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New data center: un percorso non semplice

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New data center: un percorso non semplice

20 Nov 2010

di Riccardo Cervelli

L’utilizzo di infrastrutture virtualizzate comporta numerosi vantaggi in termini di efficienza dei data center, ma non sempre tutto funziona come si vorrebbe. Un aiuto viene dalle soluzioni pre-integrate e pre-testate che promettono di facilitare le aziende nella creazione di infrastrutture convergenti a supporto di data center virtualizzati e di tipo cloud

Voglia di infrastrutture virtualizzate nelle aziende. Ma se il piatto attira, bisogna dire che non esiste ancora una ricetta sicura; molti ingredienti non riescono a combinarsi ancora alla perfezione. Consapevoli di questa situazione di complessità e attesa, vendor come Cisco, Dell, Emc, Hp e Ibm hanno pensato bene di venire in aiuto alle aziende proponendo pacchetti pre-integrati e pre-testati che promettono di facilitare le aziende nella creazione di infrastrutture convergenti a supporto di data center virtualizzati e di tipo cloud.
Questo lo scenario fotografato dalla ricerca “Are Converged Infrastructures Good for It?”, realizzata di recente da Forrester. Uno studio che dedica ampio spazio all’analisi di alcune proposte disponibili sul mercato, prima di approcciare le quali, però, la società di ricerche raccomanda alle aziende di valutare la maturità della propria organizzazione nei confronti della virtualizzazione.

Infrastrutture convergenti: per non incorrere in delusioni
A oggi la realizzazione di infrastrutture convergenti non garantisce sempre i risultati sperati. Secondo Forrester, server, storage e networking hanno avuto, fino a questo momento, velocità di innovazione differenti e questo ha comportato una crescita della complessità. Secondo un’indagine svolta nel 2009, la crescita dell’efficienza e della condivisione delle risorse risultano le motivazioni principali per l’adozione della server virtualization. Ebbene, queste promesse non si sono ancora effettivamente avverate. A rendere più complicata un’iniziativa di virtualizzazione o cloud computing, peraltro, problematiche di tipo amministrativo si aggiungono a quelle di natura tecnologica: secondo Forrester le innovazioni nei sistemi blade e negli hypervisor hanno creato frizioni all’interno delle strutture It, poiché i confini tra le giurisdizioni dei responsabili server, storage o networking tendono a diventare meno rigidi e spesso sorgono discussioni su chi debba avere o meno un certo permesso di assegnare o cambiare una determinata configurazione.
A fronte di tutto questo, Forrester evidenzia alcune realtà di cui i dipartimenti It devono prendere atto. Una è che la virtualizzazione dei server da sola non è sufficiente a garantire i risultati che ci si aspetta da una nuova infrastruttura data center. Gli hypervisor e gli strumenti di gestione della virtualizzazione consentono sì agli amministratori di consolidare i carichi di lavoro e ridurre i costi legati al disaster recovery e all’affidabilità, ma non risolvono problemi come la semplificazione, la flessibilità, l’assegnazione coerente dello storage e lo sfruttamento ottimale delle risorse non-server connesse a grandi infrastrutture.
Un’altra è quella già citata: l’unificazione delle reti non crea armonizzazione amministrativa. Si discute molto, per esempio, se i dati, lo storage e il traffico di gestione debbano essere fatti convergere su un unico network, segnatamente il 10 Gigabit Ethernet, o se si debbano mantenere le connessioni allo storage basate sul Fibre Channel, lo Scsi o l’Infiniband. Oltre alla scelta tecnologica, ci si chiede anche come ci si debba comportare per quanto riguarda i diritti amministrativi; per esempio ci si domanda se il server administrator debba avere i permessi per creare Lun (Logical unit number) o sottoreti (subnet).
Un ulteriore dato di fatto è che non sempre le implementazioni e l’operatività sono conseguenti a quello che ci si era proposti. E questo perché gli amministratori non riescono a condividere le best practice, non seguono in modo coerente i workflow standardizzati, e si mettono a “reinventare la ruota” ogni volta che il business varia le proprie richieste. Tutto questo fa sì che, alla fine, nei pool virtuali si ritrovino ancora svariati tipi di server, differenti qualità di storage, e diverse modalità di attuare il disaster recovery.
La mancata risoluzione dei problemi elencati è, secondo Forrester, motivo di insoddisfazione da parte degli utenti business. L’amministratore del server virtuale può essere pronto a fornire una virtual machine in pochi minuti, ma se poi non riesce ad assegnare in modo corretto le risorse di rete e storage, i tempi di erogazione si allungano. A fronte di tutto questo, afferma la società di analisi, la decisione dei vendor di fornire infrastrutture convergenti, standardizzate e unificate si rivela azzeccata.


