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Danieli: “La vera sfida per le aziende è il change management”

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Danieli: “La vera sfida per le aziende è il change management”

31 Gen 2017

di Patrizia Fabbri

L’innovazione è un tema culturale e organizzativo, le tecnologie rappresentano un aspetto secondario. E l’apertura all’esterno, a piani di ascolto diversi, dalle startup alle università, ai clienti, ai fornitori, rappresenta un tassello importante del change management. È quanto emerge dall’intervista ad Alexander Stewart, Executive Vice President Information& Communication Technology di Danieli

Grazie a una lunga storia di successi che inizia nel 1914, Danieli rappresenta oggi una delle realtà più solide del panorama industriale italiano. Con oltre 10.000 dipendenti presenti in tutto il mondo, di cui un terzo in Italia, sede a Buttrio (in provincia di Udine) e filiali principali in Cina, Thailandia e India, il Gruppo, che è considerato leader mondiale nella produzione di impianti siderurgici, negli ultimi dieci anni ha raddoppiato le proprie dimensioni aprendosi a nuovi mercati. Ma anche un gruppo consolidato come Danieli e che opera in un settore come quello dell’impiantistica siderurgica, che apparentemente può apparire poco impattato dalla digital transformation, deve affrontare nuove sfide imposte dal processo di digitalizzazione dell’economia e deve saper cogliere le opportunità offerte dalle tecnologie digitali.

Del resto Danieli è una realtà dove l’innovazione ha sempre avuto un ruolo importante, tanto che il libro “Nati per la meccanica” che racconta la storia dei due fondatori, Mario e Luigi Danieli, inizia con una citazione di J.A. Schumpeter del 1927: “Ogni impresa che continui a essere semplicemente gestita e amministrata, sia pure con la massima competenza, se non si trasforma continuamente e non si adatta a nuovi compiti e a nuove situazioni, perde col tempo qualsiasi significato ed è destinata a scomparire”.

Alexander Stewart, Executive Vice President Information& Communication Technology di Danieli

Qual è dunque il rapporto del gruppo Danieli con l’innovazione? E’ legato a un concetto di cambiamento, ed è proprio il change management, la capacità di un rinnovamento culturale e organizzativo che, al di là della tecnologia in sé, sta a cuore ad Alexander Stewart, Executive Vice President Information& Communication Technology di Danieli, intervistato da ZeroUno a margine del Convegno Open Digital Innovation: imprese e startup insieme per ridisegnare il futuro, organizzato da Digital Transformation Academy, nata dalla collaborazione tra Mip Cefriel, Osservatorio Startup Hi-tech, che vede la School of Management del Politecnico di Milano collaborare con Italia Startup, e Osservatorio Startup Intelligence

ZeroUno: Come si concretizza nella sua azienda il concetto di Open Innovation?

Alexander Stewart: La diversificazione, il condividere determinate problematiche con attori esterni rappresenta sicuramente un supporto fondamentale per identificare soluzioni innovative in azienda. In Danieli stiamo quindi sviluppando contatti e relazioni con startup, università, ma anche, sempre in una logica di esplorazione di soluzioni innovative, con clienti e fornitori. In questo modo è possibile creare un ecosistema, con caratteristiche di ascolto diverse tra le varie componenti, che ci consente di affrontare una problematica sotto differenti punti di vista e può rappresentare un vero supporto nella ricerca di percorsi di innovazione da intraprendere.

ZeroUno: La relazione con questo ecosistema rientra in un processo organico oppure di volta in volta, in base a determinate esigenze, attivate il confronto con questi attori esterni?

Stewart: Per il momento non abbiamo ancora sviluppato un processo organico, stiamo utilizzando queste fonti per avere stimoli, nuove idee che possano innescare il processo di innovazione su determinati ambiti. Attualmente i partner esterni rappresentano per noi dei piani di ascolto per capire come si sta muovendo il mercato, quali sono gli ambiti nei quali indagare maggiormente. Ma ci stiamo orientando verso la creazione di un processo più strutturato che veda il coinvolgimento di queste realtà in modo più organico; siamo agli inizi ma ci crediamo molto.

