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Forrester: come sarà la Business Technology nel 2020

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Forrester: come sarà la Business Technology nel 2020

13 Giu 2011

di Rinaldo Marcandalli

In collegamento con gli HQ Forrester di Cambridge Massachussets, abbiamo intervistato Alexander Cullen, Vp e Research Director Forrester (nella foto), su “come evolverà la Business Technology nei prossimi anni, da oggi al 2020".
"Vanno sempre più affermandosi tre forze di cambiamento. Primo, diffusione tecnologica importante; secondo, uno svecchiamento della forza lavoro accompagnata da un mutamento nella popolazione dei consumatori; e terzo, le (nuove) caratteristiche dell’ambiente business nei prossimi dieci anni."

L’intervista ad Alexander Cullen ha anticipato alcuni temi che verranno trattati nell’annuale It Emea Forum, a Barcellona, fra l’8 e il 10 giugno 2011 dove si analizzeranno le necessarie trasformazioni prossime venture del Dipartimento It, per un’azienda “a motore Business Technology 2020 (Bt2020)”. Soluzioni che passano dall’investire “a partire da domani mattina” soprattutto su un diverso approccio mentale che sbocchi in una necessaria opera di autoformazione, preludio ad una metamorfosi del dipartimento It a cominciare dai suoi executive, primo fra tutti il Cio.

