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Energia, talenti e supply chain. I dolori dei futuri data center

Indubbiamente crescerà l’attività dei data center e anche i loro problemi di approvvigionamento. Di energia, di competenze e di sistemi e materiali di costruzione. Nel suo nuovo studio, BCS mostra le maggiori preoccupazioni del settore

Pubblicato il 17 Ago 2023

Immagine di volodyar su Shutterstock

Con l’esplosione di dati in circolo, pochi stentano a credere che ci sarà sempre più bisogno di data center. Quello che spaventa, quindi, non è la futura domanda del mercato ma la risposta che il settore è in grado di fornire. La società di consulenza BCS ha intercettato le preoccupazioni in vista del boom previsto per il prossimo anno, intervistando fornitori di colocation, utenti di data center aziendali, sviluppatori e investitori, nonché fornitori di servizi IT e di telecomunicazione. Tutti sanno che non sarà semplice non deludere le aspettative che incombono su di loro.

Allarme talenti: mancano competenze specifiche

Le tre principali ansie di chi opera nell’ambito dei data center riguardano il costo dell’energia, il reperimento di hardware e unità di raffreddamento UPS e la ricerca di talenti con competenze coerenti e aggiornate. Su questo ultimo punto, il parere risulta quasi unanime: il 98% degli intervistati ritiene di avere difficoltà a trovare personale con le giuste skill per gestire i propri server già nel prossimo anno. Il numero di dati sta aumentando molto più velocemente di quello dei talenti ma emerge anche una forte mancanza di formazione specializzata che crea lacune multidisciplinari.

Tra i ruoli più difficili da reperire sul mercato ci sono gli addetti alla progettazione e alla costruzione. Oltre l’80% teme di non trovarne e il 76% è preoccupato anche all’idea di restare senza tecnici e ingegneri operativi e di rete. Aumenta anche il timore di carenza di personale che ricopra l’incarico di project manager meccanici ed elettrici: il 66% ha dichiarato che si tratta di un problema, percentuale in crescita rispetto al 60% dell’anno scorso.

L’energia costa, i materiali mancano

Più attività significherà anche più energia e gli intervistati fanno subito i conti, prevedendo che i consumi aumenteranno notevolmente. Secondo l’81% del campione ciò accadrà nei prossimi tre anni, spingendo tutti a lavorare per una maggiore efficienza delle infrastrutture. Quasi un quarto degli intervistati teme che il livello medio di potenza/raffreddamento raggiungerà i 12kW-15kW. C’è però anche un 82% che vede il lato positivo, pensando che l’approvvigionamento di energia per le proprie strutture sarà almeno al 90% da fonti rinnovabili.

In chiave sostenibile, si apre anche il tema del riutilizzo del calore di scarto generato. Una vera e propria sfida, che il 63% degli intervistati pensa non sia economicamente affrontabile. I più pessimisti sono gli sviluppatori e gli investitori, facendo notare che il calore di scarto di un data center medio non è abbastanza elevato per applicazioni come il riscaldamento comunale. L’ipotesi non viene definitivamente scartata, ma c’è ancora molto da fare.

Nel frattempo, il settore deve badare anche a reperire i materiali chiave per la costruzione, come l’acciaio e il cemento, e le unità di raffreddamento e di gruppi di continuità (UPS). Non sarà scontato: c’è un 86% che sottolinea la volatilità della catena di fornitura nell’ultimo anno e il suo impatto sulla realizzazione di nuove strutture per data center. Questo “tarlo” sembra potrebbe influenzare anche sulla loro ubicazione.

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