Vita da CIO

Massimo Rosso, direttore ICT di Rai si racconta: “Essere capaci di vedere il mondo da prospettive diverse”

Trasparenza nelle relazioni con i collaboratori e con la direzione, attenzione alle relazioni umane, curiosità verso approcci di management e di supporto al business non scontati, Massimo Rosso è tra gli attori della trasformazione digitale di “Mamma Rai”.

Pubblicato il 06 Mag 2019

Ritratto di Massimo Rosso – Illustrazione di Lorenza Luzzati

Forse è la doppia origine, piemontese e siciliana, che fa di Massimo Rosso una persona modesta, schiva e concreta, ma nel contempo curiosa, ironica e vulcanica. Certo è che una conversazione con il Direttore ICT di Rai non è mai banale.

Sposato con un figlio (poco più che adolescente, caparbiamente determinato a mantenere la sua autonomia da un genitore dalla personalità impegnativa, ma che, guarda caso, ha scelto di studiare ingegneria elettronica), un’intera carriera lavorativa in Rai, Rosso è alla guida della direzione ICT (che si trova a Torino, dove ci sono anche parte degli uffici amministrativi dell’azienda e un Centro di Produzione TV ) dal 2013 è uno dei protagonisti della profonda trasformazione che la Rai sta vivendo in questi anni, per la quale possiede sicuramente una delle doti necessarie: la capacità di prendere in considerazione punti di vista diversi.

Massimo Rosso, Direttore ICT di Rai

Perché la Rai?

ZeroUno: Come ci finisce un laureato in Fisica teorica, ricercatore in cromodinamica quantistica, alla direzione ICT della Rai?

Massimo Rosso: Alla fine degli Anni ’80, stavo facendo il militare negli Alpini e avevo sempre difficoltà a ottenere licenze, per cui quando venne indetto un concorso RAI per laureati in Fisica e Matematica ne approfittai per avere il giorno di permesso per partecipare alla selezione. Lo vinsi e questo fu il mio ingresso in azienda. Un modo molto casuale quindi, perché non avrei mai immaginato di andare a occuparmi di Informatica, ma spesso la vita è determinata da scelte casuali. Poi mi sono subito innamorato di questa azienda anche perché ho avuto la fortuna di poter lavorare a stretto contatto col business, entrare in relazione con i diversi ambienti editoriali e di produzione per capire quali fossero le loro esigenze. Ho così potuto conoscere profondamente questa azienda, che è sicuramente una realtà molto complessa. Sono entrato in contatto con mondi a me lontanissimi e penso che la mia formazione sia stata di grande supporto: il fatto di avere una struttura mentale logico-razionale, mi ha certamente aiutato nel riuscire a portare efficientamento in aree dove si lavorava ancora in modo molto tradizionale.

Tutta la mia carriera si è svolta all’interno della Rai: come dicevo, la realtà è complessa, con change a volte repentini a seguito dei cambiamenti spesso esogeni che rendono ancora più impegnativo il lavoro dell’IT perché dobbiamo essere pronti al riallineamento continuo sugli obiettivi aziendali; ma è anche una realtà affascinante, interessante, che dà molte soddisfazioni. Per me è sempre stato importante avere una relazione trasparente e aperta, a tutti i livelli, perché è questo il modo per capire realmente i bisogni dell’azienda; questo significa ricostruire la relazione a ogni cambiamento significativo e può essere faticoso, ma è importante farlo perché così si porta anche serenità all’interno della direzione ICT che non si sente emarginata dalle strategie aziendali.

La relazione con i collaboratori: trasparenza e fiducia

ZeroUno: La trasparenza è dunque una caratteristica importante anche della relazione con i suoi collaboratori?

