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Next Generation BI: il ruolo delle analytical platform

pittogramma Zerouno

Next Generation BI: il ruolo delle analytical platform

19 Dic 2011

di Giampiero Carli Ballola

Un incontro tra le imprese utenti e l’offerta sulle prospettive e sulle criticità dell’evoluzione della business intelligence verso le analytical platform.

Un folto gruppo di più di venti tra Cio, It manager e responsabili di funzioni aziendali provenienti da altrettante imprese si è dato appuntamento alle nove di mattina in una sala riservata dell’antico Caffè Zucca di Milano per partecipare al “Breakfast con l’analista”, un evento dalle finalità analoghe a quelle dei classici Executive Dinner organizzati da ZeroUno, ma strutturato secondo una formula più ‘leggera’, pensata per incidere minimamente sull’agenda dei convenuti, sottraendo loro solo un paio d’ore di tempo.

Stefano Uberti Foppa e Paolo Pasini

NIl tema dell’incontro, organizzato in collaborazione con Sybase, era “Next Generation BI: il ruolo delle analytical platform”, un argomento che specialmente oggi, con le opportunità di conoscenza prospettate dalle analisi applicabili a nuovi tipi di dati, in parte o in tutto destrutturati, è di vivo interesse presso quasi tutte le organizzazioni. Come ha osservato infatti Stefano Uberti Foppa, direttore di ZeroUno, nell’accogliere i convenuti e presentare l’agenda della mattinata, che ruotava sull’esposizione e sul commento dell’indagine sulle aziende italiane di cui parleremo più avanti, “Nella perdurante difficoltà economica generale e nella conseguente contrazione dei mercati, la capacità di intercettare rapidamente ogni elemento di variabilità della domanda diventa vitale”. Occorre quindi allargare il campo di conoscenza oltre i soliti dati relativi alle transazioni di business e gestiti dai database aziendali per indagare nuove fonti d’informazione, anche esterne all’impresa, la cui analisi possa dare informazioni utili a guidare le decisioni.

 

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È questa appunto la tendenza della nuova generazione di soluzioni di BI, il cui sviluppo, accelerato anche dal fenomeno big data, marca il passaggio dai sistemi di reportistica (anch’essi in evoluzione, con ‘cruscotti’ sempre più graficizzati) verso piattaforme in grado di analizzare rapidamente dati eterogenei e complessi per estrarne informazioni relative non solo a descrivere le situazioni in atto ma anche a prefigurarne i probabili sviluppi.

Lo stato delle cose…

I concetti di cui si è detto sono stati sottolineati dall’esposizione e dal commento fatto da Paolo Pasini, docente Area Sistemi Informativi di Sda Bocconi, dei risultati di una ricerca condotta da ZeroUno su 52 aziende italiane (distribuite nei vari settori d’industria e per la maggioranza di medie-grandi dimensioni, con oltre 250 dipendenti e sopra i 250 milioni di euro di fatturato)  il cui oggetto era appunto il livello di conoscenza e di diffusione delle piattaforme di analisi nelle nostre imprese e la percezione del loro valore da parte dei responsabili sia della funzione It sia delle linee di business.

Senza entrare nel dettaglio delle risposte date che, va notato, sono state fornite in parti eguali da specialisti It e uomini del business, possiamo riassumere, cosi come fatto da Pasini, i punti principali emersi:

  1. Il cambiamento del contesto in cui opera la BI nell’impresa (ownership dei progetti, crescita in volume e tipologia dei dati e crescita del numero degli utenti aziendali interessati) è generalmente ben percepito.
  2. È ugualmente ben percepito lo spostamento delle fonti dati dai sistemi aziendali, per quanto tuttora prevalenti nell’alimentazione dei data warehouse, verso dati destrutturati forniti da fonti sia interne che esterne all’impresa (tipicamente, le e-mail per le prime e i siti Web per le seconde), la cui richiesta di analisi da parte degli utenti è in crescita.
  3. Le principali criticità che la BI si trova ad affrontare in azienda sono (a parte la scarsità di risorse, che è il limite più sentito, con budget che per quanto in crescita restano molto piccoli, attorno al 6% del totale): la scarsa capacità analitica del management; la scarsa corrispondenza tra le informazioni prodotte e gli obiettivi degli utenti (che, se vogliamo è l’altra faccia della medaglia del punto precedente); la scarsa capacità di analisi dei dati non strutturati e il perdurare di tecnologie di lungo apprendimento.
  4. In conseguenza di ciò, i problemi operativi più pressanti risultano essere la necessità di rispondere a richieste di analisi sempre più sofisticate; la difficoltà di integrare i sistemi di BI nell’architettura dei sistemi aziendali; il crescente bisogno di capacità di elaborazione di storage, dovuta però (almeno per il momento) più al crescere degli utenti che al crescere del volume e della complessità dei dati.

