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Appliance iperconvergenti: 3 cose da sapere per abilitare i data center all’HCI

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Appliance iperconvergenti: 3 cose da sapere per abilitare i data center all’HCI

28 Mar 2019

di Laura Zanotti - Fonte TechTarget

I fornitori propongono HCI come offerta plug-and-play per i data center, ma implementare infrastrutture iperconvergenti non sempre è così semplice come promesso. Le indicazioni degli esperti prima di procedere a una qualsiasi installazione

Appliance convergenti, ultima frontiera del cosiddetto Software Defined Data Center. Una volta deciso di implementare infrastrutture iperconvergenti come framework di virtualizzazione, è necessario verificare che i rack di rete e i server del data center siano in grado di fornire il supporto appropriato. Anche se i prerequisiti sono relativamente semplici, l’implementazione di un’infrastruttura iperconvergente (HCI – Hyperconvergence Infrastructure) richiede una pianificazione attenta.

Appliance iperconvergenti: cosa dicono (e non dicono) i vendor

I vendor HCI propongono appliance iperconvergenti di vario tipo. Soprattutto, descrivono questo tipo di prodotti come facili da implementare e da utilizzare. Gli esperti, però, hanno un’avvertenza per i responsabili dei data center: sono pochi i rivenditori HCI che forniscono informazioni dettagliate sull’infrastruttura necessaria prima di eseguire le procedure di installazione e quindi su come implementare infrastrutture iperconvergenti. Le specifiche devono includere, più nel dettaglio:

  • lo spazio fisico
  • le connessioni di rete
  • i cavi di alimentazione
  • il software hypervisor

Prima di rilasciare un’appliance HCI, infatti, c’è una serie di cose da verificare rispetto alla gestione della rete e del software hypervisor. Nel caso si lavori con un fornitore di servizi, è possibile chiedergli di aggiungere eventuali aggiornamenti necessari al contratto di licenza di servizio per l’installazione, la configurazione e la manutenzione. Se invece si va in autogestione, ecco 3 cose da sapere per rilasciare appliance iperconvergenti funzionali ed efficienti.

#1 Configurare correttamente reti e alimentazione

Dal punto di vista dell’archiviazione, per offrire prestazioni di storage affidabili, la maggior parte delle implementazioni di un appliance HCI richiede 10 Gigabit Ethernet (GbE). Ogni nodo HCI ha bisogno di almeno due porte switch 10 GbE, dedicate al cluster di archiviazione HCI e alle migrazioni VM.

I nodi HCI richiedono spesso anche due porte switch da 1 GbE (una per ogni nodo) utilizzate sia per le attività di gestione che per il networking delle VM separato dalla rete di storage. Ogni nodo richiede anche una singola porta switch da 1 GbE per la gestione fuori banda.

Ogni nodo HCI necessita di cinque porte e cavi di commutazione di rete. Se si hanno i tipici quattro nodi in uno chassis HCI 2U, allora ci dovrebbero essere 20 cavi di rete in quello stesso 2U. In sintesi, esistono quattro tipi di traffico di rete:

  • archiviazione
  • migrazione
  • gestione
  • VM

Per garantire un accesso sicuro agli utenti e prestazioni di rete ottimali è necessario isolare questi tipi di traffico l’uno dall’altro. È possibile ottenere l’isolamento utilizzando reti locali virtuali (VLAN) configurate sugli switch fisici e virtuali. Attenzione a configurare queste VLAN prima di avviare la distribuzione di un appliance HCI.

Se non è possibile utilizzare le VLAN, sono necessari più adattatori di rete nei nodi HCI e più cavi di rete e porte di commutazione. Se si desidera una connettività totale si consiglia di controllare bene la documentazione del fornitore HCI in merito ai requisiti di routing e firewall tra queste reti. Spesso, infatti, la rete dedicata all’amministrazione deve raggiungere la rete fuori banda per consentire una gestione a 360°.

