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Le startup hitech vanno dove le portano capitali e partner

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Le startup hitech vanno dove le portano capitali e partner

Le startup italiane cercano partner strategici che possano supportare le imprese nei processi di sviluppo della business idea e portare competenze al gruppo imprenditoriale esistente. I capitali servono, ma sembrano contare di più alleanze, contatti, conoscenze…

20 Feb 2012

di Elisabetta Bevilacqua

Secondo la survey 2011 “Startups in Italy. Facts&Trends” realizzata dalla Fondazione Mind the Bridge con il supporto scientifico del CrESIT (Research Centre for Innovation and Life Sciences Management), basata su un campione di circa 100 startup italiane, queste ultime cercano un finanziamento da Venture Capital nel 69% dei casi. Percentuale che sale fino al 76% se si restringe l’analisi alle società maggiormente strutturate. Il 40% ha reperito fondi attraverso bootstrapping, meglio noto come sistema delle 3F: family, friends and fools (risparmi dei soci e fondi raccolti all’interno del nucleo familiare o della rete di conoscenti). L’8% ha ottenuto anche grant (finanziamenti in genere destinati al supporto di attività di ricerca in ambito universitario per coprire parte dei costi di sviluppo dell’idea nelle fasi iniziali). Il 23% ha trovato finanziamenti da investitori, in prevalenza seed (fondi di investimento collegati ad attività di incubazione e business development), in misura più limitata (4%) da venture capital (fondi di investimento specializzati nel capitale di rischio) e per il 4% da business angel (investitori privati a volte associati). Il capitale in media raccolto è di 70mila euro ma, se si considerano le top15, il dato raddoppia (136 mila euro). Metà degli intervistati è alla ricerca di un partner strategico che possa supportare le imprese nei processi di sviluppo della business idea e portare competenze al gruppo imprenditoriale esistente. I capitali certo servono, ma il successo deriva anche da alleanze, contatti, conoscenze maturate negli anni che aiutano a creare un ambiente più favorevole.
Da quanto fin qui emerso, la creazione di un ambiente “startup friendly” sembra sia la chiave di volta per attirare le potenziali Google e Facebook di domani che potrebbero nascere anche nel nostro paese. Prendere esempio dal modello Silicon Valley è dunque possibile e necessario. Le nuove imprese hitech promettono infatti di dare una mano all’economia, grazie ai tassi di crescita più elevati della media e di favorire occupazione qualificata visto che il loro capitale principale sono risorse umane e competenze.

Elisabetta Bevilacqua

Giornalista

Sono attiva dal 1989 nel giornalismo hi-tech, dopo esperienze in uffici studi di grandi gruppi e di formazione nel settore dell’informatica e, più recentemente, di supporto alle startup. Collaboro dal 1995 con ZeroUno e attualmente mi occupo soprattutto di trasformazione digitale e Industry 4.0, open innovation e collaborazione fra imprese e startup, smart city, sicurezza informatica, nuove competenze.

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