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Come costruire il cloud del futuro?

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Come costruire il cloud del futuro?

06 Dic 2016

di Valentina Bucci

Il cloud del futuro deve essere sicuro, responsabile e inclusivo, ma per costruirlo è necessario che i governi, in sintonia con le aziende e gli altri attori coinvolti nella digital trasformation, lavorino per costruire delle normative sovranazionali adeguate: è quanto afferma Microsoft presentando Il volume “A Cloud for Global Good”, che suggerisce ai policy maker una roadmap per raggiungere questo obiettivo…

Durante un recente incontro stampa Bianca Del Genio, Direttore degli Affari Legali e Istituzionali, Microsoft Italia ha presentato e commentato il volume prodotto dalla stessa Microsoft (e liberamente scaricabile dal sito del colosso americano) “A Cloud for Global Good”: il documento vuole essere una guida rivolta ai policy maker del mondo (ma anche ai provider di tecnologia e a tutti gli attori pubblici e privati coinvolti con ruoli diversi nella digital trasformation) per promuovere e costruire (attraverso una serie di indicazioni e suggerimenti) un cloud del futuro che sia “trusted, responsible, inclusive”, ovvero (1) sicuro sul piano della cyber security e della privacy, (2) sviluppato e gestito responsabilmente nel rispetto dell’ambiente e degli utenti che lo frequentano, (3) a disposizione di tutte le persone (indipendentemente da luogo, età, sesso, abilità, reddito) e di tutte le aziende, anche di piccole dimensioni. Un cloud di questo tipo ha bisogno di normative in grado di indirizzare la crescita verso questi valori: la guida di Microsoft vuole essere uno strumento che aiuti i governi a impostare un percorso legislativo adeguato.

 

Il gap tra la tecnologia e le normative

Bianca Del Genio, Direttore degli Affari Legali e Istituzionali, Microsoft Italia

“C’è gap infinito tra dove è arrivata oggi la tecnologia e dove sono rimaste norme e leggi che regolano la tecnologia stessa e gli ambiti da questa impattati”, spiega Del Genio, soffermandosi su quanto dunque sia importante che aziende e governi lavorino in modo congiunto per regolamentare questo nuovo territorio: “Servono normative sovranazionali; la tecnologia e il cloud hanno chiaramente questa natura, è indispensabile dunque lavorare perché anche le normative siano condivise dagli Stati”. Si tratta di una sfida tutt’altro che semplice, come è stato sottolineato dagli ospiti presenti; tuttavia Del Genio sottolinea le ragioni per cui ci si può mantenere ottimisti: da un lato normative già emanate come la Gdpr (General Data Protection Regulation), che definisce gli standard inerenti a protezione dei dati, privacy e sicurezza delle informazioni a livello europeo, rappresentano un inizio importante, dall’altro “Un simile percorso, indipendentemente dalla rigidità dei governi, è inevitabile, oltre che doveroso: la tecnologia avanza rapidamente ed è inarrestabile: la mancanza di normative renderebbe la digital trasformation ingestibile”, dice Del Genio.

D’altra parte, come è stato fatto notare, per i cloud provider non avere leggi sovranazionali significa, tra le altre cose, il disagio di una gestione della nuvola diversificata da nazione a nazione, e dunque un dispendio di risorse altissimo sotto svariati punti di vista.

Ricordiamo un ultimo punto toccato, sempre rispetto al capitolo privacy; è urgente scegliere come regolamentare l’accesso dei governi – richiesto per ragioni di sicurezza – ai dati sulla nuvola in possesso dei cloud provider: “Su questo argomento – spiega Del Genio – servono norme molto chiare che stabiliscano bene quali dati possono essere condivisi e quando, ovvero in che particolari condizioni e casi di emergenza”.

Per approfondire queste tematiche vai all’Osservatorio Cloud Computing di ZeroUno

Valentina Bucci
Giornalista

Giornalista pubblicista, per ZeroUno scrive dei cambiamenti che la digitalizzazione sta imponendo alle imprese sul piano tecnologico, organizzativo, culturale e segue in particolare i temi: Sicurezza Informatica, Smart Working, Collaboration, Big data, Iot. Master in Giornalismo e comunicazione istituzionale della scienza (Università di Ferrara), laurea specialistica in Culture Moderne Comparate (Università di Bergamo).

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