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IoT: come sfruttare l’opportunità e rispondere alle sfide

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Attualità

IoT: come sfruttare l’opportunità e rispondere alle sfide

15 Mag 2017

di Valentina Bucci

Per le aziende di tutti i settori – visti gli attuali scenari competitivi, in costante e rapidissima evoluzione – innovare e ridisegnare i propri modelli di business è diventato cruciale. Quali sono i nuovi Kpi attraverso cui le imprese possono misurare la propria capacità di resilienza rispetto a questi scenari? Se è vero che l’IoT è un’opportunità importante, che sfide impone sul piano tecnologico? Se n’è parlato a Parigi all’Aruba Emea Atmosphere ‘17 “The Innovation Edge”.

PARIGI – “Things will never move this slowly again” [Le cose non si muoveranno mai più lentamente – ndr]: con questo messaggio – accompagnato da una serie di esempi di come l’automazione e l’IoT stanno ridisegnando gli scenari del mondo in cui viviamo – David Rowan, Executive Editor, Wired ha aperto a Parigi l’Aruba Emea Atmosphere ‘17 “The Innovation Edge”, inquadrando il tema poi ripreso dagli altri speaker che si sono susseguiti sul palco: l’innovazione digitale, in costante accelerazione, sta imponendo alle aziende tante sfide, e in primis quella di un deciso ripensamento dei propri modelli di business in chiave digitale, pena una rapida e definitiva esclusione da un mercato in continua ridefinizione.

Thomas Meyer, SVP of Research, Idc Europe

Come ha spiegato Thomas Meyer, SVP of Research, Idc Europe: “La velocità con cui cambiano i nomi delle aziende del S&P 500 Index, mostra che oggi essere leader in un settore non garantisce più un successo certo nel futuro”; secondo Mayer è appunto necessario un impegno costante come azienda nell’interpretare il mercato per coglierne le opportunità e proporre innovazione, anche attraverso la ricerca di partner strategici che possano essere un reale supporto in questo percorso. Il ruolo dell’It evolve di conseguenza: poiché la digitalizzazione diventa pervasiva in tutti i processi e le funzioni aziendali, “non rappresenta più una ‘divisione’ dell’azienda, ma un facilitatore della trasformazione [portata avanti da più attori e funzioni all’interno dell’impresa – ndr] dei modelli operativi ”. Nelle aziende il successo o l’insuccesso sarà determinato secondo l’analista da alcuni fattori, che possono essere interpretati come nuovi Kpi di riferimento:

  1. Digital Leadership, ovvero la capacità del vertice di comprendere quello che sta succedendo nel mondo; non è un caso che, dice Meyer: “Secondo le nostre ricerche sempre più i Ceo saranno figure con un background tecnologico”;
  2. Digital Omni-Experience, ovvero la capacità di offrire ai clienti esperienze coerenti sia nel mondo fisico che in quello virtuale attraverso i diversi canali;
  3. Digital Information, ovvero la capacità di trarre valore dai dati, non solo gestendo quelli raccolti direttamente, ma anche integrandoli con banche dati esterne;
  4. Digital Operating Model, ovvero la capacità di sfruttare l’automazione nei propri processi e i vantaggi che ne derivano (abbattimento delle spese, miglioramento della produttività, abbattimento dei rischi per lavori pericolosi ecc.)
  5. Digital Workforce, ovvero la capacità operare in un’ottica di collaboration orizzontale riducendo i livelli manageriali.
Ade McCormack, Digital Consultant

A questi fattori se ne aggiunga un altro legato al tema del risk management sottolineato da Ade McCormack, Digital Consultant, relatore all’evento: “Nell’era digitale le imprese devono essere in grado di ‘abbracciare’ il rischio”; ancora troppe realtà, secondo McCormack, non hanno maturato consapevolezza rispetto al fatto che la sperimentazione, e dunque l’eventuale fallimento, devono necessariamente entrare a far parte di una strategia aziendale volta all’innovazione.

Sfide tecnologiche dell’IoT

Keerti Melkote, Svp and Gm, Aruba

Capacità di innovare dunque. Ma in che direzione? Sicuramente una è quella dell’IoT. La ricerca presentata all’evento “The Emea IoT showdown: Business vs. It”, mostra come il Business non sia ancora sufficientemente “educato” sul tema e consapevole delle potenzialità che può offrire (a volte risulta persino confuso rispetto alla stessa definizione di IoT). Ma è un freno destinato a cedere, e a quel punto l’avanzare del fenomeno sarà anche più rapido, tanto che la stessa Idc parla per il 2020 di una spesa globale stimata di 1.300 miliardi di dollari.