#2 Pianificare l’aumento della potenza

Le installazioni HCI includono una corretta pianificazione dei rack che ospitano i server. Questo è il motivo per cui è necessario assicurarsi di avere spazio sufficiente negli armadi del data center per implementare infrastrutture iperconvergenti. Spesso, ma non sempre, le appliance iperconvergenti vengono distribuite in uno chassis con quattro nodi server in 2U-4-in-2U (configurazione molto densa). Il che non significa che dodici nodi di HCI equivalgono a sei unità di spazio rack (3 x 4 in 2U). Esistono appliance iperconvergenti che utilizzano server 1U o 2U discreti e enclosure 2-in-2U. Alcuni venditori hanno a catalogo tutte queste opzioni.

Un cluster a 12 nodi può contenere da 6 a 24 unità rack e ogni server o enclosure richiede due cavi di alimentazione per:

  • la ridondanza
  • la sicurezza dell’alimentazione
  • l’eliminazione dei tempi di fermo

In sintesi, un cluster a 12 nodi richiede da sei a 24 cavi di alimentazione. E ogni singolo cavo potrebbe richiedere fino a 2.400 watt di potenza.

Ecco perché è importante assicurarsi che i rack e il data center dell’unità di distribuzione dell’alimentazione siano in grado di supportare questi carichi di energia ad alta densità. Gli esperti suggeriscono non farsi tentare dall’idea di inserire tutti i nuovi nodi HCI nello stesso rack del server: quando si parla di appliance iperconvergenti, infatti, è meglio ragionare su un concetto di distribuzione dei nodi. Nel tempo, è possibile tenere traccia dei carichi di alimentazione con il software di gestione dell’infrastruttura del data center e regolare di conseguenza le unità di raffreddamento.

Lavorando a livello di layout del rack, una piattaforma iperconvergente può distribuire i dati attraverso i vari nodi in modo che le VM siano ancora disponibili, anche se tutti i nodi in un rack sono offline. Suddividere i nodi in modo uniforme su almeno tre rack consente di evitare di perdere l’intera configurazione dell’HCI se si verifica un problema di alimentazione o di rete in un rack.

#3 Gestire l’infrastruttura iperconvergente

Alcuni venditori e tutorial HCI nelle loro presentazioni partono dal presupposto che si stia creando un’infrastruttura da zero. La maggior parte delle aziende, però, va a implementare infrastrutture iperconvergenti all’interno di data center che, magari, sono caratterizzati da architetture di ogni tipo. Una appliance iperconvergente in genere ha bisogno di connettività e risorse software maggiori rispetto alle infrastrutture utilizzate dalle aziende. A volte basta semplicemente verificare la disponibilità degli indirizzi IP disponibili sulle sottoreti e sui sistemi che regolano i dominii esistenti in modo da rinominarli con i nuovi nodi iperconvergenti.

Ogni nodo hardware richiede almeno un indirizzo IP sulle reti di gestione, di archiviazione e di gestione fuori banda. La maggior parte delle offerte HCI utilizza un hypervisor di terze parti per la gestione delle VM, come vSphere o Hyper-V. È necessario acquistare la licenza dell’hypervisor e integrarla con software di gestione di terze parti, come PowerShell Hyper-V Manager o HyperV_Mon. Un piccolo numero di prodotti HCI, come Nutanix AHV, include nativamente la funzionalità di gestione dell’hypervisor.

Laura Zanotti - Fonte TechTarget
Giornalista

Ha iniziato a lavorare come technical writer e giornalista negli anni '80, collaborando con tutte le nascenti riviste di informatica e Telco. In oltre 30 anni di attività ha intervistato centinaia di Cio, Ceo e manager, raccontando le innovazioni, i problemi e le strategie vincenti delle imprese nazionali e multinazionali alle prese con la progressiva convergenza tra mondo analogico e digitale. E ancora oggi continua a farlo...

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