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Ecco le città che diventano intelligenti

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Ecco le città che diventano intelligenti

11 Feb 2013

di Elisabetta Bevilacqua

Puntano su tutte le dimensioni dell’innovazione, aiutano il miglioramento della qualità della vita; usano tutti gli strumenti che la tecnologia mette a disposizione, soprattutto libero accesso wi-fi, portali, open data; aumentano la comunicazione con e fra i cittadini . Sono le città intelligenti, ad oggi situate soprattutto nel centro-nord; e così c’è il rischio di un nuovo digital divide…

Carlo Ratti, ingegnere e architetto torinese da quasi un decennio alla guida del “Senseable City Lab” presso il Mit di Boston

“Negli anni ’90 qualcuno pensava che la diffusione di Internet avrebbe portato alla scomparsa delle città, considerate un inutile retaggio dell’era industriale –  ricorda Carlo Ratti, ingegnere e architetto torinese da quasi un decennio alla guida del “Senseable City Lab” presso il Mit di Boston, nella sua key note in apertura della recente “Smart City Exibition” di Bologna – Nessuna previsione avrebbe potuto essere più sballata”.

Negli ultimi anni è infatti aumentata la concentrazione nelle città, dove risiede fin dal 2008 oltre metà della popolazione mondiale; l’Asia da sola ha in programma di costruire più città di quante l’umanità ne abbia mai create. Le reti, dunque, non solo non hanno annullato il ruolo delle città ma addirittura lo hanno esaltato aiutandole a diventare “intelligenti”.

Ma quando si cerca di definire una smart city la questione si complica. Cosa rende la città intelligente? La quantità di tecnologia impiegata, la relazione con e fra le persone? Le teste o i cavi? Domande che hanno percorso la tre giorni di Bologna a cui, piuttosto che definizioni teoriche, sono state date risposte operative basate su progetti, iniziative, approcci tecnologici e organizzativi. Un prima risposta è venuta  dalla classifica delle città intelligenti, realizzata da Forum Pa in collaborazione con Bologna Fiere, che racconta quali sono e cosa fanno le città più smart, in altre parole più vicine ai bisogni dei cittadini, più inclusive, più vivibili, e che ci suggerisce quali sono i criteri per definirle tali.

 

Le Smart City d’Italia, secondo l’ICity Rate

La ricerca ha analizzato 103 capoluoghi di provincia, utilizzando oltre cento indicatori, riferiti alle dimensioni della governance della città, dell’economia, della mobilità, dell’ambiente, del capitale sociale e della qualità della vita. Nella scelta delle dimensioni da analizzare si è fatto riferimento a un analogo lavoro svolto dalla Commissione Europea, così da poter rendere i risultati il più possibile equiparabili a livello internazionale.

Bologna è risultata la città più smart, seguita da Parma e Trento; Firenze e Milano (rispettivamente seconda e terza se ci si limita alle città metropolitane), Ravenna, Genova, Reggio-Emilia, Venezia e Pisa, rientrano, nell’ordine,  fra le prime 10, tutte al centro-nord. Bisogna arrivare al 43esimo posto per incontrare la prima città smart del Sud, Cagliari, seguita da Lecce (al 54esimo posto) e Matera ( al 58-esimo). Fanalino di coda sono Caltanissetta, Crotone ed Enna. Anche nel percorso verso le città intelligenti, appena iniziato, quello che emerge è dunque il ritratto di un’Italia divisa in due, con un netto predominio del Centro-Nord in tutte le dimensioni analizzate.