Rosso: Assolutamente sì. Con i miei collaboratori abbiamo lavorato moltissimo sul clima della Direzione. Ho sei primi riporti (4 uomini e 2 donne) con i quali ho un rapporto continuativo, basato su un accordo: non mi muovo mai direttamente sulle persone dei loro team e mi rapporto dal punto vista professionale solo con loro, con confronti aperti e improntati sulla massima libertà; una volta presa la decisione, però, se ne esce con una posizione chiara e univoca. So di potermi fidare di un team di persone molto esperte nei propri ambiti e il mio non essere profondo conoscitore degli aspetti più tecnici ha creato una sorta di complementarietà con i miei collaboratori. Il mio stesso ufficio è strutturato in modo da essere utilizzato anche come sala riunioni e qui abbiamo confronti a volte anche molto accesi, ma poi ne usciamo con una decisione della quale mi assumo naturalmente la responsabilità e sulla quale pretendo l’allineamento di tutta la direzione.

Per me è importante che i colleghi sentano di lavorare in un ambiente serenamente governato, con decisioni condivise perché la Direzione ICT ha bisogno di armonia per lavorare bene. E questo approccio guida anche il nostro modo di presentarci all’esterno: il resto dell’azienda deve cogliere nella Direzione ICT un interlocutore competente, coeso; il giudizio sul nostro lavoro deve tendere all’eccellenza, senza personalismi. È giusto che le capacità personali vengano riconosciute, ma il nostro deve essere sempre percepito come un lavoro di squadra.

foto di massimo rosso durante una riunione
Massimo Rosso durante una riunione

Essere attore della trasformazione aziendale

ZeroUno: Faccio un piccolo passo indietro per tornare alle trasformazioni delle quali Rai è stata protagonista. A parte alcuni change legati anche a scelte più tattiche, il cambiamento epocale è il passaggio da broadcaster a digital media company. Come vive questa trasformazione? Spesso è la difficoltà a cambiare mindset che porta al fallimento di molti progetti di digitalizzazione quindi è importante per noi capire cosa significa per lei questo passaggio.

Rosso: È vero, spesso il fallimento ha origine nella resistenza al cambiamento, ma proprio la mia formazione, scientifica ma non profondamente tecnica, e la mia curiosità sono di grande supporto: spingo per esplorare direzioni diverse, non scontate, e questo ci consente di allinearci con la trasformazione dell’azienda. La TV come tale è rimasta praticamente la stessa da quando è nata fino agli ’90, dove c’è stato un cambiamento fortissimo: da broadcaster ci siamo trasformati prima in media company e poi in digital company. Oggi i nostri competitor non sono unicamente Mediaset o Sky, ma Netflix o lo “sconosciuto” youtuber che magari con un video ha fa più “ascolti” di un programma di prima serata. In questo percorso l’ICT rappresenta un elemento strategico fondamentale.

Ben prima che arrivassi, negli Anni ‘60 l’azienda si era dotata di un mainframe per la gestione informatizzata del canone, nei decenni successivi quello che allora si chiamava Centro Elettronico Aziendale ha operato per automatizzare e rendere più efficienti i processi amministrativi e gestionali implementando varie tipologie di tecnologie. Molto s’è fatto dal 2000, quando è risultata chiara l’importanza di poter gestire il patrimonio audiovisivo digitalizzandolo e rendendolo fruibile in un catalogo multimediale accessibile a tutti i dipendenti e che ha oggi ha oltre 3 milioni di ore di audio video, foto storiche e di scena, la raccolta del Radiocorriere tv ecc.

Da quando sono direttore ICT abbiamo fatto due change organizzativi importanti.

Il primo, derivante da una forte decisione dell’allora direttore generale Luigi Gubitosi, ha riguardato la digitalizzazione dei processi produttivi. È stata veramente una trasformazione epocale perché fino a quel momento si lavorava sostanzialmente in analogico con cassette, videoregistratori ecc.; IT e ingegneria di produzione erano due mondi separati, lontani tra loro, dopo il 2013 c’è stata la vera convergenza tra IT e OT. Non è stato facile, non solo dal punto di vista tecnologico, ma proprio per la mentalità di chi si occupava di produzione. Ed è comprensibile perché quello era un mondo molto solido, robusto, dove la trasmissione dei contenuti viaggiava su cavi coassiali. Pensare di portare la TV sul protocollo Internet era percepito come un rischio: nel sentire comune stavamo spostando le infrastrutture abilitanti su un framework che era considerato poco più di un “giochino”, le cose serie, si pensava, hanno bisogno di ben altro.

