PNRR, opportunità e sfide per le smart city

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PNRR, opportunità e sfide per le smart city

Il convegno “Le città al centro della ripartenza”, organizzato dal tavolo di lavoro su smart city dove confluiscono le analisi sulle città degli Osservatori Internet of Things e Agenda digitale, individua nel PNRR uno degli elementi trainanti per far sì che le città siano protagoniste della ripartenza del Paese. Vi contribuiscono i 10 miliardi di euro di investimenti stimati, suddivisi in diverse aree come rigenerazione urbana, sostenibilità e digitalizzazione dei servizi. Tante sono le opportunità ma anche molti i milestone da raggiungere.

19 Set 2022

di Elisabetta Bevilacqua

Quanto digitale c’è nel PNRR, quali opportunità offre alle smart city, cosa fare e come affinché le città siano davvero motori per ripartenza del Paese? Queste domande sono al centro della ricerca degli Osservatori nell’analizzare le sei missioni verso le quali sono canalizzate le risorse del PNRR (oltre 200 miliardi di euro, come ormai noto).

Dalle prime stime prudenziali, indicate da Luca Gastaldi, Responsabile Scientifico del Tavolo di Lavoro Smart City – Politecnico di Milano e membro della segreteria tecnica della Presidenza del consiglio dei ministri per l’attuazione del PNRR, emerge che le risorse per lo sviluppo delle smart city ammontano a circa 10 miliardi. I finanziamenti sono però condizionati a una serie di milestone che la turbolenta situazione politica rende ancora più problematici da raggiungere.

“Finora le risorse per attuare le smart city sono state modeste ma il quadro per i prossimi anni sta cambiando in modo radicale. Se a questo aggiungiamo che le PA sono proprietarie di piattaforme digitali fondamentali e di una grande quantità di dati, si prospettano tante opportunità anche se difficili da cogliere”, commenta Gastaldi.

Per riuscirci la parola chiave è raccordare: il PNRR con gli altri piani strategici e le relative risorse (ad esempio quelle di Horizon), il centro e i territori, le visioni di breve e di lungo periodo. Bisogna ricordare inoltre che gran parte degli investimenti, non erogati a fondo perduto ma sotto forma di prestiti, devono svolgere il ruolo di attivatore di iniziative. A parte le smart city, il PNRR assegna 66 miliardi di euro ai territori (città, aziende sanitarie, regioni, provincie autonome e città metropolitane) che hanno dunque una grande responsabilità nel gestirle.

I comuni intendono sfruttare l’opportunità PNRR a partire dai dati

Quasi i due terzi dei comuni, da parte loro, secondo la survey dell’Osservatorio, intende sfruttare il PNRR in ottica smart city concentrandosi soprattutto su digitalizzazione, infrastrutture sostenibili e transizione ecologica (vedi figura 1).

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Inserire figura 1

Nell’ambito della trasformazione digitale i dati sono al centro dell’attenzione, come evidenziano alcuni casi presentati al convegno e che potranno trarre impulso dal PNRR.

Il Comune di Firenze è stato uno dei primi a integrare i dati sul territorio e a creare un modello digitale della città anche grazie alle banche dati georeferenziate e informazioni di varia origine (rilievi da terra, droni, smart city, interazione con i cittadini). Ora punta a realizzare un nuovo sistema urbanistico costruito anche stimando le distanze di percorrenza a piedi a 15 minuti per raggiungere asili nido, aree verdi, impianti sportivi e altri servizi essenziali.

Il Comune di Trento vuole diventare una città data driven, grazie a una gestione organizzata dei dati con un ruolo di coordinamento dell’amministrazione verso una molteplicità di attori (partecipate per mobilità e parcheggi, società di sharing…). Sul piano tecnologico mette a disposizione una piattaforma per gestire i dati, in termini di raccolta, rielaborazione, messa a disposizione, e, sul piano organizzativo, ha creato un data team. La visione olistica che superi i data silos è il punto da cui partire per lo sviluppo di progetti verticali.

