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Come colmare il gap di genere negli skill tecnologici

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Come colmare il gap di genere negli skill tecnologici

26 Apr 2017

di Patrizia Fabbri

Entro il 2025 in Europa ci sarà un incremento dell’8% della domanda di risorse STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics) per un totale di 7 milioni di posti di lavoro, ma le donne laureate in queste discipline sono solo l’1,1%. Eppure una maggiore presenza femminile avrebbe, secondo la Commissione Europea, un forte impatto sia sulla competitività aziendale sia sul PIL europeo. Cosa si è fatto e cosa si sta facendo per colmare questo gap?

Nel 2020 il divario tra domanda e offerta di competenze necessarie a sostenere la trasformazione determinata dall’application economy raggiungerà in Europa, secondo l’EU Digital Skill & Jobs, le 756.000 unità. “Dobbiamo fare subito qualcosa per colmare questo gap”, ha ammonito Michele Lamartina, Amministratore Delegato di CA Technologies, aprendo poco tempo fa l’incontro Nuovi orizzonti per le millennial digitali, organizzato dall’azienda insieme a Fondazione Sodalitas per promuovere il dibattito sul ruolo

Di questo servizio fa parte anche il seguente articolo:
LA RICERCA – Donne e tecnologia in Italia: quale futuro nel mondo del lavoro?

delle donne nell’innovazione tecnologica e sul valore della formazione STEM  (Science, Technology, Engineering and Mathematics) per l’occupazione femminile. Incontro durante il quale sono stati presentati i risultati dell’indagine “Donne e digital transformation: binomio vincente”, condotta da NetConsulting Cube per conto di CA Technologies su un campione di Responsabili delle Risorse Umane e Direttori dei Sistemi Informativi di 60 aziende italiane e 225 studenti di Licei e Istituti Professionali (rimandiamo alla lettura dell’articolo Donne e tecnologia in Italia: quale futuro nel mondo del lavoro? per l’approfondimento sulla ricerca).

Michele Lamartina, Amministratore Delegato di CA Technologies

Il Rapporto Desi 2016 della Commissione Europea prevede che entro il 2025 in Europa ci sarà un incremento dell’8% della domanda di risorse STEM per un totale di 7 milioni di posti di lavoro, ma evidenzia che la presenza delle donne laureate in queste discipline è scarsa (solo l’1,1%), con un diretto impatto sul mondo del lavoro: “Solo il 19% delle posizioni apicali è ricoperto oggi da donne con laurea STEM – ha ricordato Lamartina – e nel settore ICT la presenza femminile è del 30%”.

Dall’ultimo Global Gender Gap Report del World Economic Forum, che dal 2006 misura l'ampiezza e la portata della divario di genere in tutto il mondo, emerge che negli ultimi 10 anni il gap si è ridotto solo del 2% con l’Italia posizionata al 50° posto (su 144 paesi considerati). Gender Gap che risulta ancora più accentuato quando si parla di professioni tecnico-scientifiche: in Italia solo 1 addetto su 4 con skill STEM è donna e se si guarda solo ai ruoli apicali il rapporto è di 1 a 5.

 

Come colmare il gap di genere nelle discipline STEM

Cosa si è fatto e cosa si sta facendo per invertire queste tendenze? Nel marzo 2013 la Commissione Europea ha lanciato l’iniziativa Grand Coalition for Digital Jobs per favorire la collaborazione tra imprese, enti pubblici ed enti di formazione, incoraggiando le parti interessate a prendersi l’impegno di attuare misure concrete per aumentare l'offerta di professionisti nel settore ICT, per migliorare l'alfabetizzazione digitale dei cittadini e dei lavoratori e per colmare il divario di competenze digitali. A partire dal 2014 sempre la Commissione Europea ha promosso eSkills for Jobs: una campagna di comunicazione e sensibilizzazione diffusa in 22 Stati Membri sul tema delle competenze digitali, in favore della crescita quantitativa e qualitativa dell’occupazione. Ed è proprio nell’ambito di questa campagna che è nato il programma Deploy your talents portato avanti a livello europeo da CSR Europe e realizzato in Italia da Fondazione Sodalitas con l’obiettivo di rilanciare gli studi delle discipline tecnico-scientifiche e superare gli stereotipi di genere che le caratterizzano, costruendo partnership tra scuole e imprese. Anche quest’anno, per la quarta edizione consecutiva, CA Technologies ha aderito all’iniziativa e, insieme ad altre 12 imprese (Accenture, AIRC-IFOM, Edison, Ericsson, IBM, Mapei, Mitsubishi Electric, Randstad, Sanofi, Schindler, STMicroelectronics, UBS) e a 12 istituti scolastici superiori lavorerà, fino a maggio, per sensibilizzare i giovani sul valore della formazione nelle materie tecnico-scientifiche in un percorso di incontri in aula e visite aziendali. I manager delle aziende coinvolte affiancano direttamente oltre 400 studenti, attraverso un programma di formazione, tutoraggio e project work che si sviluppa sia nelle aule scolastiche sia nelle aziende che ospitano gli studenti.

Questa attività, per CA Technologies rappresenta uno dei tasselli del programma di responsabilità sociale d’impresa Create Tomorrow realizzato per contribuire a ridurre l’attuale mancanza di competenze nelle materie STEM attraverso la partnership con ONG e istituzioni scolastiche. “Il deficit di risorse digitali può rivelarsi una grande opportunità per i giovani che si apprestano a scegliere un indirizzo di studi che lasci intravedere buone prospettive occupazionali. Ecco perché – ha dichiarato Lamartina – riteniamo prioritario promuovere e partecipare a iniziative che possano aiutare i giovani a fare chiarezza sulle loro scelte future, stimolando parallelamente il coinvolgimento delle ragazze in ambiti nei quali sono tradizionalmente meno presenti, come quello tecnologico”.

Lamartina ha quindi concluso il suo intervento con le parole della Commissaria europea Neelie Kroes: “La tecnologia è troppo importante per essere lasciata solo agli uomini”.

Patrizia Fabbri
Giornalista

Patrizia Fabbri è giornalista professionista dal 1993 e si occupa di tematiche connesse alla trasformazione digitale della società e delle imprese, approfondendone gli aspetti tecnologici. Dopo avere ricoperto la carica di caporedattore di varie testate, consumer e B2B, nell’ambito Information Technology e avere svolto l’attività di free lance per alcuni anni, dal 2004 è giornalista di ZeroUno.

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