ZeroUno: Una trasformazione impegnativa, ma del resto indispensabile per fornire nuovi servizi.

Rosso: Esattamente. E oggi abbiamo creato un’infrastruttura abilitante sulla quale si innestano i tre mondi verticali, TV, Radio e Web, mondi che comunque sono sempre più integrati. Una infrastruttura senza la quale non potremmo affrontare la seconda fase della trasformazione, che è quella che stiamo vivendo in pieno oggi, e che riguarda la valorizzazione del dato.

Per esempio, raccogliamo le comunicazioni cross mediali sui social network correlabili agli eventi televisivi per poi elaborarle con sistemi di intelligenza artificiale, sfruttando reti neurali. Questo ci consente di studiare i comportamenti degli italiani e tutte queste informazioni rappresentano un supporto fondamentale per il marketing chi si occupa dei contenuti. Una volta era impensabile che il direttore di un TG o della produzione TV avesse un dialogo diretto con l’ICT e invece oggi è normale che succeda. Ma perché ciò avvenga bisogna mettere a disposizione dei colleghi che si occupano di prodotto strumenti di cui sia immediatamente percepita l’utilità, soluzioni che li aiutano nel loro lavoro, aumentandone le capacità. I comportamenti possono cambiare solo se cambiamo gli strumenti che forniamo loro per lavorare.

La soddisfazione maggiore e il momento più difficile

ZeroUno: Qual è un momento di grande soddisfazione nella sua lunga esperienza professionale in Rai?

Rosso: Dal punto di vista strettamente professionale, un evento che mi ha dato grande soddisfazione è stato il trasferimento del data center dalla sede storica di via Cernaia alla nuova sede di via Cavalli dove ci troviamo ora. Erano anni che dovevamo lasciare il vecchio grattacielo ma proprio il fatto che vi fosse collocato uno dei data center più importanti dell’azienda era tra le cause principali che ritardavano la decisione. Nel 2013 si decise che il trasferimento non era più procrastinabile e il progetto è stato portato a compimento nel 2014. È stato un progetto di scarsissima visibilità, anzi direi che al di fuori dell’ICT non se ne è accorto praticamente nessuno, e proprio qui sta la mia soddisfazione perché siamo riusciti a farlo senza alcuna interruzione di servizio; abbiamo spento solo alcuni servizi amministrativi che risiedevano sul mainframe per un weekend, ma per il resto l’azienda ha continuato a lavorare come se nulla fosse.

Sul piano personale, ma sempre legata alla mia attività professionale, una grande soddisfazione deriva dalla possibilità di parlare con i giovani. Ho la fortuna di essere invitato a incontri in varie università e ospitiamo le scuole secondarie nell’ambito del programma “Rai Porte Aperte”. Mi piace molto potermi confrontare con loro; far capire loro, attraverso il racconto della mia esperienza personale e professionale, quanto la vita non sia lineare e quando riesco a coinvolgerli sono veramente contento. In qualche modo mi piacerebbe che, quando avrò terminato la mia carriera lavorativa, questa attività continuasse. È un po’ un modo per restituire alla società quello che si è ricevuto.

ZeroUno: Il contatto con i giovani apre la mente a nuovi punti di vista e l’impatto può essere molto positivo anche nell’ambiente di lavoro. Voi avete recentemente assunto giovani nella vostra Direzione, qual è l’approccio che ha seguito nel loro inserimento?

