Mobility way: “l’azienda in tasca” richiede strategie prima che device

Nel corso di un recente Breakfast con l’Analista, organizzato da ZeroUno in partnership con Orange Business Services, sono state approfondite le potenzialità che la “mobilizzazione” di applicazioni e servizi hanno nel ridefinire i modelli organizzativi e gli obiettivi di business delle aziende. I dispositivi sono in realtà il problema finale. Sono molti gli elementi da considerare: dalla definizione di processi e utenti, alle scelte infrastrutturali; dalla sicurezza all’analisi del Tco e del Roi, fino alla scelta del partner giusto.

Pubblicato il 15 Mag 2014

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Mobility way: “l’azienda in tasca” richiede strategie prima che device

L’adozione degli strumenti di mobility, integrati con infrastrutture cloud e applicazioni di collaborazione e social si pone oggi come un importante modello di ripensamento organizzativo. Ciò è venuto chiaramente alla luce nel corso del Breakfast con l’Analista The Mobility Way, l’azienda in tasca all’utente, organizzato poco tempo fa da ZeroUno a Milano in collaborazione con Orange Business Services.

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“Stiamo assistendo, e ce lo confermano numerose analisi, a un fenomeno di mobilizzazione che investe almeno due piani. Il primo è quello interno, in sintonia con un concetto di azienda estesa, in cui si offre agli utenti dell’impresa la possibilità di fruire di contenuti attraverso diversi device. Il secondo, che la società di analisi Forrester definisce come ‘portare l’azienda in tasca agli utenti’, consiste nel rendere fruibili applicazioni e servizi aziendali anche ai partner e clienti in un contesto di mobilità e con un modello as-a-service. Una strategia che implica profondi ripensamenti sia a livello di processi sia per quanto riguarda le tecnologie e che faciliterà la transizione a uno scenario in cui le strategie business non saranno più definite solo nei board aziendali, ma anche attraverso metodologie di forte inclusione e collaborazione fra imprese, partner e clienti finali”, ha esordito Stefano Uberti Foppa, direttore responsabile di ZeroUno, introducendo i lavori.

È toccato poi a Riccardo Zanchi, partner di NetConsulting, inquadrare il fenomeno della mobility aziendale e le sue evoluzioni, indicando una lunga serie di “punti di attenzione” per i Cio: “Tutti i responsabili It si trovano di fronte alla richiesta di fornire supporto all’utilizzo di tecnologie di mobilità e servizi a corredo. Rispetto a pochi anni fa, il mercato oggi offre sia device sia servizi che permettono di dare maggiore soddisfazione alle esigenze sempre più articolate degli utenti. Ma è il momento di porsi una domanda: perché parliamo di mobilità? Facendolo scopriamo che parliamo di un concetto che va ampliato e che non si limita solo ad aumentare la produttività di un singolo utente o linea di business. Senza ragionamenti più complessivi, valutazioni dei vantaggi che effettivamente possono derivare da certe scelte, rischi che si corrono e ricerche di giusti equilibri, si rischia di non raggiungere i benefici sperati dalla mobilità, ma anzi di andare incontro a conseguenze anche fortemente negative”.

Un approccio da ribaltare

Secondo Zanchi, l’approccio verso la mobility va ribaltato rispetto a quello prevalentemente adottato finora: “Prima di tutto bisogna identificare quali sono i processi e gli utenti coinvolti nella mobility e quali applicazioni vengono utilizzate. A questo punto si deve decidere se queste vanno riscritte, adattate o è necessario un più ampio refresh tecnologico con l’acquisizione di nuove soluzioni. Nel corso di questo processo non bisogna dimenticarsi dei problemi legati alla sicurezza. Solo in ultima istanza si deve affrontare il problema dei device, che possono essere aziendali oppure di tipo Bring-your-own-device”. È sotto gli occhi di tutti, a questo proposito, come l’avvento del Byod, inizialmente “subìto” dai dipartimenti It come conseguenza della richiesta, da parte degli utenti, di poter utilizzare i device mobili personali invece di quelli scelti e messi a disposizione dalle aziende, abbia avuto come effetti sia un ampliamento delle opportunità per le imprese di adottare strategie mobili a più ampia scala e risparmiare i costi legati all’acquisto di dispositivi, sia accentuato l’attenzione verso l’aspetto dell’integrazione di questi strumenti eterogenei a dispetto di altri tipi di valutazioni di mobile strategy. “Noi stessi – ha testimoniato in proposito Bernardo Centrone, Head of South Central Europe di Orange Business Services – siamo impegnati in diversi progetti pilota per sfruttare in modo più innovativo ed efficace le opportunità offerte dal Byod al nostro interno, concentrandoci anche su come integrare al meglio dei mobile workspace su questi dispositivi. E vediamo un numero sempre maggiore di aziende prendere in considerazione il Byod non più come un problema ma come un’opportunità per razionalizzare i costi e aumentare la produttività degli utenti”. Siccome i problemi propri e dei suoi clienti sono gli stessi, Orange è impegnata a affrontare in modo sinergico i progetti Byod effettuati internamente ed esternamente.

