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Innovazione: la chiave sta nella flessibilità

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Innovazione: la chiave sta nella flessibilità

21 Gen 2014

di Nicoletta Boldrini

Creare servizi efficaci in modo dinamico per ottenere vantaggi di business. Un risultato che si raggiunge con una tecnologia di supporto flessibile. Dedagroup ICT Network ha fatto della flessibilità il ‘cavallo di battaglia’ anche nel modello organizzativo, collezionando best practice che potrebbero portare valore anche ai tavoli decisionali della Pa.

Parlare di Business Technology a mio avviso è anacronistico. Il compito del Dipartimento It, da sempre, è erogare servizi abilitanti il business. Ciò che è cambiato negli ultimi anni e che ha provocato una forte discontinuità con il passato è la disponibilità di tecnologie in grado di rendere maggiormente efficace il ruolo dell’It. Tecnologie comprensibili anche al business (come la mobility o i social), ormai, che chiede quindi un’accelerazione nella fruizione dei servizi”. Esordisce con una provocazione Gianni Camisa, Amministratore Delegato di Dedagroup ICT Network, per spiegare la sua personale visione circa la trasformazione in atto riconducibile, secondo l’AD, non solo al mondo tecnologico, ma anche e soprattutto alla sfera individuale e sociale, con impatti immediati sulle imprese. “Si parla molto di trasformazione perché di fatto la spinta propulsiva della tecnologia ha reso ‘inevitabile’ il cambiamento (nei processi, nei modelli organizzativi, nel go-to-market, nella proposta di servizi e soluzioni)”, puntualizza Camisa. “Il che non significa per forza di cose abbracciare l’ultimo ritrovato tecnologico, ma individuare un approccio strategico alla trasformazione, trovando nella tecnologia il supporto abilitante più adatto”.
Parliamo certamente di una trasformazione che interessa le aziende a diverse velocità, ma che sta avendo un impatto significativo anche sulle strategie interne dei vendor Ict. “Noi abbiamo deciso di strutturarci ‘a network’ ossia come federazione di società proprio per essere flessibili e adattivi, rendere snello il processo decisionale e accelerare gli interventi sulle aziende – spiega Camisa -. Questo modello organizzativo ci consente di aggregare le risorse per specifiche competenze, fermo restando l’approccio sinergico trasversale che io chiamo ‘a geometria variabile’ laddove si attuano progetti complessi di trasformazione”.

Gianni Camisa, Amministratore Delegato di Dedagroup ICT Network

E per spiegare il ‘come’ attuare progetti di questa natura, Camisa aggiunge: “La condivisione di best practice progettuali consente oggi non solo di capitalizzare esperienze e competenze per replicare con successo una iniziativa, ma anche di abbattere i costi. Da un punto di vista tecnologico, il vero tema portante oggi è la flessibilità, perché rappresenta la base per l’innovazione del servizio di business. Un approccio che la Pubblica Amministrazione, per esempio, non ha ancora compreso”.
Ragionando infatti sulla trasformazione della Pa, Camisa riflette sul fatto che passare da una visione infrastrutturale a un approccio più orientato ai processi e alle applicazioni, con una maggior focalizzazione su ambiti quali l’anagrafe unica, la fatturazione elettronica e l’identità digitale, rappresenti senz’altro un buon passo in avanti per la digitalizzazione del Paese. “Tuttavia – commenta Camisa -, l’Agenda Digitale non deve essere vista semplicemente come ‘mezzo’ per rendere più efficiente la Pa. Il vero scopo è accelerare l’innovazione del Paese attraverso un più efficace rapporto tra le amministrazioni e le imprese e i cittadini”.
Punto focale per rendere attuativo un processo di trasformazione, ancora troppo spesso trascurato secondo Camisa, è lo snodo del rapporto tra Pa centrale ed enti territoriali: “La vera sfida è identificare un modello di comunicazione/collaborazione tra Pa centrale e organi locali, quelli che di fatto interagiscono quotidianamente con le imprese e i cittadini, in modo da sviluppare servizi che risultino realmente efficaci per l’utente finale (sia esso cittadino privato o azienda). Esistono esempi ben consolidati – prosegue Camisa – come quello della Regione Emilia Romagna, con il governo di alcuni processi da un unico punto attraverso l’integrazione delle varie banche dati coinvolte, semplificando la burocrazia anche per il cittadino/impresa che, per esempio, per una concessione edilizia si può rivolgere a un unico ente anziché passare dal Comune alla Polizia Municipale, ai Vigili del Fuoco all’Asl e via dicendo”.  
Al cittadino/impresa non interessa sapere da chi e come vengono erogati i servizi, interessa che siano efficaci. “Un risultato che si ottiene lavorando su circolarità e interoperabilità di dati e applicazioni”, conclude Camisa.

Nicoletta Boldrini

Giornalista

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