Il Comune di Milano scommette sulla valorizzazione dei dati, raccolti da sensoristica e servizi, grazie alla urban data platform e alla realizzazione del digital twin, per leggere la città in un modo nuovo superando il modello open data. La piattaforma acquisisce, integra, standardizza e pubblica i dati in tempo reale, in collaborazione con la partecipata Amat, che gestisce anche il progetto di mobility as a service.

Mobility as a service

Tra i finanziamenti della Missione 1 del PNRR, 40 milioni sono destinati alla Mobility as a Service, una nuova modalità di trasporto integrato in sperimentazione nelle città metropolitane. Al momento il progetto, denominato Maas4Italy, prevede tre città pilota (Milano, Roma e Napoli) con la prospettiva di estendere le best practice ad altre sette città.

Milano era partita fin dal 2013 con il piano urbano di mobilità sostenibile che aveva l’obiettivo di ridurre il tasso di motorizzazione e creare alternative al mezzo individuale anche con sviluppo di share mobility. Grazie al PNRR, sta sviluppando un progetto per affrontare queste tematiche e raccogliere i dati necessari per consentire ad attori privati di attuare il mobility as a service. La città punta a creare le opportunità per garantire a ciascuno la scelta del sistema migliore in base alla necessità del momento, in una logica door-to-door. In questo contesto entra in gioco anche la modalità di trasporto aereo (per emergenza, trasporto persone, health, merci) che dovrebbe vedere la luce nel 2026 in occasione delle olimpiadi invernali.

Oltre la Smart city, la smart land

Ben più sostanzioso è il finanziamento previsto dal PNRR (2,5 miliardi, Missione 5, Inclusione) per piani urbanisti integrati e rigenerazione urbana. L’obiettivo è trasformare i territori vulnerabili in contesti smart e sostenibili, anche attraverso la creazione di sinergie fra la pianificazione delle città metropolitane e i piccoli comuni limitrofi.

La smart city diventa dunque, in prospettiva, smart land andando a creare una maggior interazione e portando innovazione anche nei territori che confinano con le città metropolitane. Va in questa direzione l’attività della Provincia di Brescia che sta lavorando in modo coordinato con i piccoli comuni, educando in modo collaborativo il loro personale, svolgendo un ruolo di guida per amministrazioni molto diverse per tipologia territoriale. Proprio per questo può rappresentare un terreno di sperimentazione utile per replicare l’esperienza in altri contesti.

In conclusione, il PNRR, sempre che si riesca a portare avanti con le tempistiche e le modalità previste, aiuterà a ridurre le barriere per lo sviluppo dei progetti smart city. Potrà certamente risolvere la seconda causa di difficoltà, la mancanza di risorse, indicata dal 43% dei comuni (era il 55% nel 2020). Resta tuttavia problematica la mancanza di competenze che resta la prima criticità per il 47% dei comuni, se pur diminuita rispetto al 63% del 2020.

“Ci sono iniziative a supporto della trasformazione digitale, come ad esempio PA digitale 2026 che aiuta i comuni a trovare in un luogo unico tutti i bandi. Ma per le altre missioni?”, si chiede Gastaldi, ricordando che tante sono le opportunità ma tanti anche gli impegni e le scadenze a cui le città devono fare fronte per diventare smart con il supporto del PNRR.

Elisabetta Bevilacqua

Giornalista

Sono attiva dal 1989 nel giornalismo hi-tech, dopo esperienze in uffici studi di grandi gruppi e di formazione nel settore dell’informatica e, più recentemente, di supporto alle startup. Collaboro dal 1995 con ZeroUno e attualmente mi occupo soprattutto di trasformazione digitale e Industry 4.0, open innovation e collaborazione fra imprese e startup, smart city, sicurezza informatica, nuove competenze.

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