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Check Point: la sicurezza è nel dato

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Check Point: la sicurezza è nel dato

19 Mag 2008

di Nicoletta Boldrini

Proteggere il dato aziendale significa attuare processi It e di business che devono essere sapientemente governati

MILANO – Per molto tempo l’attenzione ai problemi di sicurezza It si è focalizzata sulla protezione del perimetro aziendale (soprattutto firewall) per garantire un adeguato “riparo” soprattutto dalle minacce esterne. Oggi, pur rimanendo una esigenza sentita dalle organizzazioni, l’attenzione si è spostata altrove e l’esigenza primaria è certo quella della protezione dei dati e delle informazioni.
ZeroUno ha intervistato a tal proposito Paolo Ardemagni, Regional Director per il Sud Europa di Check Point Software Technologies che esordisce dicendo: «Oggi parlare di sicurezza significa, prima di tutto, proteggere i beni aziendali tout court perché le minacce arrivano da più fonti e sono diverse; la salvaguardia della reputazione, per esempio, è un aspetto da non sottovalutare che richiede degli sforzi dal punto di vista della security governance e dell’It». E tra i beni aziendali da proteggere, il più importante, forse, è il dato e, quindi, l’informazione. «I dati relativi ad un’azienda sono innumerevoli – spiega Ardemagni – e non si deve fare l’errore di pensare ad essi semplicemente come fonti strutturate che passano nei sistemi informativi per i quali “è sufficiente” adottare misure di protezione tecnologiche».
L’importanza che assume il dato in azienda va, infatti, ben al di là del suo valore “materiale” e implica inevitabilmente un’attenzione particolare per la sua salvaguardia che, tradotto in azioni da mettere in campo, significa attuare, e governare, nuovi processi It e di business.
«Oggi per un’azienda fare una scelta di sicurezza non può più significare semplicemente adottare la più idonea tecnologia – spiega Ardemagni. – La sicurezza è un elemento del business, e come tale va gestita con le dovute attenzioni».
Fortunatamente, l’obbligo di adeguamento alle normative ha aiutato le aziende italiane a dare più risalto alle problematiche di sicurezza, anche se, secondo Ardemagni, «la strada è ancora tutta in salita». «Sono ancora molte le aziende di medio-piccole dimensioni che non hanno al loro interno la figura del responsabile della sicurezza», puntualizza il manager di Check Point. «A volte, anche nelle grandi aziende questa figura manca e la responsabilità di queste problematiche ricade, a mio avviso erroneamente, solo sul Cio».
Ma al di là delle carenze e delle lamentele che player, analisti e giornalisti sollevano periodicamente per contribuire ad aumentare il livello di consapevolezza e il grado di attenzione delle aziende, le tecnologie oggi sono mature e per la protezione del dato si può fare molto. «Oggi, per garantire un livello accettabile di sicurezza – dice Ardemagni – è necessario prevedere soluzioni di crittografia e di controllo e gestione degli accessi e delle identità. Dal nostro punto d’offerta, proponiamo un set di data protection che si articola su diversi prodotti, per coprire tutte le aree della sicurezza. Il tutto accompagnato, oggi, da Check Point Endpoint Security, lanciato di recente. Un agente software singolo per la sicurezza totale dei pc che associa funzionalità firewall, network access control, controllo antivirus, anti-spyware, sicurezza del dato e accesso remoto in un unico cruscotto», conclude Ardemagni.

Nicoletta Boldrini

Giornalista

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