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Hp condivide il rischio del networking pay-per-use con i provider

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Hp condivide il rischio del networking pay-per-use con i provider

28 Gen 2013

di Riccardo Cervelli

Il vendor ha lanciato un programma che permette ai fornitori di servizi di dotarsi delle tecnologie necessarie per implementare presso i loro clienti network di nuova generazione pagabili a consumo. I Csp possono così ampliare i loro business e le aziende utilizzare applicazioni innovative senza eccessivi investimenti iniziali.

La complessità della situazione economica in cui le aziende operano, la crescente abitudine alla formula pay-per-use promossa dal cloud computing, il consenso verso modelli Ict innovativi a sostegno della produttività (vedi il Bring-your-own-device) hanno creato il contesto ideale in cui Hp ha lanciato una nuova proposta per i communications service provider, basata sulla Hp FlexNetwork Architecture (vedi "Il Networking convergente di Hp"). Hp FlexNetwork Utility Advantage Program permette a Csp di dotarsi dell’hardware e del software di networking necessario per implementare presso i loro clienti infrastrutture di rete gestite dal provider e utilizzabili con il modello pay-per-use. Cosa significa tutto questo? Che le aziende utenti non devono più acquistare le tecnologie di networking, a fronte di ingenti investimenti di capitale (Capex) e non devono più preoccuparsi di gestirle in modo da poter rispondere alle crescenti necessità dei loro dipendenti. Allo stesso tempo i communications service provider possono aprire nuove opportunità di business senza dover sostenere costi di start-up. Hp, infatti, si accolla il rischio imprenditoriale insieme al Csp, che in pratica inizia a pagare al vendor l’uso delle tecnologie nel momento in cui comincia a fornire i servizi ai suoi clienti.

Nick Watson, Vice President Sales Networking Emea di Hp

“Questa novità – spiega Nick Watson, Vice President Sales Networking Emea di Hp – arriva con un tempismo perfetto per le circostanze economiche attuali. Tutte le aziende vorrebbero migliorare i propri network, ma preferirebbero avere infrastrutture con cui è possibile accendere o spegnere le porte degli apparati e pagare a consumo”. Anche i Csp hanno interesse ad adottare modelli di sviluppo del business flessibili. “Tradizionalmente – continua il manager di Hp – i service provider costruiscono i loro servizi acquistando le tecnologie necessarie. In questo modo si ritrovano a pagare l’equipaggiamento prima ancora di sapere se i servizi saranno redditizi. Con FlexNetwork Utility Advantage Program, Hp condivide i rischi con i Csp. Gli apparati restano di nostra proprietà e se, dopo un certo periodo iniziale, il provider rinuncia a fornire i servizi, può restituirli”. Questa flessibilità si riversa sugli utenti, che si portano in casa le tecnologie di rete necessarie per adottare applicazioni innovative e pagano al provider quello che effettivamente utilizzano sotto forma di servizio.

Un Csp che esemplifica quanto è possibile realizzare con Hp FlexNetwork Utility Advantage Program è Swisscom Corporate Business Unit. “Abbiamo iniziato a offrire managed service in un’ottica pay-per-use a partire dalla Unified communication collaboration due anni fa”, spiega Oliver Spring, head of product line management del Csp. “Finora ci siamo sviluppati molto nell’ambito Wan (wide area network). Con Hp abbiamo iniziato a entrare pesantemente anche a livello di Lan (local area network), rispondendo all’esigenza degli utenti di non avere due provider differenti per queste tematiche”. Grazie all’Hp FlexNetwork Utility Advantage Program, Swisscom può oggi proporre ai clienti l’implementazione di sistemi di networking evoluti a fronte di un pagamento di 6 franchi svizzeri (circa 5 euro) per porta al mese.

Riccardo Cervelli
Giornalista

57 anni, giornalista freelance divulgatore tecnico-scientifico, nell’ambito dell’Ict tratta soprattutto di temi legati alle infrastrutture (server, storage, networking), ai sistemi operativi commerciali e open source, alla cybersecurity e alla Unified Communications and Collaboration e all’Internet of Things.

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