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Di fronte all’avanzare delle minacce, il firewall si riorganizza

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Sicurezza

Di fronte all’avanzare delle minacce, il firewall si riorganizza

25 Mag 2014

di Giuseppe Goglio da Digital4

Superato il classico principio dei confini per una rete aziendale, è necessario ripensare anche al sistema di difesa. Un compito reso più impegnativo dal preoccupante fenomeno delle Advanced Evasion Techniques, contro le quali McAfee intende mettere a punto una soluzione più articolata e aumentare il livello di attenzione attualmente giudicato insufficiente

Sin dalle origini della propria comparsa, per definizione il firewall ha rappresentato la principale barriera per difendere la rete aziendale da ogni sorta di pericolo proveniente dall’esterno. Punto forte nell’offerta di soluzioni per la sicurezza di molti produttori, nel tempo però la sua efficienza è stata messa in discussione. La maggiore abilità dei cybercriminali da una parte, ma soprattutto il superamento del principio di confine ben definito per la LAN a causa di mobility e cloud computing, rendono decisamente più impegnativo il compito per i responsabili della sicurezza IT.

«Le Advanced Evasion Techniques sono qualcosa di poco visibile e anche per questo molto poco conosciute – spiega Marco Rottigni, senior security specialist di McAfee -. Per questo, abbiamo messo a punto un sistema di test in grado di controllare l’affidabilità di qualsiasi tecnologia, a partire dalla nostra, per arrivare a realizzare prodotti resistenti al maggior numero possibile di attacchi. E parliamo di qualcosa come 800 milioni di combinazioni attualmente conosciute».

Entrata a far parte di Intel, a integrazione ormai conclusa l’azienda è diventata una risorsa cruciale per lo sviluppo delle strategie future, dove la sicurezza è destinata ad assumere un ruolo centrale. A coronamento di questa decisione, è arrivata anche la più recente acquisizione di StoneSoft. «Intendevamo completare la nostra offerta aggiungendo un firewall blasonato per chiudere il discorso in ambito network security – sottolinea Emilio Turani, regional director network Italy & Greece di McAfee, nella foto in basso -. Intendiamo realizzare un modello con un approccio alla sicurezza di rete, parallelo a quello tradizionalmente concepito per gli endpoint».

Dopo aver preso atto nel 2010 della presenza di queste nuove forme di attacco capaci di rendere cieco un firewall o un sistema di IPS, è iniziata la ricerca di una soluzione. «Per prima cosa, abbiamo cercato di formare il mercato su queste nuove minacce – riprende Rottigni -. Non basta una firma digitale per fermarle, ma possono essere riconosciute normalizzando il traffico. L’attacco viene infatti distribuito su più livelli dell’architettura di Rete e quindi difficile da riconoscere sul singolo layer. È fondamentale riuscire a individuarlo prima che si ricomponga una volta superato il firewall».

Dal punto di vista dell’azienda, la soluzione va oltre il semplice dispositivo, hardware o software, collocato ai confini dell’architettura IT piuttosto che sui singoli terminali. «Abbiamo pensato a un framework – prosegue Rottigni -, che unisca, centralizzandola, la protezione di rete e si integri con funzionalità di intelligence sulle minacce globali e locali, per fornire la necessaria visibilità completa su qualsiasi vettore di attacco».

Per convincere il potenziale cliente sulle potenzialità del rischio e sull’opportunità di adottare una soluzione di questa portata, viene messo a disposizione Evader, uno strumento gratuito per testare quanto la propria tecnologia sia vulnerabile agli attacchi AET. «Non parliamo di se si verrà attaccati, ma di quando – avverte il senior security specialist -. Dimostriamo come sia reale il pericolo, inviando prima un vecchio malware, facilmente riconoscibile dai sistemi di sicurezza, nel modo tradizionale e subito dopo con una tecnica AET, dimostrando come venga classificato quale traffico lecito. È prima di tutto un problema di cultura: da una nostra ricerca, 80% dei CIO conosce gli AET, ma solo il 50% sa spiegare di cosa si tratti».

Essere entrati a far parte di un’organizzazione decisamente più grande quale Intel, offre ora a McAfee anche la possibilità di giocare da protagonista la possibile imminente sfida dell’integrazione di funzioni di sicurezza a livello hardware sulle configurazioni standard di PC e altri dispositivi utente. Un’occasione utile, soprattutto in Italia, a inquadrare meglio la propria immagine. «In passato abbiamo dovuto lottare anche per toglierci la patina di semplice produttore di antivirus – conclude Rottigni -. Resta pur sempre una parte minima dell’offerta attuale, ma abbiamo soluzioni per ogni tipologia di cliente, dallo studente alla grande azienda. Per quanto ci riguarda però, il mercato più importante è il mondo PMI, con necessità di protezione estesa oltre la difesa della Rete, sui sistemi interni, la proprietà intellettuale e gli attacchi mirati. Qualcosa che vada oltre l’acquisto e l’installazione di un firewall e qualcosa che stiamo sviluppando anche in ottica cloud computing».

Giuseppe Goglio da Digital4