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Sfruttare la microgravità per trattare materiali: si può e senza astronauti



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Nel mezzo del deserto dello Utah è rientrata intatta dallo spazio la capsula per testare un farmaco HIV e scoprire se può essere pensabile la sua produzione autonoma, senza esseri umani a bordo. Si attende l’esito del test, ma il settore sogna un inedito scenario di business e nuove opportunità anche per i governi

Pubblicato il 27 mar 2024

Marta Abba'

Giornalista



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Senza osare in alcun modo negare le capacità uniche dell’essere umano, anche quando proiettato nello spazio, ci sono esigenze concrete a cui rispondere che rendono insostenibile il suo impiego sempre, comunque e dovunque. Accade quindi che si decida di provare a capire se la tecnologia possa sostituire l’uomo, almeno in parte, dando una mano a chi deve far tornare i conti.

Questa è la ragione per cui il successo del rientro della capsula di Varda Space ha reso felice tutto il settore. La missione aveva come obiettivo principale il comprendere se fosse possibile produrre materiali nello spazio in assenza di astronauti.

Andata e ritorno, con fiale da testare

Lanciata con la missione Transporter-8 di SpaceX a giugno 2023, la capsula è rientrata con un atterraggio terrestre tramite paracadute che ha semplificato le operazioni di recupero rispetto all’opzione “oceanica”. Lo ha fatto il 21 febbraio 2024 scorso, con un ritardo inizialmente non programmato ma nemmeno “scocciante”, come invece si potrebbe pensare. La missione sarebbe infatti stata volutamente prolungata mentre era già in corso, per condurre prove e test più a lungo, constatando di poter contare sulla buona tenuta dei sistemi, Varda Space e dei suoi partner.

Il merito del successo del lancio di questo “oggetto” spaziale di circa 90 cm di diametro e con massa inferiore ai 90 kg, è dovuto infatti anche al contributo di altre aziende. Il più significativo in termini di tecnologie spaziali è stato quello di Rocker Lab. Fondamentale, in primis, il suo bus satellitare Photon ma importanti per andare e tornare dallo spazio anche molti altri componenti forniti, a partire da pannelli solari, ruote di reazione, propulsore, software di volo, tracker stellari, oltre a vari strumenti di comunicazione, più che mai preziosi data la distanza dell’oggetto da tutti coloro che ci stavano lavorando. All’azienda neozelandese-statunitense è stato commissionato anche un dispenser per fiale, poi inserito nella capsula. Un “accessorio” chiave per una missione che ruotava attorno alla possibilità di produrre nello spazio il Ritonavir.

Questo farmaco agisce come inibitore della proteasi e solitamente viene utilizzato per il trattamento di chi ha contratto un’infezione da HIV. L’obiettivo era quello di capire se fosse possibile lavorare una sostanza nello spazio in assenza di astronauti e si è partiti proprio dal Ritonavir per tornare sulla Terra con una prima risposta sperimentale. Una risposta che deve ancora giungere: l’atterraggio di successo festeggiato dalla community della space economy è infatti “solo” la condizione necessaria e sufficiente per poter analizzare le fiale a Terra. Lo farà lmproved Pharma, mentre del resto della capsula se ne occuperà Varda Space a Los Angeles, attraverso accurate ispezioni post-volo.

Un successo da replicare, utile anche alla NASA

L’aver lanciato nello spazio e fatto tornare a terra “sana e salva” la navicella autosufficiente della serie W di Varda Space, appositamente finalizzata a testare le opportunità di lavorazione in microgravità dei materiali, rappresenta un successo importante non solo per il settore spaziale. Si tratta di aver reso fattibile il primo di una serie di test che potrebbe validare la produzione in orbita, sfruttando le condizioni particolari di gravità nello spazio.

Un nuovo scenario sperato da alcuni, inaspettato per altri, ma che permette a tutti “sognare”. E le idee non mancano: c’è chi, per esempio, starebbe pensando di sfruttare questa “capsula automoma” per creare nuove forme cristalline più semplici da produrre o con effetti differenti.

Il buon esito della missione regala nuove prospettive anche per quanto riguarda il volo umano. Vanda Space spiega infatti che il successo del rientro può essere di ispirazione anche nell’ambito dei lanci con astronauta a bordo. I dati tecnici dell’impresa saranno anche condivisi con NASA e Aeronautica Militare Statunitense perché ne facciamo tesoro.

Forte del risultato raggiunto, Varda ha poi già ordinato quattro navicelle a Rocket Lab, dedicate alle sue prossime missioni di trattamento dei materiali nello spazio. Sta pianificando una seconda missione con l’idea di arrivare a realizzarne una al mese entro il 2026, per rispondere alle esigenze del mercato e a quelle governative.

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