Approfondendo il posizionamento nelle diverse dimensioni, Bologna è prima nella valorizzazione del capitale sociale e Trento nella dimensione ambientale, mentre Parma, pur non essendo in testa ad alcuna delle classifiche singole, si colloca nelle prime posizioni in quattro dimensioni: la governance della città, il capitale sociale, la mobilità, la dimensione economica. La stessa Bologna è nelle prime posizioni  in più dimensioni: terza per la mobilità, quinta per la dimensione economica e per la governance, sesta per qualità della vita. Pisa e Milano sono le città più avanzate, in termini di tasso di occupazione, presenza di imprese innovative, qualità di università e istituti di ricerca, dotazione infrastrutturale (non solo strade, ferrovie, aeroporti, ma anche infrastrutture telematiche.  Trento e Ravenna le città più verdi per la qualità dell’aria, la percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti urbani, i centri di raccolta Raee (rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche). La Pa più smart è a Torino e Padova, a Siena e Trieste “si vive meglio” (è migliore il cosiddetto well-being) e Milano e Venezia sono le città dove è più facile spostarsi.

Il principale messaggio che emerge da questa analisi, che indica per ora solo una linea di tendenza, è che una città per essere intelligente non può eccellere in una dimensione trascurando le altre o adottare tecnologie fini a se stesse, ma deve definire una strategia a 360 gradi. Le città, chiamate a definire le proprie strategie future, tendono a individuare  alcuni progetti che focalizzano particolari criticità, pur essendo consapevoli della necessità di inserirli in una visione globale

 

Smart City, lavori in corso

Milano ha formulato una sua agenda digitale 2012 puntando su free wi-fi (1.500 hot-spot a regime) e open data, con l’obiettivo di realizzare una maggior trasparenza, con ricadute positive per le imprese e gli enti di ricerca del territorio. La città vuole favorire la diffusione di nuovi servizi di e-government rivolti alle smart community che verranno forniti attraverso i nuovi  portali del Comune il cui lancio è previsto per metà 2013. Anche Firenze punta al free wi-fi (oltre 450 hot spot  sono già operativi) con l’idea di fornire non solo punti di accesso libero a Internet, come già ora accade, ma  di promuovere servizi online e l’adozione di mobile app per valorizzare il contesto locale, alleandosi con gli operatori economici del territorio secondo un approccio federativo, aperto, interoperabile.

Genova ha realizzato un esperimento di codesign e partecipazione all’interno del Parco di Villa Pallavicini che rientra nel progetto “Peripheria Genova”, con l’obiettivo di valutare i desideri dei cittadini, coinvolgerli nella progettazione attraverso l’approccio dei living lab, sfruttando le nuove tecnologie (ad esempio Qr code per guidare i cittadini all’interno del parco, vigilanza video, wi-fi gratis) per rendere il parco  più accogliente e sicuro.

Giovanni Farneti, esperto Ict del Comune di Bologna

Bologna punta infine sulla smart mobility attraverso una progettazione condivisa. Le persone si spostano per lavoro, per divertirsi, per vivere; molti hanno a disposizione più mezzi di trasporto e connessioni internet. L’obiettivo è mettere insieme informazioni e sensori, superando l’attuale separazione fra informazioni sulla mobilità che provengono da fonti diverse, sfruttando una logica multicanale, multidevice, aperta e integrata. Il risultato dovrebbe essere  fornire informazioni real time su traffico, parcheggi, eventi critici, piste ciclabili, pulizie della strada, orari degli autobus… “Per farlo non serve inventare nuovi servizi e nuovi sensori: una città è intelligente se è capace di collegare i cittadini attraverso la connessione dei dati, dove la misura dell’efficacia è la qualità della vita”, ha detto Giovanni Farneti, esperto Ict del Comune di Bologna.

Elisabetta Bevilacqua
Giornalista

Sono attiva dal 1989 nel giornalismo hi-tech, dopo esperienze in uffici studi di grandi gruppi e di formazione nel settore dell’informatica e, più recentemente, di supporto alle startup. Collaboro dal 1995 con ZeroUno e attualmente mi occupo soprattutto di trasformazione digitale e Industry 4.0, open innovation e collaborazione fra imprese e startup, smart city, sicurezza informatica, nuove competenze.

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