Un altro aspetto che va tenuto in grande considerazione è l’Application performance management (Apm): “Gli utenti – ha sottolineato Zanchi – si aspettano dalle applicazioni fruite in mobility lo stesso livello di performance cui sono abituati all’interno dell’azienda”.

Scegliere il partner corretto

La scelta del partner giusto è un altro elemento imprescindibile secondo l’analista intervenuto al Breakfast di ZeroUno: “Per alcune aziende – ha dichiarato Zanchi – l’internazionalizzazione è diventato un fattore importante o addirittura di sopravvivenza. In questo caso non ci si può affidare a chi ha solo buona volontà ma non esperienze pregresse in altri paesi. Il cerchio fra cui scegliere si restringe a chi è in grado di offrire supporto adeguato anche su mercati remoti e molto diversi da quello italiano”. Fra le problematiche che diventano critiche quando si va ad operare a livello internazionale vi sono i costi legati al roaming e alla sicurezza. “L’esplosione in corso del traffico dei dati determinata dall’utilizzo dei dispositivi mobile degli addetti aziendali in trasferta nel mondo, per collegarsi a internet e ai sistemi aziendali – ha rimarcato Centrone – pone con crescente importanza il tema del contenimento dei costi di roaming con i diversi operatori presenti nei vari Paesi. Orange viene incontro a questo tema di ‘global sourcing’ in diversi modi. Uno è attraverso numerose alleanze con altri operatori mobili, un altro è tramite l’offerta di soluzioni di Telecom expense management, un altro ancora è tramite l’offerta – direttamente o tramite partner – di servizi di connettività Wi-Fi a condizioni favorevoli all’interno di molte location in tutto il mondo, quali alberghi, ristoranti, aeroporti e altre”.

“Per quanto riguarda la sicurezza – ha aggiunto Massimo Ceresoli, Head of Global Service South and Central Europe di Orange Business Services – appoggiandosi a un player globale come noi è possibile fruire di servizi di Mobile Device Management che permettono di centralizzare e uniformare il controllo dei propri dispositivi indipendentemente dall’operatore che si utilizza in un dato paese. Il problema della sicurezza e della compliance è tra quelli che vanno maggiormente tenuti in considerazione nel disegnare le strategie di mobility e nella scelta dei partner. Su ogni dispositivo oggi sono conservati diversi gigabyte di dati personali o aziendali; è quindi indispensabile che vengano adottate tutte le strategie e policy di protezione che caratterizzano i sistemi aziendali. Oggi per i provider esistono normative molto severe che riguardano la gestione dei dati; presto queste normative saranno estese anche alle aziende, che avranno l’obbligo di avvisare i clienti se i loro dati sono stati in qualche modo violati”. Sono molti, insomma, i motivi per i quali mobility enterprise non è solo essere al passo con le ultime novità tecnologiche, ma una disciplina che richiede condivisione di strategie, ricerca di compromessi, opportune scelte infrastrutturali e tanta governance.


Orange Business Services. Il provider e system integrator per le aziende che guardano al mondo

Nata nel 2006, Orange Business Services, il braccio dell’operatore di tlc francese Orange nel settore delle soluzioni per mercato corporate, ha la mobilità nel Dna. La sua espansione nel mondo è avvenuta tramite l’apertura di uffici di dimensione contenuta e grande mobilità del personale; le soluzioni sviluppate da Orange per i propri addetti sono le stesse che propone e gestisce per i clienti.

Innanzitutto si tratta di servizi di connettività ad alte prestazioni, di tipo sia fisso sia mobile, basate su una rete globale Mpls Vpn che mette in comunicazione siti di aziende clienti, sedi Orange, dealer e partner, oltre a essere connessa a Internet. Attraverso questa piattaforma, Orange Business Services dichiara di poter fornire servizi in 220 paesi del mondo. La società vanta, inoltre, un vasto e completo ecosistema di partner.

Il vendor offre un ampio portafoglio di managed service, fra questi spicca il Telecom expense management, un servizio per la gestione del global sourcing che permette il contenimento dei costi di roaming. Un altro è il Mobile device management, basato su una console unica per gestire e applicare le policy di sicurezza di applicazioni mobili, contenuti e device, indipendentemente dall’operatore utilizzato in un dato momento, e l’asset management. In crescita, infine, sono i servizi cloud che permettono ai clienti di virtualizzare applicazioni e servizi in modo che siano fruibili sui device mobili nello stesso modo in cui lo sono sui pc, con le stesse prestazioni e livelli di sicurezza.

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