Rosso: Dopo anni in cui le assunzioni erano bloccate, finalmente nell’ultimo anno siamo riusciti a introdurre dei giovani tra i 20 e i 30 anni. Naturalmente tutte le aree avrebbero voluto vedersi destinato alcuni di questi nuovi assunti anche perché il personale IT in Rai è numericamente molto basso: rappresentiamo circa l’1%, della forza lavoro mentre dai benchmark Gartner nelle media company si aggira intorno al 3-3,5%. Ma io ho fatto una scelta molto diversa, dividendoli principalmente in due gruppi, perché ritengo che se stanno assieme possono generare un cambiamento, se la loro presenza è frammentata nei vari reparti, finiranno con il subire pesantemente l’imprinting dei colleghi. Quindi, a parte qualche caso specifico, sono stati concentrati in due aree: ingegneria, dove la valenza importante è la definizione del disegno architetturale sul quale viene poi implementata l’infrastruttura tecnologica; servizi e applicazioni, che consente di conoscere profondamente i processi in modo da poter essere parte attiva nel cambiarli.

L’introduzione di giovani all’interno di team consolidati, con persone con elevata professionalità, può creare potenzialmente delle tensioni, ma anche da queste può nascere il cambiamento.

ZeroUno: E il momento più difficile?

Rosso: È stata una difficoltà personale legata alla mia nomina alla direzione dell’ICT. Con mia moglie ci siamo conosciuti in Rai agli inizi degli anni ‘90 e lavoravamo entrambi in ICT, anche se in ambiti differenti. Con la mia nomina, mia moglie da collega diventava una collaboratrice, situazione che metteva in difficoltà entrambi, sia dal punto di vista professionale sia dal punto di vista personale. Quindi ho dovuto fare una scelta e ho chiesto il suo trasferimento in un’altra Direzione dell’Azienda, dopo oltre 20 anni di lavoro presso la Direzione ICT.

La passione per la montagna e lo spazio per riflettere

ZeroUno: E come si svolge la sua giornata-tipo?

Rosso: Essendo a capo di una direzione che si trova a Torino, ma dove i miei principali interlocutori sono a Roma, la mia giornata tipo varia molto se rimango tutta la giornata in Piemonte o se mi devo spostare. E non è facilmente programmabile.

La direzione ICT nasce negli Anni ’60 ed è sempre stata a Torino, quindi quello logistico è un problema che si è sempre presentato, ma fino al mio predecessore era più semplice organizzarsi, schedulare la giornata a Roma con cadenze più o meno fisse. Oggi è tutto molto più veloce, faccio grande uso delle tecnologie di videoconferenza, ma la presenza fisica è spesso necessaria e non sempre programmabile.

Premesso ciò, mi alzo verso le 7 e dato che amo moltissimo il rock inizio la giornata con la musica, un caffè espresso ed inizio a guardare quello che è successo nella notte. Naturalmente, dato il mio ruolo, ho la “deformazione professionale” dell’always on e quindi verifico che non ci siano stati problemi; alle 8 è il momento della Rassegna Stampa Rai, quindi lascio la mia Valle e mi muovo verso Torino.

Vado a dormire molto tardi, verso l’1-1.30 perché le ultime ore della giornata sono quelle in cui sono più tranquillo, in cui posso fare il consuntivo della giornata trascorsa e qualche riflessione sul domani. È il momento dove si può consolidare qualche lezione appresa e definire le priorità per il giorno dopo: non si riesce mai a fare tutto quello che si vorrebbe, ma è importante indirizzare le attività che devi assolutamente fare. Quindi, arrivato in ufficio, mi organizzo in modo da seguire le priorità definite e contestualmente mi ritroverò a gestire gli imprevisti, che nell’ambito ICT sono all’ordine del giorno.

Se devo andare a Roma, in genere parto verso l’ora di pranzo (orario piemontese) in modo da essere in viale Mazzini nel pomeriggio quando l’attività lavorativa è ancora nel pieno.

La mia vita è cambiata con il treno ad alta velocità perché posso continuare a lavorare tranquillamente in viaggio: non sono né a Roma né a Torino, ma di fatto è come se fossi da entrambe le parti.

