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Sentito negli Usa: in coda, con un Ceo, al negozio per comprare l’i-Pad2

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Sentito negli Usa: in coda, con un Ceo, al negozio per comprare l’i-Pad2

06 Apr 2011

di Roberto Dolci

Venerdì 11 marzo è una giornata ancora fredda a Boston: finalmente inizia il disgelo ed i cumuli di neve cominciano a sciogliersi, e la gente si prepara al weekend riempiendo negozi e centri commerciali.
Per la prima volta vado ad un Apple Store americano il giorno del lancio del prodotto: oggi inizia la vendita dell’iPad 2 (il Italia è stato lanciato il 25 marzo), e voglio vedere come sono organizzati.
C’ero già stato in giornate calme, e questo nel centro di Boston è veramente spazioso e pieno di luce: un negozio molto rilassante, ma non oggi.

Chi, come me, non vuole comprare il nuovo iPad può entrare in negozio evitando la fila, che a quanto pare è iniziata prima dell’alba e per parecchie ore in mattinata è stata ben lunga su tutto l’isolato che porta all’ingresso.
Due cose stupiscono al volo:
1. In fila ci sono giovani, persone mature ed anche anziane e ad occhio sembra una proporzione equilibrata
2. Molti tra quelli in fila hanno la prima versione dell’iPad tra le mani.
Ogni persona ne può comprare soltanto due, e molti hanno portato la versione precedente per provare una vendita dell’usato che sperano sia consentita. A quanto pare su eBay sono già molti gli iPad di prima generazione in vendita, ed è strano visto che è passato meno di un anno dal lancio del primo, considerando che questa seconda versione non è poi così diversa dalla precedente.
Non sono il solo a curiosare su questa fila di persone ammassate da ore per comprare un tablet, ed incontro uno dei Vice President dell’Information Technology di Lgenzyme, azienda quotata al Nasdaq e leader nelle biotecnologie. Molto velocemente ci troviamo a concordare su una serie di riflessioni:
1. Ai primi 15 milioni di iPad venduti, ora si aggiungono questo iPad2 e relativi concorrenti che nelle ultime settimane hanno accelerato lo sforzo promozionale: dal Motorola Xoom, al Samsung Lgalaxy, allo Slate di LLg, al PlayBook di Rim e Touchbook di Hp. Non è un caso quindi che le vendite di PC siano fortemente calate in Usa, colpendo specialmente Dell e Hp.
2. Mentre ad Apple si riconosce la leadership su aspetti di design e marketing, dal punto di vista funzionale e di performance i prodotti dei concorrenti sono assolutamente concorrenziali. Questo porta a pensare che in ufficio non saremo solo sommersi di iPad 1 e 2, ma appunto da un buon numero degli altri, con relative differenze di sistemi operativi, di antivirus, di applicativi.
3. La mia azienda, come quella del collega appena conosciuto, non ha in programma grossi acquisti di tablet se non per la forza vendita che ha tanto bisogno di portabilità (e di far vedere che hanno il tablet) ed alcuni utenti Vip interni. Da un lato il rapporto performance / costi non regge rispetto ad un qualsiasi Pc, ma soprattutto la pletora di sistemi informativi e le difficoltà nelle integrazioni con tutti gli altri sistemi rappresentano un problema serio.
4. Il vero guaio però, è un altro: sempre più persone arrivano ora in ufficio con il loro tablet, dove hanno quindi dati personali e dati lavorativi. Come inserirli negli schemi protettivi delle policy, dei vari antivirus, meccanismi di autenticazione e segmentazioni della rete ? Alcune aziende hanno iniziato ad incoraggiare il fenomeno, incentivando l’acquisto del computer personale e contando poi sulla virtualizzazione del desktop per tenere separata la sfera professionale da quella personale. L’approccio è intelligente perché consente dei risparmi da parte dell’azienda, ma non risolve il problema della proprietà del tablet. Se qualcuno mi fa cadere o rovina il tablet, sarà l’azienda a ripararlo a proprie spese ? O sostituirlo ?
Mentre condividiamo queste considerazioni a due passi dalla coda, uno dei signori in fila che da parecchio tempo usava il suo vecchio iPad per ingannare l’attesa, ci apostrofa. Si presenta in modo molto generico come un Ceo, e scherza sul fatto che lui il venerdì sera è in coda per comprarsi due iPad2 mentre “chissà cosa sta facendo il mio responsabile dei sistemi informativi a quest’ora”. La conversazione inizialmente è allegra, ed il mio compagno di osservazioni si dice convinto che questo collaboratore starà sicuramente facendo qualcosa di noioso come assicurare che back-up o procedure di base girino al meglio per far funzionare l’azienda senza problemi. Mi unisco nella difesa ad oltranza del nostro sconosciuto collega, ricordando a questo Ceo che una buona parte del lavoro che viene data per scontata da tutti è comunque imprescindibile.
A quel punto questo signore spegne il suo tablet ed evidentemente entra su uno degli argomenti che lo interessano: la fattibilità e facilità di portare “in the cloud” tutto quello che è possibile con economie di scala da fornitori remoti. L’abbiamo lasciato ancora in coda, ma con un appuntamento per maggio al Mit dove ci troveremo per discutere di questi argomenti con molti altri colleghi, ricercatori ed aziende partner.
Spero di rivederlo con il suo responsabile sistemi, ma non nego che da questo signore è emersa schietta e brutale la convinzione di un IT come commodity e di una equazione delicata: “Se Apple fa questo per i consumatori, cosa posso e devo pretendere dal mio IT aziendale ?”.

* Roberto Dolci è Cio di un’azienda medio grande italiana e da qualche mese lavora negli Usa

Roberto Dolci

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