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Cio un ruolo da riconquistare

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Cio un ruolo da riconquistare

02 Apr 2004

di Ettore Iannelli

Non basterà al Cio uscire da una sua comoda dimensione “tecnocratica” e dare supporto informativo alle strategie di business dell’azienda. Servira’ che capisca il contesto in cui l’azienda opera, le sue prospettive di sviluppo e il ruolo che  il ”potere delle informazioni” avra’ nel modificare criteri, processi e figure professionali dell’impresa del futuro

Dopo aver maturato una lunga esperienza ‘sul campo’ come Chief information officer per la Nasa prima e per la Xerox poi, e dopo essere stato direttore del “Defense Information” del dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, Paul Strassman si dedica oggi all’attività di consulente per varie società multinazionali ed è un personaggio noto nella ‘global community’ dell’Ict, invitato ai principali convegni che si tengono in giro per il mondo. La sua visione del ruolo che il responsabile dei sistemi informativi di un’impresa è destinato a coprire è precisa e insieme rivoluzionaria, e non è un caso se le sue teorie, che rappresentano per tanti Cio un modello per quanto possibile da imitare, sono nello stesso tempo oggetto di aspra critica da parte di alcuni manager.
In questa intervista, da noi ottenuta in occasione dello scorso European It Forum di Idc, Strassman espone con lucidità e nel linguaggio diretto tipico di chi si è formato sul campo, la situazione di profonde trasformazioni che il mondo dell’It sta vivendo e ne prospetta le possibili evoluzioni attraverso le contrastanti fasi che hanno fin qui contraddistinto l’ancor giovane mercato delle tecnologie informatiche. Con una convinzione di fondo: nel mondo del lavoro è finita l’epoca della fiducia incontrastata del management nei confronti della tecnologia e di chi ne era custode e gestore. Al contrario, l’It e i suoi uomini sono ora oggetto di un’analisi critica e di una diffidenza che dal taglio dei budget può facilmente trasformarsi in taglio di posti di lavoro.

ZeroUno: La sua teoria sul ruolo che il Cio deve ricoprire in un’azienda orientata all’innovazione è considerata visionaria da numerosi analisti perché tesa ad equiparare il responsabile dei sistemi informativi a un Chief Financial Officer, se non a un Chief Executive Officer. Altri, invece, la vedono come l’idea di un maestro. Come vive questa situazione?
Strassman: A me non interessa quello che pensano i singoli: il mio compito è di delineare strategie, e il fatto è che oggi il Chief Information Officer non può più limitarsi a pensare ed operare nel solo campo della tecnologia, isolandosi da tutto ciò che avviene nel contesto aziendale in cui lavora. Non solo deve essere in grado di discutere, con cognizione di causa, con il direttore finanziario per entrare nelle pieghe del budget It, ma deve maturare anche conoscenze e capacità di leadership alla stregua di un amministratore delegato.

ZeroUno: Difficile comunque, in uno scenario incerto come quello attuale, chiedere ai Ceo nuovi investimenti It. Secondo Idc, il 2003 dovrebbe essersi chiuso con un modesto rialzo dell’1% della spesa It delle aziende di tutto il mondo, meglio del 2002, quando si registrò una flessione del 4%, ma certamente deludente se confrontato con i tassi di crescita degli ultimi anni Novanta.
Strassman: Sono consapevole delle difficoltà che un responsabile It può incontrare nel farsi ascoltare nell’ambiente dove lavora. Ma proprio per questo dico che deve allargare la sua visione. L’It è in una fase di forti trasformazioni. I computer presto diventeranno nodi periferici di un network in cui buona parte delle attività sarà dislocata in appositi centri di calcolo, che offriranno i loro servizi alle imprese caricando i budget aziendali con costi variabili. Le aziende si stanno rendendo conto che in molti casi gli investimenti in tecnologie proprie sono insostenibili e difficili da ammortizzare in tempi ragionevoli. Un prodotto acquistato due o tre anni fa richiede, infatti, costi di aggiornamenti, integrazione e assistenza pari quasi all’investimento fatto. Stiamo assistendo a una progressiva contrazione delle vendite di software e hardware, e non si tratta di un calo passeggero, ma di un cambiamento epocale, tant’è che colossi come Ibm, Microsoft e HP prevedono per il prossimo quinquennio un calo delle entrate provenienti dai settori tradizionali a vantaggio della loro offerta di servizi. I budget in tecnologia si stanno trasformando da costi fissi in stanziamenti decisi in base alle specifiche necessità del momento e appaltati a chi può fornirli in maniera economica, personalizzata e sicura.

ZeroUno: Secondo lei, dunque, il Cio dovrebbe “spostarsi” dal versante tecnico verso quello amministrativo, insomma essere un po’ meno inquadrato nel suo ruolo e più aperto al dialogo con i vertici dell’impresa?
Strassman: Io penso che questo sia solo un primo passo. Il Cio moderno deve essere in grado, quando se ne presenta la necessità, anche di operare da ago della bilancia nella definizione degli equilibri di potere all’interno della sua azienda, comprendendo la situazione che il mercato in generale, e la sua azienda in particolare, stanno vivendo. La gestione delle informazioni oggi ha un’importanza straordinaria, che tuttavia spesso viene sottovalutata dagli stessi reponsabili della sua fruizione in azienda.

ZeroUno: In passato, nel suo libro “The Squandered Computer”, ha detto che non esiste alcuna relazione tra performance del sistema informativo e performance aziendali. Questa visione del ruolo allargato del Cio segna forse un’inversione di tendenza del suo pensiero?
Strassman: Molti hanno frainteso il mio pensiero. Nessuno nega che oggi, diversamente che in passato, ci si può connettere al Web in viaggio o lavorare dalla propria abitazione come se si fosse in ufficio. Le nuove tecnologie hanno prodotto in tal senso vantaggi indiscutibili. Più incerto è l’influsso che l’It ha sul contesto aziendale complessivamente inteso. Per capire se davvero crea nuovo valore dovrebbe tradursi in una riduzione dei costi o in un aumento della produttività, ma in realtà, varie ricerche hanno dimostrato che non esiste un rapporto diretto fra investimenti It e vantaggi in una di queste due direzioni.

ZeroUno: Quindi se ne dovrebbe dedurre che la spesa in tecnologia è inutile per competere nello scenario attuale?
Strassman: Non dico questo: voglio sottolineare che non conta tanto quanto si spende, ma in quali settori e in che modo l’azienda amministra l’investimento. In poco tempo le aziende sono passate dall’euforia alla disaffezione verso le nuove tecnologie. Fino al 2001 gli investimenti It hanno mantenuto tassi di crescita annua a due cifre, poi nel 2002 il dato è risultato negativo, per tornare in seguito a crescere, lentamente. È la dimostrazione che molti non hanno chiaro il valore delle tecnologie nelle dinamiche aziendali e investono più sulla spinta di fattori, anche emotivi, del momento, che a seguito di un’attenta pianificazione. In momenti di incertezza del mercato diventa fondamentale quantificare il ritorno degli investimenti garantito dall’information technology e saperlo comunicare al management aziendale.

ZeroUno: Pena il rischio di perdere credibilità al cospetto dei manager, se non addirittura di perdere il lavoro…
Strassman: Esatto. Parallelamente al calo dei budget It va scemando anche il ruolo dello staff dedicato a questo settore. Per conservare il proprio spazio nell’impresa, gli addetti a questo settore dovranno dimostrare di saper governare i cambiamenti nelle procedure del business di cui l’impresa ha bisogno per restare competitiva in un mercato globale basato sull’informazione.

Ettore Iannelli

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