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Barracuda, crescita continua nel mercato italiano

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Barracuda, crescita continua nel mercato italiano

Nell’intervista a ZeroUno, il country manager italiano esprime soddisfazione per l’andamento del business nel nostro paese e sottolinea alcune peculiarità tecnologiche, di go-to-market, di licensing e di prova su strada

25 Mag 2017

di Riccardo Cervelli

ALPBACH (Austria) – Fin dalla sua fondazione, avvenuta nel 2003 negli Stati Uniti, Barracuda Networks ha iniziato a commercializzare le proprie soluzioni aziendali di IT security, load balancing e data protection anche in Italia. Le tecnologie targate con il brand del pesce aggressivo e territoriale si trovano quindi da diversi anni in molte aziende italiane di diverse dimensioni e industry. Nel caso delle grandi, si tratta in particolare di realtà attive nella produzione, nei servizi, nel retail: “Come Calzedonia che ha livello europeo vanta il più esteso progetto di firewalling Barracuda”, racconta Stefano Pinato, Country Manager del vendor – o come Grimaldi Lines, grande cliente soprattutto di nostre soluzioni di bilanciamento, posizionate per esempio davanti ai siti di prenotazione online, e di backup”, mentre minore è la penetrazione in aziende telco o finance, già da molto più tempo presidiate soprattutto da altri competitor come Check Point, Fortinet o Palo Alto, nella security, o F5 Networks e Radware, nei load balancer.

Stefano Pinato, Country Manager di Barracuda Italia

Un anno di svolta nella presenza di Barracuda nel Vecchio Continente è stato il 2009, con l’acquisizione della austriaca phion AG che produceva (e continua a farlo ancora con il marchio Barracuda) firewall di classe enterprise, annoverando fra i suoi clienti nomi come Swarovski e primarie realtà governative.

In Italia, le operazioni di Barracuda sono guidate dal 2010 da Pinato, nel cui curriculum figurano, fra le altre, primarie aziende nel settore IT e distribuzione quali Adtran, Tech Data, Azlan e NCR. “Il go-to-market di Barracuda – sottolinea il Country Manager – è al 100% attraverso il canale indiretto. Non possiamo fornire dati suddivisi per Paesi [il vendor è quotato al Nyse di New York; ha chiuso a febbraio il fiscal year 2017 con un fatturato di 352,6 milioni di dollari, in crescita del 10% rispetto all’esercizio precedente, ndr], ma posso affermare che siamo molto soddisfatti del nostro business in Italia, ripartito in soluzioni di security, per il 60%, e di data protection, per il restante 40%”.

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Fra le soluzioni di Barracuda che hanno avuto successo in Italia fin dal loro debutto spiccano gli anti-spam, seguiti poi dalle soluzioni Web application firewall: “Siamo stati pionieri – sostiene Pinato – nel passare da un meccanismo basato su white e black list di siti, a uno fondato sull’Ip reputation. Una tecnologia in cui sono state incluse via via funzionalità sempre più sofisticate, come la scansione automatica delle foto allegate nei messaggi. E che oggi riscuote molto consenso per la sua capacità di proteggere le email scambiate sulla piattaforma Office 365”.

Altro fiore all’occhiello di Barracuda è un licensing che permette ai clienti, una volta che le appliance sono arrivate ai fatidici 4-5 anni di età, di ricevere gratuitamente hardware nuovo in cambio del solo rinnovo della licenza software. Interessante è la possibilità di usare gratuitamente per 30 giorni le soluzioni sui propri sistemi, anche per poter verificare se sono le più adatte alle proprie esigenze o sono preferibili versioni inferiori o superiori.

Riccardo Cervelli

Giornalista

Nato nel 1960, giornalista freelance divulgatore tecnico-scientifico, nell’ambito dell’Ict tratta soprattutto di temi legati alle infrastrutture (server, storage, networking), ai sistemi operativi commerciali e open source, alla cybersecurity e alla Unified Communications and Collaboration e all’Internet of Things.

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