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Internet of Things: l’importanza di essere pronti

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Internet of Things: l’importanza di essere pronti

15 Apr 2014

di Nicoletta Boldrini

Potenzialità quasi senza confini, in tutti i settori di mercato. È ciò che ‘promette’ l’Internet of Things (IoT) non senza preoccupazioni da parte dei Cio e degli It manager i quali, consapevoli delle opportunità e del valore di business generabili dai dati prodotti e scambiati dalle miriadi di oggetti interconnessi, riconoscono anche l’inadeguatezza degli strumenti tecnologici ‘tradizionali’ e la necessità di un intervento massivo sul piano infrastrutturale e architetturale. Una trasformazione che implica poi anche nuove focalizzazioni di carattere organizzativo e sulle competenze. Sono i temi affrontati nel corso di un recente Executive Cocktail organizzato da ZeroUno in partnership con Colt.

L'introduzione di nuove tecnologie digitali e fenomeni maturi, come la mobility e il cloud, o in fortissima crescita come l’Internet of Things, favoriscono l'innovazione grazie alle innumerevoli opportunità che si aprono sul fronte della raccolta e consumo delle informazioni su cui costruire nuove strategie di competitività aziendale. La grande sfida per i Cio nei prossimi anni sarà quella di cavalcare e gestire il fenomeno, selezionando e realizzando un’infrastruttura Ict capace di archiviare ed elaborare la grande mole di dati originata da un numero sempre maggiore di dispositivi in rete e offrendo alle line of business la possibilità di fruirne ‘on demand’ per definire e attuare le opportune strategie. Abbiamo analizzato e discusso ampiamente del tema, delle opportunità legate al fenomeno IoT nonché delle criticità e delle problematiche da affrontare sul piano tecnologico e organizzativo Ict, nel corso di un recente Executive Cocktail dal titolo Internet of Things: verso nuovi scenari di business e innovazione di prodotto e servizio.

 

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Un titolo che racchiude le enormi potenzialità legate a questo trend tecnologico evolutivo: “Stiamo parlando di un fenomeno che connota chiaramente il concetto di digitalizzazione della società. Attraverso la sempre maggiore diffusione di device connessi, di fatto si stanno delineando per le aziende nuove opportunità digitali che derivano dall’enorme mole di dati disponibili con ricadute, per esempio, sul piano dell’ottimizzazione, pensiamo all’efficientamento energetico, ma anche dell’innovazione di prodotto e servizio che deriva dalla comprensione dei dati che tali oggetti rendono disponibili”, esordisce Stefano Uberti Foppa, Direttore di ZeroUno.         

Stefano Uberti Foppa, Direttore di ZeroUno

“È vero che le porte che si aprono sul piano dell’ottimizzazione dei processi e dei risparmi sono innumerevoli (gestione logistica e di magazzino, energy management, gestione della produzione, monitoring dei trasporti e della distribuzione, ecc.), ma non dobbiamo pensare all’IoT solo come opportunità di efficientamento. Il vero valore dell’IoT “- interviene Annamaria di Ruscio, Partner e Direttore Generale di NetConsulting

risiede proprio nei servizi e nei nuovi prodotti che può abilitare e questo vale per tutti i settori industriali: servizi all’utente personalizzati e in real-time nel mondo Retail; nuovi prodotti e servizi al paziente e alle farmacie nel settore Pharma; monitoraggio ambientale, prevenzione disastri, gestione emergenza, wereable device anche con geolocalizzazione e augmented reality nei settori di Agricoltura e Ambiente; connected car, entertainement, guida automatica, servizi di assistenza nell’Automotive; risk management, sviluppo eHealth e telemedicina, wellness, tracciatura di farmaci e apparecchiature per l’Healthcare e la Sanità… solo per fare alcuni esempi, ma lo spazio di innovazione è veramente privo di confini”.

L’IoT nelle realtà aziendali

La testimonianza delle potenzialità legate al mondo IoT, e del fatto che si stia parlando di un trend già in corso, arriva da Alessio Dalconi, It Manager di Allianz Global Assistance, che parla del sistema ‘Sesto senso’ [sistema di controllo satellitare dell’auto dal quale deriva una serie di servizi di assistenza in caso di guasti, furto, incidente stradale, malori, ecc. – ndr] come di un “sistema maturo in grado persino di salvare la vita delle persone”.

Importanti gli impatti sul mondo bancario: “Si sta iniziano a parlare di ‘banca virtuale’ con sportelli digitali dove le tecnologie digitali e l’IoT garantiscono ‘esperienze immersive’ grazie per esempio alla realtà aumentata”, interviene di Ruscio. Non stiamo parlando del “semplice” home banking o corporate banking, ma di un radicale cambiamento nella relazione tra cliente e banca e nell’immagine stessa di quest’ultima che abbandona la propria “fisicità” di sedi e filiali.

