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Data center, l’UE propone un’etichetta per misurare consumi e sostenibilità


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Il sistema riguarderà le strutture con capacità superiore a 500 kW e terrà conto dell’uso di energia e acqua, del recupero del calore e del contributo alla rete elettrica. Le prime classificazioni sono attese nel 2027; aperta anche una consultazione sugli standard minimi di prestazione

Pubblicato il 25 set 2026



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sostenibilità dei data center


Punti chiave

  • La Commissione europea propone una classificazione per i data center per aumentare la trasparenza, gestire la crescita (triplicare capacità) e i consumi stimati 68→114 TWh entro il 2030.
  • Il sistema, applicabile agli impianti superiori a 500 kW, valuterà energia, acqua, recupero del calore, integrazione di energia pulita e capacità di modulare la domanda sulla rete.
  • Il regolamento è in esame; prime etichette attese nel 2027, revisione entro il 2028; aperta consultazione pubblica fino al 14 dicembre 2026 con operatori e autorità.
Riassunto generato con AI


La Commissione europea vuole rendere confrontabile l’impatto dei data center sulle risorse e sul sistema elettrico. Con una classificazione comune, presentata il 21 settembre, Bruxelles punta a raccogliere informazioni più trasparenti sui consumi delle singole strutture e sulla loro integrazione nella rete energetica.

L’iniziativa accompagna l’obiettivo dell’Ue di triplicare la capacità dei data center nei prossimi cinque-sette anni. La crescita della potenza di calcolo comporterà una maggiore domanda di elettricità e acqua, oltre a possibili pressioni sulle reti e sulle emissioni di carbonio.

Secondo i dati richiamati dalla Commissione, nel 2024 i data center hanno consumato circa 68 TWh di elettricità nell’Ue. Spinta anche dall’intelligenza artificiale, la domanda potrebbe raggiungere 114 TWh entro il 2030, superando il 3% dei consumi elettrici complessivi dell’Unione, secondo l’Agenzia internazionale dell’energia.

Che cosa misurerà la classificazione

Il sistema proposto si applicherà ai singoli data center con capacità superiore a 500 kW. La valutazione terrà conto dell’energia e dell’acqua effettivamente utilizzate, ma anche del modo in cui le strutture interagiscono con il sistema elettrico: dal recupero del calore prodotto dai server all’aggiunta di capacità di generazione da fonti pulite, fino alla possibilità di adattare i consumi alle condizioni della rete.

Per illustrare il potenziale del recupero termico, la Commissione stima che riutilizzare circa la metà del calore di scarto dei data center europei equivarrebbe al fabbisogno complessivo di riscaldamento di quattro milioni di famiglie. Le strutture capaci di modulare la propria domanda elettrica, aggiunge Bruxelles, possono contribuire alla stabilità della rete e all’integrazione delle rinnovabili.

«Triplicare la capacità dei nostri data center non può significare triplicare la pressione sulle nostre reti, sulle nostre risorse idriche e sulle nostre bollette energetiche – spiega Teresa Ribera, vicepresidente esecutiva della Commissione europea per una transizione pulita, giusta e competitiva – Il punto di partenza è la trasparenza: classificare i grandi data center in base al loro impatto sul sistema energetico. Efficienti, flessibili, alimentati da ulteriore energia pulita e capaci di riutilizzare il calore di scarto: è così che i data center diventano una risorsa per la transizione energetica dell’Ue».

L’etichetta, articolata in classi da A a G, dovrebbe rendere confrontabili efficienza nell’utilizzo dell’energia, efficienza idrica, quota di energia a basse emissioni, riutilizzo del calore, contributo di nuova generazione pulita e flessibilità offerta alla rete elettrica.

Etichette dal 2027, consultazione sugli standard minimi

Il regolamento delegato che istituisce la classificazione è sottoposto a un periodo di esame di due mesi da parte del Parlamento europeo e del Consiglio. Le due istituzioni possono opporsi all’atto, mentre non possono modificarne il testo. La Commissione prevede che le prime etichette di sostenibilità per i singoli data center siano esposte nel 2027 e che il sistema venga riesaminato entro la fine del 2028.

In parallelo, Bruxelles ha avviato una consultazione pubblica sui requisiti minimi di prestazione energetica per i data center operanti in Europa. Il termine per partecipare è il 14 dicembre 2026. Prosegue inoltre il lavoro con gestori dei data center, operatori di rete, fornitori di energia e autorità pubbliche per arrivare a un accordo sull’integrazione delle strutture nel sistema energetico nella seconda metà dell’anno.

«Per garantire che la trasformazione digitale porti davvero benefici alla nostra società, dobbiamo affrontare la crescente domanda di energia dei data center – conclude Dan Jørgensen, commissario europeo per l’Energia e l’edilizia abitativa – Conoscere i loro consumi energetici e l’uso delle risorse è il primo passo essenziale per integrarli in modo sostenibile nel nostro sistema energetico. La sovranità digitale deve andare di pari passo con la responsabilità energetica».

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