Casonato. “il loro ruolo deve spostarsi sempre di più dal supporto alla leadership” e “conditio sine qua non” è proprio disporre di “nuovi talenti”, resistendo alla tentazione di “esternalizzarli”, se si lavora a stretto contatto con il business.
“E in Italia investiamo troppo poco in produttività del personale”, aggiunge l’analista. “Una misura indicativa viene dalla spesa del software per dipendente che ci vede nel gruppo che spende 100-150 dollari, contro Uk, Svizzera e Finlandia che spendono, invece, 350-450 dollari”.
Andando ad analizzare chi e come spende in It, dallo studio Gartner emerge al primo posta la  Pubblica Amministrazione (5,2%), seguita dal segmento Banking (4,3%), Comunicazione e multimediali (2,5%) e Manifatturiero (2,5%). “Decisivo per l’ammodernamento del nostro paese sarà il ruolo di leadership che l’It potrà giocare nelle iniziative del business nel contesto di ripresa volatile”, commenta Casonato.
E cosa dice il forecast 2012 per hardware, software, servizi e telecomunicazioni? C’è una complessiva crescita del 2,2% in Italia contro un 2,9% in Ue; e addirittura un 2,09% nelle telecomunicazioni italiane contro una media Ue di 1,65%. Pur con scelte strategiche di spesa a zero budget, ci accingeremo finalmente a recuperare qualcosa (nel frattempo, vedi i dati Assinform, le rilevazioni 2010 e le prime indicazioni 2011 non promettono granché…)?
Per le priorità di spesa dei Cio in Italia e in Europa tornano note dolenti, e l’invito a una qualche “riflessione o sterzata” mentale. Puntare alla crescita dell’impresa, ridurre i costi  aziendali (non necessariamente It), attrarre e trattenere nuovi clienti sono, nell’ordine, le prime tre, abbastanza ovvie, priorità Ue. Consolidare le operazioni di business (efficienza It), puntare alla crescita dell’impresa e migliorare i processi di business sono la scaletta degli italiani. “Vediamo i Cio Ue schierati più sul migliorare il prodotto aziendale e il rapporto con i clienti; i nostri Cio ancora prioritariamente sul migliorare i processi. Per crescere dobbiamo anzitutto migliorare il prodotto/servizio al cliente, che lo attira e lo trattiene”, osserva Casonato.

Dalle strategie alle tecnologie e non viceversa
Regina Casonato articola un messaggio forte: “Constato che nell’agenda dei Cio Ue c’è una strategia di cloud, in quella degli italiani, sostanzialmente no. I nostri Cio dovranno capire e sviluppare nel 2011 –  non c’è altro tempo – non solo i tre strati di tecnologie cloud ma come e dove applicarli per trarne vantaggio”.
E non si ferma: “Ai fornitori presenti  in sala, dico che noi italiani ascoltiamo troppo i (grandi) vendor: il tempo speso dai Cio con i fornitori di tecnologie è superiore a quello dei Cio Ue, a scapito del business, del board e della propria organizzazione. Pur attori importanti, non sono i grandi vendor che possono definire la nostra strategia: è il Cio che deve fare il salto di qualità di definire la strategia aziendale di cloud e social computing e da questa scegliere le tecnologie, se vuole veramente sedere al tavolo delle decisioni per far crescere il business”.
Un riscontro ancora dalla ricerca; focalizzandosi sul dipartimento It le prime priorità dei Cio sono: sviluppare e gestire un’infrastruttura flessibile, ridurre il costo dell’It e consolidare le operazioni e le risorse It, ma nell’ordine 1, 2, 3 per i Cio Ue, contro il 3, 1, 2 dei Cio Italiani.
Gli investimenti cloud italiani sono ai blocchi di partenza: priorità al private cloud, 17% in fase di implementazione, 25% pianifica l’implementazione a 12 mesi, il resto “valuta”. Quanto ai “social network user”, oltre il 90% è agganciato solo in fase “post vendita” con tutta una serie di attività It di supporto.
Ma per Gartner “entro il 2015 esploderanno le attività It di pre-vendita: le aziende 'influenzeranno' il 50% delle vendite web attraverso applicazioni su portatili e di social presence”.   
Se c’è dunque un messaggio chiave dell'evento Gartner 2011 al Cio italiano è: non regredire dall’attuale posizione di “risk-reward” verso un “run the business”, ma puntare al “transform the business” con alto reward e pari rischio o addirittura al “grow the business” che alza naturalmente anche il rischio.
L’It lo può fare, ma serve la consapevolezza sulle opportunità costituite da quattro shift tecnologici. che illustreremo in un prossimo articolo dove la parola passerà a Peter Sondergaard, senior Vp, capo delle Ricerca Gartner worlwide.

Rinaldo Marcandalli
Giornalista

Consulente aziendale e giornalista. 40+ anni di esperienza nello sviluppo software, laboratorio IBM e field, nelle telecomunicazioni prima e poi nelle applicazioni e nel governo del Dipartimento It. Esperienze sul campo in settori bancario, in particolare interbancario, assicurativo e pubblica amministrazione. Da 20+ anni segue prima da consulente e poi come giornalista l’evoluzione dei processi nei settori e da 10+ anni la loro trasformazione progressiva al digitale, specializzandosi nello studio della riorganizzazione agile, digitale e smart delle Aziende.

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