ZeroUno: Ma l’azienda non è solo innovazione, ci sono processi che devono avere una solida governance e dove la sperimentazione è molto limitata. Gartner, dopo avere introdotto il concetto di bimodal IT riferendosi alle diverse infrastrutture tecnologiche, oggi parla di organizzazione bimodale dove nella stessa azienda devono convivere, anche dal punto di vista organizzativo, due velocità: da un lato una simile a quella delle startup per realizzare rapidamente innovazione, dall’altro una più tradizionale per garantire il funzionamento dell’azienda…

Stewart: Personalmente non condivido questa impostazione. Non dobbiamo dimenticare che siamo una funzione di servizio e il nostro ruolo è quello di aiutare i clienti interni a risolvere i problemi; il nostro approccio deve totalmente essere orientato a comprendere e dare risposta alle problematiche dei nostri “clienti”. Se affrontiamo la questione dal punto di vista tecnologico e strutturiamo la nostra organizzazione partendo dall’approccio tecnologico (una parte che si dedica alla governance e una parte orientata all’innovazione) inevitabilmente veniamo percepiti come un costo perché se al proprio interno il dipartimento It lavora con questo approccio, questo è ciò che apparirà all’esterno, al business [tutto l’effort speso nella governance rappresenterà solo un costo del quale difficilmente si comprenderà il valore ndr].

Quello che invece dobbiamo fare è concentrarci sulle esigenze dei nostri “clienti”; dobbiamo avere un allineamento costante con il business e supportarlo nell’aiutarlo a cogliere le opportunità che la tecnologia offre. Per questo noi stiamo lavorando molto sulle competenze, acquisendo e sviluppando soft skill in ambito Crm, di interpretazione dei requisiti, di gestione della relazione ecc. Sono questi gli aspetti sui quali siamo maggiormente concentrati in questo momento.

ZeroUno: Ma anche se la tecnologia rappresenta “solo” lo strumento, quali ritiene possano essere i mega trend tecnologici che avranno nel medio termine maggiore impatto sulle aziende?

Stewart: Ritengo fuorviante parlare in termini di trend tecnologici, l’evoluzione tecnologica c’è e andrà nella direzione che sarà utile per le imprese: l’impegno della ricerca e dei vendor è molto elevato e le tecnologie a disposizione sono e saranno tantissime. Nel nostro caso la digitalizzazione degli impianti porterà alla disponibilità di una enorme mole di dati che consentiranno di compiere analisi sulle performance, per esempio, impensabili nel passato. Il mercato sta investendo moltissimo su piattaforme di questo tipo e sicuramente avremo a disposizione strumenti ottimi, ma, ripeto, non è lì la questione. Il problema principale è culturale. Dobbiamo fare in modo che le opportunità che possono nascere dalla digitalizzazione siano accolte dalla nostra organizzazione; dobbiamo aiutare i nostri colleghi del business a capire come costruire nuovi servizi e nuovi modelli di vendita basati sull’analisi, la correlazione di questi dati. Il business sarà guidato dal dato, è questo che dobbiamo far comprendere ai nostri “clienti”, perché se le aziende non hanno una cultura di gestione del dato, cioè non trattano i dati nel modo più corretto e appropriato, difficilmente si potrà intraprendere un vero percorso di innovazione e, di conseguenza, essere competitivi. È nel change management la vera sfida.

Patrizia Fabbri
Giornalista

Patrizia Fabbri è giornalista professionista dal 1993 e si occupa di tematiche connesse alla trasformazione digitale della società e delle imprese, approfondendone gli aspetti tecnologici. Dopo avere ricoperto la carica di caporedattore di varie testate, consumer e B2B, nell’ambito Information Technology e avere svolto l’attività di free lance per alcuni anni, dal 2004 è giornalista di ZeroUno.

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