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Scalabili e open: le nuove piattaforme per processi mission-critical

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Scalabili e open: le nuove piattaforme per processi mission-critical

28 Ott 2015

di Arianna Leonardi

Nell’app economy, le aziende devono correre ai ritmi di un mercato sempre più digitalizzato e demanding. Per acquisire business velocity servono infrastrutture agili e i sistemi x86 si pongono come alternativa affidabile agli ambienti Unix. Sono questi i temi del recente Breakfast con l’Analista organizzato da ZeroUno in collaborazione con Fujitsu e Intel

L’innovazione continua come scelta competitiva per rispondere alla variabilità dei mercati presuppone infrastrutture flessibili, capaci di garantire rapidi cambi di rotta. La migrazione da ambienti Unix a sistemi x86, trend che sta caratterizzando l’It degli ultimi anni, si presenta come un’opportunità concreta per guadagnare agilità. Su questi temi si è sviluppato il recente Breakfast con l’Analista organizzato da ZeroUno in collaborazione con Fujitsu e Intel.

“Oggi più che in passato – riflette Stefano Uberti Foppa, Direttore di ZeroUno, aprendo i lavori – le aziende devono essere sempre attente ai trend evolutivi del mercato, dove il digitale gioca un ruolo chiave. La digitalizzazione rafforza la centralità dell’utente nel determinare le strategie aziendali, attraverso nuovi punti di contatto, l’analisi delle abitudini di consumo, l’offerta personalizzata in base alla profilazione”. Tra i fattori di trasformazione, Uberti Foppa cita anche la funzione primaria del software nel ridisegno della business strategy e la tendenza a riportare lo sviluppo applicativo in casa. “In questo contesto – sottolinea il direttore – è necessario il passaggio da sistemi a silos a infrastrutture aperte, mentre l’It deve operare a fianco del business per garantire operatività e innovazione”.

Da sinistra: Stefano Uberti Foppa, Direttore di ZeroUno, Rossella Macinante, Practice Leader di NetConsulting e Antonio Gentile, Business Developer Manager di Fujitsu

Rossella Macinante, Practice Leader di NetConsulting, approfondisce il quadro: “La tecnologia è più che mai driver di cambiamento strategico; lo scenario competitivo muta con l’ingresso di realtà native digitali e nuovi modelli di business. La business velocity è un riflesso della trasformazione in atto, soprattutto alla luce di un consumatore sempre più demanding. Serve la capacità di processare moli sempre più grandi di dati e integrare fonti / ambienti diversi, garantendo affidabilità, performance e sicurezza”.

Flessibilità con i sistemi x86

Ma i sistemi It non sempre sono pronti per rispondere a queste sfide. Secondo un’indagine condotta da NetConsulting su un panel di 100 top aziende italiane, tra le criticità presenti nel parco applicativo viene segnalata innanzitutto la scarsa capacità di rispondere in modo dinamico alle esigenze di business, seguita dagli elevati costi di application management e dalla mancata readiness verso l’utilizzo dei dispositivi mobile. “In particolare – sostiene Macinante – persistono criticità nel mantenere ambienti legacy; soprattutto si rilevano costi elevati, dovuti alla spesa energetica e alle esigenze di formazione interna, vista la mancanza di competenze reperibili sul mercato”.

Alla luce del panorama descritto, dal 2010 è in atto un’inversione di tendenza per cui decrescono le vendite di sistemi Unix o proprietari e aumentano gli acquisti di piattaforme x86 a monte dei processi di migrazione verso ambienti aperti. “I vantaggi del passaggio – conclude la Practice Leader – si riassumono in standardizzazione e maggiore semplicità di gestione, un livello superiore di flessibilità e agilità dell’architettura, risparmi sui costi di gestione infrastrutturale e più risorse per l’innovazione, supporto dei nuovi paradigmi cloud, mobile, social e collaboration”. Ma quali sono i passi da compiere? Innanzitutto, bisogna partire dall’analisi delle applicazioni da migrare, dei processi sottostanti e dei flussi di dati, con relative interdipendenze da altri sistemi; si procede quindi con il vaglio delle esigenze di business (funzionalità da soddisfare) e degli Sla da garantire.

