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No innovation no party

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No innovation no party

02 Dic 2008

di Stefano Uberti Foppa

Cogliamo segnali di nuovi atteggiamenti che provengono dalle aziende e dall’IT. Segnali non più indirizzati al semplice “taglio dei costi”, ma che si possono indirizzare verso due direttrici: la ricerca di efficienza e sfruttamento ottimale dell’esistente e la volontà di sviluppo e di affermazione sul mercato. L’IT dovrà saper dare delle risposte a queste necessità. Stiamo vivendo, dal punto di vista economico e sociale una situazione un po’ strana, uno di quei passaggi in cui il “sentire comune” verrebbe ben riassunto dal poeta Ungaretti: “Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”. Eh sì, perché tutte queste previsioni di criticità in arrivo per il prossimo anno sul fronte dei consumi, con ipotesi di difficoltà economica generalizzata, determinano un atteggiamento attendista che porta ad un senso di precarietà diffuso. Di fatto sembrerebbe la situazione peggiore per pensare ad uno sviluppo del business e ad un’affermazione, come impresa, del proprio valore competitivo. In realtà, dal nostro parzialissimo punto di osservazione cogliamo segnali diversificati, segnali di nuovi atteggiamenti che provengono dalle aziende e dall’IT; segnali non più indirizzati al semplice “taglio dei costi”, sport nel quale noi italiani abbiamo sempre eccelso anche quando, in termini di innovazione, si poteva forse osare di più. Si tratta di segnali che si possono indirizzare verso due primarie direttrici seguite dalle aziende e nello specifico dall’area IT: la prima è quella di una ricerca di efficienza e sfruttamento ottimale dell’esistente; la seconda riguarda la volontà e necessità dell’azienda di perseguire con grande determinazione, soprattutto in periodi complessi come quello che stiamo vivendo, percorsi di sviluppo e di affermazione sul mercato dei propri prodotti e servizi, superando l’inevitabile selezione che i consumatori attueranno nel corso del 2009. E l’IT dovrà saper dare delle risposte a questa necessità dell’impresa di affermare il proprio valore competitivo su un mercato difficile. Ma andiamo con ordine.
Esiste una “psicologia sociale” che in periodi di crisi spinge i consumatori a ritornare a valori di non spreco, di vero utilizzo, di valorizzazione dell’esistente. In più, non dobbiamo dimenticare che già da prima di questo rallentamento economico generalizzato, la società (che vista dalla prospettiva di un’azienda si concretizza nei potenziali clienti) ha avviato una revisione del modello classico di consumo e di sfruttamento delle risorse, incominciando a guardare a forme di produzione e di consumo meno invasive per l’equilibrio ecologico, verso modelli più eco-sostenibili. Insomma, tutto ciò per dire che possiamo senz’altro aspettarci per l’anno prossimo una forte tendenza, da parte dei Cio, verso la ricerca di efficacia ed efficienza a partire dall’esistente, ottimizzando ciò di cui si dispone e guardando allo sviluppo di progetti il cui ritorno dell’investimento dovrà essere facilmente individuato e fatto proprio, dall’IT, come linguaggio di relazione con la controparte aziendale business. Stiamo parlando di sistemi informativi che oggi hanno un costo del lavoro che assorbe circa il 70% dell’intero budget destinato all’IT; di costi legati al consumo energetico, per sostenere capacità di potenze elaborative e sistemi di raffreddamento, 8 volte superiori di quelli di una decina di anni fa. E di tematiche legate ad esigenze di compliance e di security che assorbono gran parte dei budget potenzialmente dedicati allo sviluppo di nuovi progetti. Insomma il classico rapporto 80-20%, oppure anche 70-30%, dove il primo è il budget dedicato al “mantenimento” e il secondo è indirizzato al nuovo sviluppo. Questo rapporto dovrà inevitabilmente essere ribilanciato in funzione di una maggiore ricerca di efficienza, da un lato, e di individuazione di valore per il business dall’altro. Per questo affermiamo che l’attuale situazione economica di difficoltà vedrà le nostre imprese e l’IT, a differenza del passato, passare da una situazione esasperatamente attendista (“stiamo fermi fermi, che la bufera passerà) ad un’azione più propositiva (“dobbiamo ottimizzare e rilanciare per riuscire ad emergere”). E’ questa infatti sempre di più la nuova regola del gioco che porterà i budget IT ad essere non tanto ridotti quanto attentamente valutati per il valore che riusciranno a portare al business. Serve quindi efficienza e miglioramento. Gli strumenti per trasformare architetture hardware e software dei sistemi informativi, ci sono. Sono strumenti che puntano ad abbassare il valore percentuale della voce “maintenance” a favore di “new projects”. Sono metodologie e prodotti (numerosi e validi proposti dai vendor) per consentire all’It di passare da complessi task legati al governo dell’esistente (difficoltà di integrazione, complessi lavori di intervento manuale sulle applicazioni, gestione al limite dell’insostenibile di sistemi e architetture spesso ingiustificatamente, in alcune loro componenti, proprietarie, ecc) a sistemi informativi service oriented, più facili da manutenere in quanto la scelta open standard consente meccanismi di integrazione del nuovo molto più semplici ed economici da gestire, con sistemi sempre più automatizzati in una prospettiva di sempre maggiore auto-gestione. Sono infine scelte di consolidamento e virtualizzazione che semplificano e quindi incidono positivamente sui costi; e tanto altro ancora. Insomma, un grande cambiamento che non può più essere considerato facoltativo, ma che diviene l’elemento operativo quotidiano dei sistemi informativi nella loro funzione di supporto alle diverse business unit aziendali. Ancora una volta il punto di partenza è, da parte del Cio, l’accettazione di questo cambiamento, la turbolenza che impone l’abbandono di pratiche consolidate, pena davvero il rischio di vedere il proprio budget e il proprio ruolo ridursi fino a non essere più giustificato. Miglioramento ed efficienza sono risposte tipiche di una ciclicità economica conosciuta. Vi ricordate la teoria dell’economista austriaco Joseph Schumpeter? Così riassume Wikipedia:  La teoria delle innovazioni consente a Schumpeter di spiegare l’alternarsi, nel ciclo economico, di fasi espansive e recessive. Le innovazioni, infatti, non vengono introdotte in misura costante, ma si concentrano in alcuni periodi di tempo – che, per questo, sono caratterizzati da una forte espansione – a cui seguono le recessioni, in cui l’economia rientra nell’equilibrio di flusso circolare. Un equilibrio però, non uguale a quello precedente, ma mutato dall’innovazione. Le fasi di trasformazione sotto la spinta di innovazioni maggiori vengono definite da Schumpeter di “distruzione creatrice”, alludendo al drastico processo selettivo che le contraddistingue, nel quale molte aziende spariscono, altre ne nascono, e altre si rafforzano.
Dobbiamo inoltre aggiornare questo quadro aggiungendovi la complessità di un fenomeno come la globalizzazione che produce contraccolpi (lo vediamo con l’attuale crisi finanziaria partita dagli Usa) su tutti i paesi del mondo. In questa situazione vi sembra possibile, per il 2009, scegliere “la politica dello struzzo”? E’ chiaro che il top management chiederà sempre di più e sempre di meglio all’IT. Sta all’IT accettare culturalmente la sfida del cambiamento. Lo andiamo dicendo da anni, ma, e questa è la novità, lo stiamo sempre di più riscontrando in molte aziende che operano in Italia, in molti Cio che hanno accettato la sfida di riuscire a dare risposte vere e concrete, a partire dal cambiamento che parole come consolidamento, qualità di servizio, nuovi modelli organizzativi, nuove competenze, conoscenza del business, determineranno sulle persone e sull’organizzazione che il Cio guida. E’ sempre più così, sarà così, a maggior ragione, anche nel 2009. Auguri di Buone Feste e di un 2009…interessante.

 

 

 

Stefano Uberti Foppa
Direttore Responsabile

Giornalista professionista dal 1989, inizia ad occuparsi di giornalismo nel settore informatico nel 1981, partecipando all'avvio della sede italiana del settimanale Computerworld. Nel 1987 passa al mensile ZeroUno di cui nel 1997 assume la direzione insieme a quella del settimanale PcWeek Italia. Opinion leader riconosciuto nel settore Ict in Italia, attualmente è direttore responsabile di ZeroUno edito da Ict&Strategy, società del Gruppo Digital360.

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