Che sfide comporta questo percorso sul piano tecnologico? Due in particolare sono state sottolineate da Aruba (che ricordiamo essere stata acquisita da Hp nel 2015):

  1. Un futuro ibrido di edge e cloud computing – Secondo Keerti Melkote, Svp and Gm, Aruba un’architettura centralizzata che è per lo più controllata attraverso il cloud, non può garantire performance adeguate a un sistema IoT complesso: le esigenze di latenza della maggior parte delle applicazioni spingeranno quindi le aziende a orientarsi anche verso l’edge computing [una risorsa Ict posizionata vicino all’utente finale o, nel caso dell’IoT, alla fonte di dati – ndr] creando architetture ibride: “Ci aspettiamo una evoluzione verso un modello ibrido dove processi ‘edge-based’ e ‘centralized-based’ lavoreranno insieme”, dice Melkote.
  2. Machine Learning e Analytics per performance e sicurezza delle reti – Per supportare sistemi sempre più complessi, anche il network deve evolversi e offrire alti standard sia sul piano delle performance che della security; è quello che Aruba si propone di fare con la sua Mobile-First Architecture, pensata come un sistema completo – di cui fanno parte sia soluzioni infrastrutturali sia piattaforme per la gestione delle reti mobili – in grado di rispondere alle esigenze di imprese che sempre più sfruttano la mobility e l’IoT per dare nuova linfa vitale al proprio business e ai workflow interni aziendali; tra le soluzioni più recentemente entrate a far parte di questo ecosistema ricordiamo: (a) Rasa (risale all’anno scorso l’acquisizione strategica di Rasa Networks, l’azienda che ha sviluppato il software), in grado – attraverso tecnologie per l’analisi dei big-data e sfruttando le potenzialità del machine learning – di monitorare nel dettaglio il comportamento delle reti wireless e la qualità effettiva dell’esperienza utente, quindi fare analisi predittiva dei possibili problemi e formulare suggerimenti adeguati; (b) Niara (l’azienda omonima è stata acquisita quest’anno dalla multinazionale statunitense), soluzione che offre invece garanzie sul piano della sicurezza del network, tema che diventa delicato quando quest’ultimo si “apre” agli oggetti dell’IoT; le tecnologie in gioco non cambiano: la soluzione sfrutta le potenzialità di analytics e machine learning per individuare anomalie e piccoli cambiamenti nel comportamento degli utenti e degli oggetti connessi alla rete e così individuare e fermare le potenziali minacce.

Tecnologie per un network intelligente

Oltre a questi due preziosi “tasselli software”, è utile ricordare alcune soluzioni che caratterizzano la proposta di Aruba e contribuiscono alla creazione di un network intelligente:

  • gli Access Point Wireless 802.11ac Wave 2: sul piano infrastrutturale questi Ap, oltre ad avere un beacon Ble integrato che offre importanti vantaggi semplificando la gestione di una rete su larga scala di beacon, sono dotati della tecnologia Mimo aware ClientMatch multiutente (Mu-Mimo) che, consentendo di effettuare trasmissioni a client Wave 2 multipli da un AP contemporaneamente, permette di aumentare l’efficienza della rete e supportare la crescente densità di dispositivi sul network.
  • ArubaOS 8: il nuovo sistema operativo Aruba che consente agli sviluppatori di sfruttare le informazioni contestuali fornite dall’infrastruttura di rete, raccolte dai device mobili e IoT e fondamentali per migliorare applicazioni e servizi, attraverso un’apposita API northbound (interfaccia che consente a un particolare componente di una rete di comunicare con un componente di livello superiore).
  • Aruba ClearPass: soluzione che svolge una funzione essenziale sul piano della sicurezza (da quest’anno accanto a Niara, sopra descritta) poiché sfrutta i dati contestuali per garantire che a utenti e dispositivi vengano concessi privilegi di accesso appropriati sulla base dell’identità dell’utente (es. se è un dipendente o un ospite), del dispositivo utilizzato (es. se aziendale o privato, dunque più o meno potenzialmente pericoloso), del luogo di accesso (es. se è un network più o meno sicuro) in modo tale  che ogni volta si possa trovare l’equilibrio migliore tra user-experience e sicurezza.

Per approfondire queste tematiche vai al canale “IoT: il mercato in Italia e gli strumenti del fare” di ZeroUno

Valentina Bucci
Giornalista

Giornalista pubblicista, per ZeroUno scrive dei cambiamenti che la digitalizzazione sta imponendo alle imprese sul piano tecnologico, organizzativo, culturale e segue in particolare i temi: Sicurezza Informatica, Smart Working, Collaboration, Big data, Iot. Master in Giornalismo e comunicazione istituzionale della scienza (Università di Ferrara), laurea specialistica in Culture Moderne Comparate (Università di Bergamo).

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