Razionalizzare per digitalizzare

Un momento di confronto durante il Breakfast

Ma come agiscono le aziende italiane di fronte alla transazione tecnologica e di business? I presenti in sala evidenziano come il consolidamento infrastrutturale e applicativo sia propedeutico alla digitalizzazione.

“Da circa due anni – racconta Fabio Marcon, Responsabile Sistemi Informativi di Bank of Tokyo-Mitsubishi UFJ – abbiamo consolidato tre strutture (Stati Uniti, Europa, Giappone) che si incontrano periodicamente per condividere esperienze e soluzioni, come spinta all’innovazione. Dagli Usa, ad esempio, è arrivato il cloud, che è stato accolto per alcune applicazioni anche nel nostro istituto. Tuttavia, dobbiamo sempre fare i conti con la complessità architetturale, visto che come multinazionale siamo presenti in Paesi molto diversi tra loro. Abbiamo quindi definito degli standard condivisi per le tre Regioni, così da garantire il supporto dinamico alla crescita dell’azienda”.

“Vista la presenza globale – si inserisce Carlo Stella, It Project Manager di Luxottica – abbiamo fatto un primo passo concentrando tutto l’It nei tre datacenter del gruppo (Usa, Emea, Apac) e istituendo un cloud privato; a livello software abbiamo provveduto alla standardizzazione delle applicazioni”.

Nell’ottica della progressiva digitalizzazione, anche Carrefour, come illustra Michele Moscato, Responsabile Competence Center Sviluppo Software della società, ha intrapreso la via della razionalizzazione dei processi e del consolidamento applicativo (il gruppo si è creato negli anni da una serie di acquisizioni).

Un momento di confronto

In certi casi, però, la trasformazione infrastrutturale è soggetta a limitazioni. “Dal punto di vista It – interviene Davide Ostoni, Responsabile Ict di Uci Italia -, il mercato cinematografico è chiuso, con pochi fornitori di sistemi di ticketing e difficoltà di integrazione con piattaforme più aperte di e-commerce. Inoltre, non c’è possibilità di aprirsi completamente al cloud, perché legalmente i sistemi di ticketing devono risiedere all’interno della multisala; le piattaforme web di Uci invece sono già tutte sulla nuvola, permettendo di gestire i picchi di attività stagionali”. “Come multinazionale europea – prosegue Ostoni -, abbiamo la possibilità di confrontarci con realtà diverse, riscontrando tra i clienti una generale (ma soprattutto italiana) tendenza a non sfruttare appieno le potenzialità del digitale. Ad esempio, l’80% delle vendite dei biglietti avviene attraverso ancora canali offline. Alla base ci sono dei vincoli culturali (nel nostro settore l’abitudine ai pagamenti digitali è poco diffusa, anche per via dei bassi importi di spesa). Il servizio a corollario della semplice vendita del biglietto è il nostro valore differenziale, nonché principale driver che può spingere il cliente verso l’acquisto digitale”.

“Nel settore della Gdo – constata Moscato – assistiamo all’incontro tra il negozio fisico e il mondo dell’e-commerce, anche se in ambito food i consumatori non sono ancora molto orientati agli acquisti virtuali. I nostri clienti devono ancora frequentare il punto di vendita fisico, ma contemporaneamente dobbiamo fare crescere l’offerta di servizi informatici”.

It e business in cerca di proattività

Con l’obiettivo della digitalizzazione, la collaborazione It – business è fondamentale, ma non sempre facile. Marcon nota che “il business è poco proattivo nei confronti della tecnologia e manca di cultura informatica”.

Nascono iniziative per stimolare il dialogo: “Sono state create figure come la mia – dice Stella -, a cavallo tra It e Lob, con il compito di traghettare il business verso la fattibilità informatica”.

Analogamente, racconta Moscato: “Abbiamo creato due gruppi di It demand interni, che seguono la parte di ridisegno infrastrutturale e sviluppo software. Queste figure interpretative non solo traducono le richieste delle Lob, ma anche propongono idee al business”.

Fabio Castoldi, Responsabile Sistemi Informativi di LarusMiani sposta la questione a portata di Pmi: “Le nostre risorse It sono limitate e dobbiamo sempre trovare un gioco di equilibri tra i sogni del business e la strada effettivamente percorribile”.