…e le sfide per business e It

Paolo Pasini, Sda Bocconi, e Fabio Todaro, Country Manager Sybase

Su questi problemi si è quindi aperto, pur nei limiti di tempo previsti dal format ‘mattutino’ dell’evento, uno scambio di opinioni tra gli IT manager e i responsabili di funzioni business presenti che si sono confrontati con l’offerta tecnologica, rappresentata da Sap/Sybase nelle persone di Fabio Todaro, direttore della Divisione D&T (Database and Technology) di Sap, Franco Caprioli, Marketing manager di Sybase, an Sap Company, e Fabrizio Fantasia, Senior system consultant di Sybase, an Sap Company.

Il problema di un corretto disegno delle necessità informative dell’azienda, e quindi della necessità da parte dell’It di avvicinarsi al business e comprenderne le logiche, è stato ben evidenziato dall’intervento di Stefano La Marca (Salumificio Beretta), che ha osservato come nella sua esperienza molte informazioni estraibili dai sistemi aziendali che in prima battuta sembravano poco relazionate al business siano poi state riconosciute come rilevanti una volta opportunamente analizzate. “Non è stato però facile – ha aggiunto – far accettare la necessità di una scrematura e interpretazione dei dati. Si è dovuta superare l’idea che più dati ci sono meglio è, con la conseguente richiesta di una mole d’informazioni accentrate in macro-report difficili da leggere e spesso sottoutilizzati”.

Questo stesso problema, essenzialmente culturale, è sentito anche da Adriana Restelli (Ubi Banca) che, dopo avere premesso come nei grandi gruppi le idee dell’It spesso si scontrino con la lentezza operativa della capogruppo portando alla creazione di soluzioni di BI parallele a quella del gruppo e dedicate ai problemi delle singole società, ha osservato come sia difficile portare gli utenti alla lettura analitica dei dati. “Fin che si tratta di leggere dei report, tutto va bene, ma quando il sistema di BI c’è e gli strumenti di analisi sono resi disponibili sono ancora pochi quelli che si spingono a farne uso”.

Simone Bosetti (Rbm Salute) ha invece prospettato un problema analogo e contrario: “da noi gli utenti, informati sulle potenzialità delle analisi e divenuti coscienti della scarsa densità d’informazione rispetto ai dati, ci stanno chiedendo analisi certamente utili ma la cui complessità d’esecuzione e il fatto di basarsi spesso su dati non strutturati, come le mail, rivelano un gap non banale con l’architettura informativa di cui disponiamo. In breve – conclude Bosetti – abbiamo stimolato un bisogno che ora ci pone in difficoltà”.

Su questi interventi si è espresso Fabio Todaro (Sybase), che dopo aver commentato la ownership dei progetti di BI, che per quanto largamente delegata all’It vede crescere l’importanza delle funzioni utenti (il che, ha osservato, “porta l’It a dover essere più vicina e più pronta ai bisogni del business”), ha voluto confrontarsi con il dato dal quale risulta la scarsa conoscenza delle piattaforme di analisi. Questa è alta solo per un intervistato su cinque, mentre il resto ne ha una conoscenza ‘media’ o ‘bassa’. “C’è chiaramente, e qui faccio un po’ di autocritica, un problema di comunicazione da parte dei vendor, ma c’è forse, e ora faccio un po’ di provocazione, una ‘naturale distrazione’ da parte dell’It”.

Franco Caprioli, Marketing manager Sybase

Per Todaro bisogna che fornitori e utenti lavorino insieme, magari andando a vedere cosa già è stato fatto, “per sapere che le tecnologie esistono e che analisi tempestive su dati eterogenei e destrutturati oggi si possono fare”. Per Franco Caprioli (sempre Sybase), ”esiste anche una difficoltà da parte del business, di avere chiaro in mente quali sono i dati più utili da analizzare per essere competitivi sul mercato”. Una cosa, ha aggiunto, che si può superare “considerando le informazioni che non gli fornisce la BI, ma che sono di uso quotidiano”. Quanto all’It: “deve uscire dall’idea di fare BI sui dati transazionali”, così come da quella “di fare analisi con periodicità settimanale se non addirittura una volta al mese”. Si tratta di uno sforzo che comprende un cambiamento di paradigma sul concetto stesso di fruibilità delle informazioni: “per dare alle informazioni un valore effettivo – ha concluso Caprioli – bisogna lasciare a chi le usa davvero la libertà di decidere come le vuole leggere e come le vuole analizzare”.

Giampiero Carli Ballola
Giornalista

Giampiero Carli-Ballola, nato nel 1942 e giornalista specialista in tecnologia, collabora con ZeroUno dal 1988. Segue i processi di digitalizzazione del business con particolare attenzione ai data center e alle architetture infrastrutturali, alle applicazioni big data e analitiche, alle soluzioni per l’automazione delle industrie e ai sistemi di sicurezza.

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