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Mind The Bridge: un ponte fra startup e corporation

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Mind The Bridge: un ponte fra startup e corporation

10 Giu 2014

di Elisabetta Bevilacqua

Alla tradizionale formazione all’imprenditorialità rivolta alle startup italiane nell’incubatore di Silicon Valley, la fondazione ha recentemente aggiunto le attività di formazione e matching rivolte alle grandi aziende, in particolare al Corporate Innovation Officer, per aiutarle a comunicare e a integrare nei processi aziendali le nuove imprese innovative, che a loro volta vengono spinte a parlare il linguaggio delle corporation. Va in questa direzione anche l’iniziativa europea Startup Europe Partnership coordinata da MtB.

L’attività di Mind The Bridge (MtB, http://mindthebridge.org/), organizzazione non-profit che mette in contatto le startup più innovative con potenziali partner e investitori in Silicon Valley, ha ampliato la sua missione sia in termini geografici sia rispetto ai soggetti a cui si rivolge.  “La prima area di intervento resta la formazione all’imprenditorialità innovativa che oggi non si rivolge più solo alle startup italiane ma ha un respiro internazionale – spiega Marco Marinucci, fondatore ed executive director di Mind the Bridge. Marinucci è stato per sette anni responsabile dello sviluppo delle partnership in diverse aree del digital publishing in Google, che ha lasciato lo scorso anno per dedicarsi a tempo pieno all’attività di MtB.
Oggi  la formazione (presso l’acceleratore MtB di San Francisco) si rivolge anche ad altri due componenti, indispensabili per la creazione di un sistema di startup di successo: gli investitori (early stage and seed) e le grandi aziende. “Consideriamo le corporation il fulcro fondamentale che ancora manca ad un sistema di startup che sta ribollendo ma che ha difficoltà a realizzare casi di successo”, dice Marinucci che interpreta il successo come capacità di far diventare grandi le nuove imprese e creare di conseguenza rilevante valore economico. Per ottenere questo risultato è indispensabile far incrociare questi due mondi (corporation e startup) che oggi non si parlano”. Per farlo  MtB propone alle grandi aziende sia formazione sia l’aiuto a fare matching. “Cerchiamo di far comprendere  alle imprese i cicli tipici di lancio di un nuovo prodotto da parte di una startup (lean startup technology) e come applicarli all’interno di un’impresa di una certa dimensione”, spiega.

Marco Marinucci, fondatore ed executive director di Mind the Bridge

L’attività di  matching si rivolge soprattutto al Corporate Innovation Officer per supportarlo nella ricerca e nell’integrazione di startup innovative. E’ parte integrante di questa attività il ruolo di coordinamento di MtB (in collaborazione con Nesta, fondazione inglese dedicata all’innovazione e Factory, campus di Berlino dove coabitano startup, aziende innovative locali e grandi aziende di tecnologia internazionali) dell’iniziativa  europea Startup Europe Partnership (SEP, http://startupeuropepartnership.eu), lanciata a Davos a gennaio 2014 dalla Commissione Europea, per aiutare le migliori startup europee a crescere. Al primo  Matching Event di SEP svoltosi il 13 maggio a Napoli, hanno partecipato i soci fondatori (BBVA, Orange e Telefónica ) a cui si è aggiunta Telecom Italia. Oltre ai partner dell’iniziativa, oltre 10 speaker di grandi aziende europee hanno condiviso le best practice su come creare un bridge con le startup e come avviare iniziative di venture corporate efficaci. Sono seguiti incontri fra gli executive delle corporation con le più promettenti startup di diversi paesi europei fra cui l’Italia per verificare le opportunità in termini di acquisto (di prodotti/servizi), investimento e, eventualmente, di acquisizione.
“Molte corporation sono focalizzate nella ricerca di startup per stimolare l’innovazione al loro interno e la maggior parte delle grandi aziende ha programmi per startup che però non sono conosciuti dalle startup a cui sono rivolti. Lo stesso accade nel mondo delle startup che spesso partecipano ad eventi all’interno di una comunità autoreferenziale – conclude Marinucci – Il primo obiettivo è dunque tradurre il linguaggio che parlano le corporation per le startup e viceversa. Ma dopo la comunicazione viene l’integrazione. Il Corporate Innovation Officer dovrebbe interpretare le esigenze di innovazione della sua azienda e tradurlo in ricerca di quanto già può offrire il mercato delle startup. Non basta mettere insieme i due mondi: superato il problema culturale, si porrà anche la necessità di integrazione dei processi”.

Elisabetta Bevilacqua
Giornalista

Sono attiva dal 1989 nel giornalismo hi-tech, dopo esperienze in uffici studi di grandi gruppi e di formazione nel settore dell’informatica e, più recentemente, di supporto alle startup. Collaboro dal 1995 con ZeroUno e attualmente mi occupo soprattutto di trasformazione digitale e Industry 4.0, open innovation e collaborazione fra imprese e startup, smart city, sicurezza informatica, nuove competenze.

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