E poi il treno è diventato un altro luogo di riflessione… magari salta la connessione ed è una buona occasione per liberare la mente.

ZeroUno: Momenti importanti, dato che la nostra è l’epoca dell’horror vacui, dove dobbiamo sempre riempire ogni spazio vuoto. Il cellulare, che è un supporto fondamentale nella nostra vita, è anche il nemico numero 1 della riflessione…

Rosso: Esatto e invece è molto importante avere dei momenti in cui ci si possa lasciare andare a pensieri in libertà, anche perché le intuizioni più felici sono spesso figlie di quei momenti.

Massimo Rosso in un momento di relax

ZeroUno: Ci dica, per concludere, cosa le piace fare nel tempo libero…

Rosso: Amo moltissimo la montagna. Sono cresciuto in Val di Susa e il mio nonno piemontese, che era un modesto contadino e allevatore e mi chiamava scherzosamente “mandarin” dato che mia mamma è originaria di Ragusa Ibla, mi portava spesso con sé. È con lui che ho imparato che l’orizzonte chiuso delle montagne è un limite solo per gli occhi e ti può far scorgere l’Infinito.

Non smanio per i viaggi, dato che vivo spesso in trasferta, ma sono stati il modo per far conoscere il mondo a mio figlio e oggi rimane una delle cose che condividiamo più volentieri.

E poi mi piace leggere. Ero molto appassionato di romanzi, dai classici a libri più leggeri, e più recentemente mi sono avvicinato ai saggi. Mi sono accorto di quanto siano importanti, anche per il mio lavoro, mondi come la sociologia o l’antropologia. La filosofia mi è sempre interessata, in particolare l’epistemologia. Credo siano letture che ti aiutano a vedere il mondo da una prospettiva diversa.

Ritratto di Massimo Rosso – Illustrazione di Lorenza Luzzati

NOTA BIOGRAFICA

Nato ad Avigliana (TO) nel 1964, Massimo Rosso è laureato in Fisica ed inizia il suo percorso professionale dedicandosi alla ricerca scientifica occupandosi di Cromodinamica Quantistica.

Nel 1990 partecipa ad una selezione in Rai, dove viene assunto come analista programmatore, presso il Centro Elettronico Aziendale. Nell’ambito della struttura Sviluppo Sistemi, opera nelle aree Teche, Prodotti e Palinsesti Televisivi e Radiofonici, come responsabile, tra l’altro, della realizzazione del progetto Gestione Diritti Prodotti Rai.

Nel 1997, a seguito della riorganizzazione della direzione Sistemi Informativi, viene promosso funzionario nella posizione Diritti d’Autore. Dal 1999 opera nell’unità organizzativa Gestione Clienti della Direzione Sistemi ICT, relazionandosi con l’ambito editoriale di RAI.

Con il nuovo assetto aziendale dell’ottobre 2004 diviene responsabile della struttura Pianificazione, Politiche e Integrazione Contesti della Direzione ICT e, nel febbraio 2008, viene nominato dirigente.

Nel 2010 contribuisce ad avviare il Master in IT Governance presso la Scuola di Amministrazione Aziendale di Torino, oggi è membro dell’Advisory Board. Dal 2011 al 2017 rappresenta RAI presso l’Unione Industriale di Torino, dove viene eletto per 3 mandati consecutivi nel Consiglio Direttivo del Gruppo ICT.

Dal 2013 è membro dell’International Broadcasting Convention e dal 2014 fa parte dello Steering Commitee Cultura e Competenze Digitali in ambito Confindustria Digitale.

Da maggio 2013 ricopre il ruolo di Direttore della Direzione ICT, da gennaio 2014 inquadrata nell’ambito del Chief Technology Officer.

Nel 2017 viene indicato come Presidente di CIONet Italia, comunità internazionale di Executive IT. Nel 2019 viene rieletto nel Consiglio Direttivo del Gruppo ICT dell’Unione Industriale di Torino.

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