Annamaria di Ruscio, Partner e Direttore Generale di NetConsulting

“Nelle attività di banking c’è un’esigenza critica – si inserisce Demetrio Migliorati, Head of Enterprise Digital Organization di Banca Mediolanum -, quella cioè di arrivare ad avere informazioni utili sul comportamento degli utenti per ricavare un’efficace profilazione della clientela. Si tratta perciò di avviare processi che non hanno nulla a che vedere con la Banca, ma che servono al business della Banca. Una sfida impegnativa che richiede una cultura approfondita. Nel nostro caso, abbiamo raddoppiato il budget per gli investimenti tecnologici, consapevoli del fatto che per ottenere risultati soddisfacenti (per il business) servono competenze e tecnologie nuove: servono capacità di raccolta dati e di analisi (c’è una fortissima necessità di avere/capire/usare i dati e questo richiede competenze nuove)”.

Concorde con questa visione anche Adriano Marrocco, Ict Manager di Ivm Chemicals, secondo il quale “l’IoT non può rimanere nei ‘confini dell’It’ perché presuppone una conoscenza approfondita di business, ma allo stesso tempo necessita della tecnologia per produrre valore. Si tratta di una dicotomia che una problematica organizzativa e la risposta è una sola: l’organizzazione del Dipartimento It va rivista”.

Si tratta di una questione pluridecennale, dato che il cambio del ruolo del Cio è oggetto di discussione da tempo: “Ciò che è cambiato è che l’impatto di certi fenomeni ha reso ‘urgente’ e non più rimandabile il percorso di trasformazione – interviene Uberti Foppa -. Oggi c’è una forte accelerazione al cambiamento, ma ci sono anche gli strumenti che, se adeguatamente adottati, aiutano ad attuare questo processo evolutivo”.  

“Non dobbiamo mai perdere di vista l’obiettivo business – incalza Carlo Wolter, Cio di Tecnimex -. Noi dell’It dobbiamo capire che capacità abbiamo di prevedere scenari, che competenze abbiamo per controllare i dati, che organizzazione e capacità abbiamo per evitare danni. E non dobbiamo perdere di vista la sicurezza: quanto l’IoT amplificherà i rischi legati al cybercrime? I punti di attenzione sono molteplici e tutti di importanza critica”.

Costruire una information delivery platform

Mimmo Zappi, General Manager Colt Enterprise Services Italy

Secondo Gartner, nel 2009 i dispositivi connessi a Internet erano 2,5 miliardi e di questi in maggioranza smartphone, PC e tablet, ma nel 2020 si arriverà a 30 miliardi dei tipi più diversi.

“Di questi oggetti, oggi 6,9 miliardi sfruttano la tecnologia mobile (nel 2020 saranno quasi 11 miliardi)”, afferma DI Ruscio. In Italia, oltre il 70% del valore del mercato IoT (pari a circa 1,4 miliardi di Euro nel 2013 – dati Assinform-NetConsunting) deriva da soluzioni basate interamente su rete cellulare; nel 2013 sono saliti a 6 milioni gli oggetti interconnessi tramite rete cellulare, con una crescita del 20% rispetto al 2012 e un significativo impatto sulla banda di connessione. “La grande mole di dati generata dall’IoT deve essere in qualche modo ‘trasportata’ attraverso infrastrutture di networking affidabili, performanti e scalabili, altrimenti risulta inutilizzabile”, osserva Mimmo Zappi, General Manager Colt Enterprise Services Italy. “Benché, come per il paradigma del cloud, gli aspetti infrastrutturali risultino basilari e imprescindibili, l’IoT si ‘comporta’ in modo differente e ha un impatto decisamente più critico. Non è un modello di fruizione dell'It, ma una tecnologia che entra a pieno nel Dna delle aziende in quanto strettamente connessa al vero valore per il business: il dato. Diventa quindi indispensabile avere una strategia chiara e definita che tenga conto di più aspetti (connettività, scalabilità, performance, sicurezza, disponibilità…)”. Nei nuovi scenari che si stanno via via delineando, l’It si trasformerà in una sorta di ‘information delivery platform’, ovvero un ambiente che, integrando elementi infrastrutturali (quali connettività e capacità di rete, mobile, cloud, storage e sicurezza, sistemi operativi e database) sarà in grado di abilitare quelle applicazioni di Intelligence e Analytics indispensabili per lo sviluppo del business. “L’IoT non è incorporabile nei sistemi classici tradizionali; l’integrazione va costruita lavorando prima di tutto sulle infrastrutture, predisponendo una sorta di ‘IoT Enablement System’ – aggiunge di Ruscio -, ossia un’architettura a più livelli che tenga conto: 1) della raccolta dei dati ‘sul campo’ (cioè dai dati che transitano attraverso gli oggetti connessi); 2) di un layer infrastrutturale abilitante la componente applicativa e i servizi (l’information delivery platform) basata su cloud, automazione, scalabilità, flessibilità, interoperabilità, raccolta e gestione dati; 3) di una application/service delivery platform grazie alla quale abilitare Business Intelligence, Business Analytics, (Near) Real Time Analytics, Decision Support System, Kpi, nonché la gestione di applicazioni e servizi per il business”.

Nicoletta Boldrini

Giornalista

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