Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

La virtualizzazione dei server? Una priorità per i CIO europei

pittogramma Zerouno

Virtualizzazione

La virtualizzazione dei server? Una priorità per i CIO europei

La virtualizzazione dei server nei data center rimane l’area di investimento chiave per il 34,7% dei CIO europei. Solo per i responsabili IT del Regno Unito il consolidamento dei data center (32,8%) è superato per importanza dalle attività di compliance (36,8%). A rivelarlo i risultati di una survey Europa.

10 Giu 2016

di TechTarget

La persistente popolarità della virtualizzazione dei server come una zona di maggiori investimenti in ambito data center è stata rafforzata dai risultati dell’analisi 2016 Computer Weekly/TechTarget IT Priorities, sondaggio che mette in luce annualmente i piani di investimenti dei responsabili IT. Questa edizione ha visto la partecipazione di oltre mille responsabili IT europei, il 34,7% dei quali ha dichiarato di avere come priorità proprio la virtualizzazione dei server (seguiti da Big Data e business analytics al 33,4% e  mobilità al 31,2%).

Il mercato dei server pare saturo. Nel Regno Unito il consolidamento dei data center si è posizionato al secondo posto (32,8%), superato dalle attività di compliance che hanno segnato il 36,8% delle preferenze, mentre Big Data e business analytics hanno occupato il terzo posto con il 31,6%. L’esito del sondaggio potrebbe essere una sorpresa per alcuni, dato che le stime di settore suggeriscono che l’impresa media ha circa l’80-90% dei propri server già  virtualizzati. A tal proposito, è interessante notare che i dati diffusi il mese scorso da Gartner suggeriscono che gran parte della spesa IT assegnata a quest’area viene ora utilizzato per mantenere le server farm virtuali esistenti, piuttosto che per crearne di nuove.

Un segmento di mercato vicino alla saturazione

Secondo Gartner, di recente le vendite di nuove licenze software di virtualizzazione dei server sono diminuite per la prima volta e la maggior parte della crescita nella spesa sarà indirizza verso il mantenimenti delle implementazioni già esistenti. Sempre secondo la società di analisi, l’utilizzo di virtualizzazione dei server tra le organizzazioni con budget IT più sostanziosi sono rimaste stabili durante il 2014 e il 2015 e tale tecnologia continua ancora oggi a essere molto importante e fortemente utilizzato, ma rappresenta ormai un segmento di mercato vicino alla saturazione.

“La virtualizzazione dei server e il consolidamento dei data center procedono mano nella mano – ha spigato Andrew Roughan, business development director presso IO – Se andiamo indietro di 10 anni, quando i clienti avevano strutture fisiche con un basso livello di virtualizzazione e con una relazione uno-a-uno con app e server, i footprint dei data center erano molto più larghi. Il cambiamento è avvenuto quando si è cominciata ad adottare la virtualizzazione, ma non è stato un processo repentino in cui, da un giorno all’altro, ci si è trovati con il numero di server dimezzati”.

Rinnovare per risparmiare

Un intervistato su quattro in Europa si aspetta che il proprio budget IT rimanga invariato anche nel 2016 e intraprendere un progetto di consolidamento dei data center può significare un risparmio in costi energetici, acquisti per hardware e immobili, permettendo di investire così in altre aree.  Nel corso degli ultimi 12 mesi, Computer Weekly ha registrato  numerose testimonianze da parte delle organizzazioni degli utenti finali che hanno intrapreso simili iniziative di consolidamento con l’aiuto di studi di consulenza per data center e fornitori di servizi cloud. L’East Sussex Healthcare Trust ha affermato che un rinnovamento del suo data center ormai vecchio di trent’anni potrebbe far risparmiare circa 113.000 Sterline, consentendo di consolidare le operazioni da due siti in uno e sfruttando le caratteristiche di progettazione di data center relativamente nuove come  il contenimento del corridoio caldo/freddo.

La società irlandese di telecomunicazioni Eir con un progetto di consolidamento del datacenter da  6,7 milioni di Euro ha ridotto da cinque a due il numero di data center: questo processo, secondo quanto ha riferito  la società, è stato possibile attraverso l’impiego della virtualizzazione dei server e di investimenti in hardware più performante (che occupa meno spazio rispetto al vecchio kit). Per altre realtà, come per esempio l’organizzazione benefica Wildscreen, la decisione di intraprendere un consolidamento del data center è nata dalla necessità di semplificare il proprio ambiente IT riunendo insieme in un unico sito pool di server eterogenei presenti in diverse località.

Serve un aggiornamento costante

Mentre il ridimensionamento dei data center resta una prassi all’ordine del giorno, sembra che alcuni responsabili IT stiano cercando di risparmiare spazio aggiornando le loro infrastrutture e impiegando kit più performanti in grado di occupare meno spazio. Infatti, l’aggiornamento delle strutture dei data center è stato citato dal 28,8% degli intervistati europei, priorità più alta seconda solo alla virtualizzazione dei server. Il provider di telecomunicazioni Manx Telecom sui suoi impianti presenti sull’Isle of Man ospita servizi per il settore della tecnologia finanziaria e dell’e-gaming ed eventuali tempi di inattività o perdita del servizio possono costare ai suoi clienti ingenti somme di denaro.

Per questi motivi Stephan Kane, head of datacentre and managed services dell’azienda, ha dichiarato che investire nelle più recenti tecnologie è una delle principali preoccupazioni di tutti i fornitori di data center: “Dobbiamo mantenere i nostri siti sempre raggiungibili e funzionanti, quindi non possiamo permetterci impianti datati e non aggiornati”. Secondo il sondaggio, poco meno della metà (48,6%) degli intervistati europei prevede un aumento del proprio budget IT nel 2016 e il 43,8% ritiene che i servizi cloud saranno il settore in cui spenderà di più nei prossimi mesi. Tuttavia, secondo Kane la maggior parte delle imprese nel settore bancario, finanziario e legale non può mettere tutti i propri beni aziendali nel cloud sia per motivi tecnici che per ragioni legate alla sicurezza: “Riteniamo – ha sottolineato l’esperto, che i clienti abbiano bisogno di un insieme ibrido di servizi informatici e funzioni IT”.

 

TechTarget

Articolo 1 di 5