Figura 1 – I componenti della Vblock Infrastructure Packages Architecture di Cisco, Emc, Vmware
(cliccare sull'immagine per visualizzarla correttamente)

Le risposte dei fornitori
Nel perseguire questa politica i fornitori oggi adottano una filosofia diversa da quella di qualche anno fa. Nella prima fase delle infrastrutture convergenti, infatti, le soluzioni erano proprietarie: i clienti si legavano mani e piedi alla roadmap di un vendor (gli analisti di Forrester citano a questo proposito le proposte BradeFrame di Egenera ed Exadata di Oracle). Oggi Hp, Ibm, Cisco e una rinascente Egenera forniscono “prepacchetizzati” di server, storage, networking e tool di gestione selezionati con un approccio best-of-breed. Sebbene questi package siano meno “tightly integrated” al loro interno, offrono ancora molti dei benefici delle soluzioni proprietarie.
Alle aziende che le adottano, queste soluzioni permettono di compiere un passo in avanti nella virtualizzazione. Se le soluzioni di virtualizzazione stand alone consentono di fornire, installare e muovere facilmente un componente specifico dell’infrastruttura, non riescono a farlo altrettanto bene a fronte di risorse storage e network distribuite in infrastrutture a silos. Grazie alla disponibilità di tutti gli strumenti di management necessari per gestire l’intera struttura, infatti, le soluzioni pienamente integrate riescono a coordinare al meglio lo storage e le risorse di rete nel supporto alle virtual machine.
Si tratta di soluzioni che garantiscono anche coerenza nell’installazione, performance e facilità di amministrazione. La connessione degli I/O di tutti i server a un’infrastruttura condivisa o virtualizzata semplifica il provisioning dell’hardware. Effettuare cambiamenti all’infrastruttura richiede solo una riconfigurazione software, dato che gli switch e gli adattatori sono fissi, ma virtualizzati. La preintegrazione e il pre-test della configurazione software e hardware semplifica il supporto, il monitoraggio e il servizio all’architettura.
Insomma, le soluzioni convergenti proposte dai vendor forniscono tutti i mattoni pre-integrati necessari per trasformare un’infrastruttura di virtualizzazione in una cloud interna, ovvero un’architettura dotata di soluzioni automatizzate per il deployment, il management e il monitoring, e magari anche di un portale self-service per le richieste di implementazione.
Ma quali sono i differenti tipi di proposte che Forrester sottopone all’attenzione degli utenti? La società di analisi ne ha selezionate cinque.
1. Si parte con Vblock di Cisco, Emc, Vmware costruita intorno ai server blade di Cisco e a un’infrastruttura 10 GbE. Anche se Vblock supporta la tecnologia FCoE, è possibile utilizzare anche il Fibre Channel grazie a un gateway Fc. La virtualizzazione fa leva sulla soluzione Vmware Sphere e su una selezione di software Emc. Per il supporto, i tre partner hanno costituito la Vce Coalition, che offre agli utenti un servizio di assistenza in cui sono presenti risorse di tutti e tre i partner. Di recente, inoltre, questi hanno dato vita anche a una società, Acadia, che eroga servizi di integrazione e supporto. La guida Michael Capellas, ex Ceo di Compaq.
2. L’offerta Dell Virtual Integrated System (Vis) è stata lanciata lo scorso marzo e si basa sul sistema blade PowerEdge M1000e (qui a lato) del vendor e sul Dell Advanced Infrastructure Manager (Aim), che fa leva su tecnologie di Scalent, Symantec e della stessa Dell. Vis supporta Vmware per default, ma è possibile usare anche Microsoft Hyper-V e Xen. Lo storage standard è iScsi ma il cliente può optare per il Fibre Channel.
