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Rapporto Assinform: il rilancio dalla nuova Ict

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Rapporto Assinform: il rilancio dalla nuova Ict

17 Lug 2014

di Elisabetta Bevilacqua

Sono cresciute nel 2013 le componenti più innovative del mercato: web, cloud, servizi mobili, pagamenti elettronici, e-commerce, sicurezza, Internet of Things, integrazione in rete, per un volume di circa 13 miliardi di euro. Questo andamento si accentuerà nel 2014, secondo le stime, con un effetto di accelerazione sull’intera economia e porterà il mercato Ict ad una lieve crescita di 0,6% entro l’anno. Ma essenziale per vincere la sfida non sono solo maggiori investimenti in Ict ma la diffusione di una cultura digitale nel Paese

FIRENZE – Alla presenza della terna designata dal Governo per il futuro digitale (Alessandra Poggiani, Stefano Quintarelli e Paolo Barberis), a Firenze, in un Salone dei 500 gremito, è andata in scena l’annuale presentazione del rapporto Assinform. Nell’illustrare i dati, raccogliamo l’invito di Giancarlo Capitani, amministratore di NetConsulting che ha curato l’analisi, e di Agostino Santoni, presidente di Assinform, della necessità di fornirne una visione disaggregata.

In una fase di grande cambiamento per il Paese, dove le novità della tecnologia giocano un ruolo da protagoniste, all’andamento globalmente negativo del mercato Ict nel 2013 (-4,4%) concorrono infatti risultati eccezionalmente positivi, come il +32% del cloud, il +18% dell’e-commerce, il +12% dell’Internet of Things, il 225% del mobile commerce, se pur da una base di partenza modesta. Mentre continua a decrescere l’Ict tradizionale. Si tratta di segnali destinati, secondo le stime, ad accentuarsi nell’anno in corso e in quelli successivi.

Figura 1. Winners and Loser Fonte: Assinform/NetConsulting, Marzo 2014

E’ il caso del IoT che attualmente cresce per mercati verticali ma potrebbe esplodere, secondo Capitani, quando le varie aree applicative verranno integrate, ad esempio nelle Smart City.
Il cloud esprime un mercato ancora nascente (poco più di 750 milioni nel 2013), ma in forte crescita, come le applicazioni connesse alla raccolta e analisi dati, necessarie per poter gestire i volumi crescenti previsti soprattutto per la componente destrutturata. Questo scenario lancia molteplici sfide alle imprese, alla Pa e alla cultura del Paese nel suo complesso, ma anche al mondo dell’offerta. Come ha sottolineato Santoni, la diffusione del cloud comporta una rivisitazione completa del modello di business dell’offerta e la necessità di nuove competenze per passare da un modello di prodotto a uno di servizio. Sfida che investe anche le imprese utenti dell’Ict. Il tema della diffusione di cultura digitale nel Paese è stato affrontato nelle tavole rotonde seguite alla presentazione del Rapporto. Riportiamo di seguito alcune considerazioni che hanno individuato atteggiamenti in grado di rallentare la diffusione della digitalizzazione, nonchè suggerimenti su come stimolare la cultura digitale quale importante driver di crescita.

“L’enfatizzazione da parte dei media soprattutto degli elementi negativi che caratterizzano il fenomeno Internet è uno dei problemi principali per la diffusione di una cultura digitale”, ha sottolineato ad esempio Stefano Quintarelli, che ha suggerito di dare maggiore visibilità alle startup che offrono un modello positivo della nuova cultura digitale.

Figura 2. L'Italia digitale (2013) Fonte: Assinform/NetConsulting, Marzo 2014

“Il rinascimento digitale per l’Italia potrà venire dalla nascita di nuove imprese che possono trovare un terreno fertile dalla combinazione fra ricerca universitaria, capitale di rischio e cultura digitale diffusa”, ha confermato Stefano Venturi, Ceo di Hp Italia. Mentre Alessandro Sordi, co-founder dell’acceleratore Nana Bianca ha ricordato: “Oggi startup e acceleratori rappresentano i centri di ricerca esterni alle aziende italiane, anche per le Pmi”. Un’opportunità dunque per superare una delle principali cause dello scarso sviluppo delle piccole imprese italiane.

E’ dunque necessario superare il gap di investimenti Ict (4,9% in rapporto al Pil) rispetto alla media europea del 6,6%; ma non basta.“Se il miglior modo di disegnare il futuro è crearlo, ora è il momento di impegnarsi investendo sull’innovazione a tutto campo per cambiare il Paese, ma non per puntare a rientrare nella media ma ad essere i migliori”, è la sfida lanciata da Santoni.

Elisabetta Bevilacqua
Giornalista

Sono attiva dal 1989 nel giornalismo hi-tech, dopo esperienze in uffici studi di grandi gruppi e di formazione nel settore dell’informatica e, più recentemente, di supporto alle startup. Collaboro dal 1995 con ZeroUno e attualmente mi occupo soprattutto di trasformazione digitale e Industry 4.0, open innovation e collaborazione fra imprese e startup, smart city, sicurezza informatica, nuove competenze.

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