Migrazione: l’importanza del fornitore

I partecipanti al Breakfast

Tutte queste analisi e progetti spingono per un ruolo dell’IT centrale ai progetti di digitalizzazione del business. Il passaggio alle infrastrutture open può favorire il delicato match tra esigenze aziendali e attuazione tecnologica, come suggerisce Antonio Gentile, Business Developer Manager di Fujitsu: “Per riportare l’It al centro del business è necessario utilizzare architetture che consentano la scalabilità e affidabilità degli ambienti legacy (Unix o mainframe) all’interno di sistemi x86. Dopo le app, l’Internet of Things continuerà a fare lievitare la mole di dati e le piattaforme tradizionali non offrono adeguata flessibilità a supporto. L’architettura deve permettere all’It di stare un passo avanti al business, grazie a sistemi con elevata potenza di calcolo e funzionalità equiparabili al mainframe: ad esempio, la capacità di gestire i picchi di carico o di partizionare le sottolame, che i server Fujitsu PrimeQuest, basati sui nuovi processori Intel, sono in grado di garantire”.

Andrea Luiselli, Enterprise Technology Specialist di Intel Italia, conferma la popolarità delle piattaforme open: “Abbiamo riscontrato negli ultimi anni una crescita di fatturato costante nel mercato dei server, nonostante il costo per singola cpu sia diminuito sensibilmente. Molti clienti hanno iniziato a passare agli x86 anche per ambiti tipicamente mainframe”.

Ma in processi di migrazione tanto complessi, la scelta tecnologica è il primo step, mentre occorre la garanzia di un fornitore che accompagni l’azienda nel percorso. “Fujitsu – prosegue Gentile – può mettere in campo una serie di competenze interne e partner per spegnere il sistema legacy e accendere piattaforme x86. La roadmap parte da un assessment per verificare gli impatti della migrazione su determinati processi e applicazioni (ne uscirà un documento condiviso con cui l’It aziendale potrà dare evidenza al business su costi e benefici dell’iniziativa); si può eventualmente eseguire un Proof of Concept e quindi passare alla fase progettuale con la definizione dei milestones che porteranno all’acquisto della macchina, installazione, configurazione e migrazione”. Insomma, le strade per la trasformazione ci sono. Basta partire.


Fujitsu PrimeQuest: server x86 ad alta affidabilità

In un’economia in cui il digitale diventa driver competitivo, è indispensabile predisporre un’infrastruttura tecnologica che, mantenendo inalterate funzionalità e performance tipiche di ambienti Unix mission-critical, garantisca la flessibilità richiesta da un business in costante trasformazione. La serie Fujitsu PrimeQuest 2000 di server x86 (partizionabili, altamente ridondati, con elevate performance di I/O, grandi capacità di memoria e ampie possibilità di espansione) si pone come alternativa agli ambienti legacy.

Basati sui processori Intel Xeon E7-8800, si avvalgono di componenti Ras (Reliability, Availability, Serviceability) avanzati, autoriparanti e dotati di ridondanza interna per resistere ai guasti che possono avvenire in corso di funzionamento (che potrebbero portare al fermo dei server).

La famiglia comprende server a 4 e 8 vie con capacità di memoria extra-large in grado di arrivare fino a 12TB, per gestire le maggiori applicazioni a consumo intensivo di memoria.

I modelli top di gamma 2400E e 2800E offrono la funzione Dynamic Reconfiguration, che consente la sostituzione online delle schede di sistema permettendo quindi il ripartizionamento a server funzionante.

A complemento dell’offerta, Fujitsu propone anche una serie di servizi a supporto della migrazione, che prevedono assessment , Proof of Concept, progettazione e implementazione. All’azienda utente viene data la possibilità di scegliere quali fasi del processo affidare al fornitore (Fujitsu e partner) o gestire autonomamente, secondo una logica di out-tasking e in un rapporto di condivisione del rischio. Inoltre, vengono messe a disposizione delle giornate di formazione on-the-job per consentire al cliente di gestire al meglio la migrazione.

Arianna Leonardi

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