3. L’Egenera Pan Datacenter-in-a-Box di Egenera, invece, sfrutta il software interno del sistema BladeFrame – Pan Manager – riutilizzando componenti off-the-shelf del catalogo Dell. Sebbene sia costruita con elementi Dell, Pan è una soluzione guidata da un partner. Il sistema è costruito intorno all’hypervisor open source Xen, comune nelle public cloud. L’azienda, comunque, rassicura sulla possibilità di impiegare Vmware o Microsoft Hyper-V.
4. BladeSystem Matrix (qui a destra) è la converged infrastructure in cui Hp ha unificato le diverse iniziative data center varate negli ultimi anni e le ha integrate con il suo BladeSystem. La soluzione Hp supporta più hypervisor e propone template per installare piattaforme quali Oracle Real Application Cluster (Oracle Rac), Microsoft Exchange Server o Sap. Per lo storage i clienti possono optare fra componenti iScsi o Fc.
5. Anche Ibm, con il suo CloudBurst (qui a sinistra), fa convergere l’esperienza e le caratteristiche delle sue iniziative pluriennali in un unico pacchetto. CloudBurst si propone come un ambiente di test e installazione di cloud private e si integra con la piattaforma Rational Development. Come l’offerta Hp, supporta software sia Fc sia iScsi.
Forrester sottolinea come queste proposte siano più o meno aperte al loro interno. Quelle che hanno un livello di pre-integrazione meno stretto (“loose”), come Vblock o Vmready di Blade Network Technologies, possono essere più facilmente personalizzate, sostituendo elementi proposti dal vendor con altri di propria scelta. Questo però, avverte la società di analisi, comporta la rinuncia a quel livello di integrazione già attuato dal fornitore. Quelle pre-integrate in modo più “tight”, come Hp BladeSystem Matrix o Ibm CloudBurst, consentono minore possibilità di customizzazione a vantaggio del time-to-market e dell’efficienza operativa. Secondo Forrester il potenziale cliente di uno di questi pacchetti deve decidere se dare la priorità a questi ultimi due fattori o alla libertà di scelta. Questo ci riporta al tema iniziale dell’assessment da effettuare sui propri skill. Forrester invita i clienti dell’It a chiedersi se vogliono ancora “smanettare” con l’It o delegare ai fornitori i problemi di identificazione delle tecnologie più up-to-date, integrarle e testarle. La società di analisi arriva addirittura a suggerire di prendere in considerazione la possibilità di ricorrere all’outsourcing, del resto sempre più presente nelle offerte dei vendor e adottae dal mercato.
In ogni caso, conclude la società di analisi, fare a pezzi una soluzione Converged Infrastructure pre-integrata e pre-testata non è la strada migliore per semplificarsi la vita. Lasciare ai fornitori l’onere di occuparsi degli aspetti più tecnici consente ai responsabili It di liberare risorse per capire meglio le esigenze del business, perfezionare i processi, razionalizzare e consolidare i carichi di lavoro: attività che i vendor non possono svolgere al loro posto.

Riccardo Cervelli
Giornalista

57 anni, giornalista freelance divulgatore tecnico-scientifico, nell’ambito dell’Ict tratta soprattutto di temi legati alle infrastrutture (server, storage, networking), ai sistemi operativi commerciali e open source, alla cybersecurity e alla Unified Communications and Collaboration e all’Internet of Things.

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