ZeroUno: Per chi segue Forrester, la Business Technology (Bt) è quasi un’associazione mentale spontanea. Perché immaginare adesso una Bt a dieci anni da oggi?
Cullen: La tecnologia diventata così pervasiva è ormai “core” per i risultati dei modelli operativi business. Il modello non può che essere integrato in Business Technology. Forrester ha un “Cio Group” di riferimento di 360 Cio di grandi aziende europee, nord e sudamericane, asiatiche e italiane, che ne è consapevole e vuole per quanto possibile prevedere cosa questo cambiamento di relazione fra business ed It significhi in termini di obiettivi evolutivi dell’organizzazione It. Per rispondere, Forrester ha fatto l’esercizio di prefigurarsi il mondo delle tecnologie in cui saranno immersi business e It insieme a 10 anni da oggi, chiedendosi come potrà il business usare le tecnologie It per ottenerne il massimo beneficio. Ha lavorato, insomma, a partire dal target per derivarne il percorso adattativo che sta dinnanzi al dipartimento It oggi. È una speculazione che pensiamo radicata su trend ben visibili da oggi e sui loro sbocchi a dieci anni.
ZeroUno: E quali sono questi trend percepibili fin da oggi?
Cullen: Vanno sempre più affermandosi tre forze di cambiamento. Primo, diffusione tecnologica importante; secondo, uno svecchiamento della forza lavoro accompagnata da un mutamento nella popolazione dei consumatori; e terzo, le (nuove) caratteristiche dell’ambiente business nei prossimi dieci anni.
Elemento chiave sarà il sorgere del “fai da te”. Cloud, software as a solution basato su servizi e social computing hanno in comune che sono facili da acquisire per il business, sempre più senza il ricorso all’It, insieme ai business analytics. I modelli Forrester (sul mercato americano) proiettano i servizi It acquisibili direttamente dal business dagli attuali 28 a 258 miliardi di dollari. Naturalmente i 28 miliardi di dollari di oggi sono totalizzati dai prodotti attualmente disponibili in self service, Elastic Computing di Amazon, SalesForce.com, box.net. E con un cambio nell’equazione economica (da spese capitale a servizi facili da usare, consumer ready). I dispositivi che abilitano una nuova era di capacità per i consumatori come gli iPad che cresceranno da meno di 10 milioni di unità oggi a oltre 80 milioni nel 2020. Al 10% degli application manager che già usano servizi cloud pubblici si aggiungerà il 33% che lo ha a piano. Questo è solo il preludio a ciò che sarà possibile tra 10 anni.
Per il secondo trend, i dipendenti con meno di 30 anni passeranno dal 25% di oggi al 45% dell’intera forza lavoro nel 2020, di cui una bella fetta sarà nella cerchia decisionale. Il loro modo di lavorare rende consumer l’It: sono più produttivi con i loro dispositivi, scaricano applicazioni internet con o senza approvazione del dipartimento It. In ultima analisi, risolvono i loro problemi con la loro tecnologia e non aspettano che sia l’It a risolverli per loro.
Il terzo trend: l’ambiente economico in cui le nostre aziende opereranno diventerà ancora più caotico per via dell’interconnessione tra le economie. Tra dieci anni vedremo tre Bric tra le prime cinque economie al mondo, nell’ordine avremo Cina, Usa, India, Giappone, e Russia. Le imprese dei paesi (ex) emergenti hanno appena cominciato oggi a competere con le aziende dei top 500 di Fortune; nel 2020 saranno le loro imprese a dominare le classifiche dei fatturati. La popolazione di consumatori mondiali (la classe media) sarà cresciuta di un miliardo di persone, quasi tutta nelle (ex) economie emergenti. Lì si focalizzerà il Marketing, e per forza con un sistema di “price-point” diverso. Cambieranno i parametri e la base stessa della concorrenza. Il prezzo del petrolio sta cambiando in modo strutturale, i costi dei trasporti saliranno.
Tutto questo significa fine dei modelli di business basati solo sul criterio dei costi di produzione bassi e dove è più economico spedire. I business dovranno diventare molto più “consapevoli delle risorse” usate, di tutti i tipi, umane, fisiche e It. Rivoluzione radicale del modello distributivo, revisione dei modelli di business, la tecnologia verrà usata in azienda in un modo radicalmente differente [vedi dettagli di seguito – ndr].
ZeroUno: Come deve cambiare allora il modello relazionale It-Business e qual è il percorso per arrivarvi?
Cullen: Da un lato l’It oggi tende nelle varie industry a centralizzarsi in termini di budget, sviluppo applicativo, infrastrutture sotto il controllo di un Cio, inseguendo un modo più efficiente di delivery (Bt industrializzato); ma allo stesso tempo quando arriva una nuova tecnologia dirompente, i business si affrettano ad adottarla prima dello stesso dipartimento It (Bt embedded). Nascono così nicchie di “shadow It” intorno all’infrastruttura centrale It. Si crea un dualismo fra un sistema centrale efficiente ma incapace di tenere il passo e sistemi decentrati “fai da te” ma con troppa ridondanza e spreco. Serve integrare in modo ottimale i due sistemi, con un modello di empowered Bt, nel quale il ruolo dell’It si sposta dal fornire al business il servizio-soluzione all’assisterlo a indirizzare in fai-da-te i propri bisogni e le proprie sfide il più velocemente possibile, proteggendo gli interessi dell’impresa. Un modello più decentrato ma con un ruolo diverso per l’It: da produzione a supervisione e controllo.
ZeroUno: Un bilanciamento fra risposta al cambiamento ed efficienza. Ma con quali impatti alle competenze?
Cullen: Nuove aggregazioni di competenze, come fulcro dello stesso bilanciamento. Nell’insieme combinato di business e It, occorre riconoscere e consapevolmente formare quattro ruoli. Servono dei Bt Visionary che tirino fuori le idee su lacune ed opportunità, stanno a far strategie o vedono un Cliente con un problema. La tecnologia è parte dell’idea, ne è un driver o un abilitatore. Producono iniziative che hanno bisogno di expertise per far funzionare l’idea, e la trovano nei Bt Consultant, che contribuiscono con gli skill necessari ad applicare la tecnologia che serve alla realizzazione dell’iniziativa. Tipicamente serve un consulente interno che prenda uno strumento Saas, lo configuri per l’industry o la specifica iniziativa. Ma salvo innovazioni di business che stiano per natura per conto loro, serve, in più, chi integri nelle capacità esistenti la nuova iniziativa: il Bt Integrator che collega i risultati dell’iniziativa alla sicurezza/auditing/controllo, ai dati e all’intelligence corporate. C’è un quarto ruolo, il più importante per l’operatività quotidiana del business nel suo insieme, il Bt Sustainability Expert. Sostenibilità significa vista a 360° sul business e capacità di trovare il modo di scalare l’iniziativa a livello di impresa in modo economico se richiesto dalla natura dell’iniziativa; e in modo che rispetti le linee guida appropriate e i limiti entro i quali i risultati devono essere trattati. La figura del Sustainability Expert è la derivazione e la fusione a livello Bt dell’Enterprise Architect e del Ciso, con la delicata missione di proteggere l’interesse del business facendo scalare le iniziative scalabili al livello appropriato.
ZeroUno: Che piano dovrebbe lanciare un Cio “da lunedì prossimo” per arrivare all’appuntamento di “Bt 2020”?
Cullen: Serve preparare le proprie persone a diventare “teacher e trainer” in modo che siano “mentalmente” business centrici. E serve lavorare con i propri colleghi Finance per far sì che possano controllare la spesa It non solo all’interno del dipartimento It ma anche fuori; e con i colleghi Executive del C-level nella consapevolezza che l’It pervasivo è un “bene comune” aziendale di cui al Cio resta la responsabilità di essere il riferimento e il depositario del sapere. “Incidentalmente”, all’It Emea Forrester 2011, ci sarà la keynote di Marc Cecere, specialista Forrester nell’organizzazione, su “cosa vuol dire concretamente, in termini di modello organizzativo, questo riposizionamento dettato dal empowerment tecnologico del business”.

Rinaldo Marcandalli
Giornalista

Consulente aziendale e giornalista. 40+ anni di esperienza nello sviluppo software, laboratorio IBM e field, nelle telecomunicazioni prima e poi nelle applicazioni e nel governo del Dipartimento It. Esperienze sul campo in settori bancario, in particolare interbancario, assicurativo e pubblica amministrazione. Da 20+ anni segue prima da consulente e poi come giornalista l’evoluzione dei processi nei settori e da 10+ anni la loro trasformazione progressiva al digitale, specializzandosi nello studio della riorganizzazione agile, digitale e smart delle Aziende.

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