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Business continuity e disaster recovery: le 10 cose da sapere

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BUSINESS CONTINUITY

Business continuity e disaster recovery: le 10 cose da sapere

06 Ott 2014

di Redazione Digital4

Interruzione della continuità operativa significa disservizio. Nel Citizen Relationship Management, aziende ed enti pubblici devono puntare a una governance su più livelli, che vada ben oltre il disaster recovery. Ecco una guida in pillole sulle 10 best practice per una business continuity senza ombre

Ogni anno un’azienda su cinque deve fronteggiare un problema di interruzione dei servizi operativi e, tra chi ha accusato il colpo, ha perso clienti e fatturato un’azienda su dieci.

Gli analisti di Gartner confermano come entro il 2016 l’80% delle organizzazioni è destinato a chiudere se non implementerà strumenti di Business Continuity Management Planning. Ma il livello di maturità e di consapevolezza nei confronti del BCMP è relativo: oltre la metà delle aziende con un buon livello informatico (52%) non fa uso di questi strumenti (fonte: Gartner Security and Risk Management survey 2013).


Garantire la continuità del servizio è un must
Nelle aziende pubbliche e private i CIO sanno bene che gli eventi che impattano il business possono presentarsi in qualsiasi momento e sotto molte forme, sia che dipendano da cause naturali sia da attività umane. Guasti, mancanza di risorse, interruzione dell’energia, terremoti, alluvioni, incendi o altre catastrofi naturali, sabotaggi, attacchi informatici, errori umani, …: le cause di un’interruzione della continuità operativa possono essere diversi e concentrarsi sulla sicurezza e la tutela preventiva non basta. I piani devono essere regolarmente rivisti, testati e aggiornati per riuscire a mantenere l’operatività del business e l’erogazione dei servizi.

Ecco una lista di 10 suggerimenti che gli esperti di Verizon hanno approntato per supportare aziende ed enti pubblici a fronteggiare un’interruzione della continuità operativa a garanzia del miglior Citizen Relationship Management.

1) Pianificare in anticipo. La strategia migliore per garantire la business continuity è sempre la prevenzione (non la reazione). È necessario anticipare gli imprevisti e predisporre un piano ben documentato e completo di disaster recovery e business continuity, iniziando dalle attività più importanti.

2) Valutare il rischio. Oltre a valutare le esposizioni finanziarie e operative, le aziende dovrebbero valutare reti e modelli di business per identificare i rischi, basando le decisioni su principi di risk management e identificando funzioni e processi aziendali critici per sviluppare asset in grado di mantenere la continuità operativa.

3) Creare un solido ecosistema di partner. L’evoluzione della tecnologia, delle minacce e dei rischi impone aggiornamenti continui e sempre più specialistici. Definire una strategia che contempli il supporto di business partner che dispongono di risorse disponibili e prontamente utilizzabili in caso di necessità nei processi di recovery e continuity è un punto di forza.

4) Proteggere reti, sistemi e applicazioni critiche. La visione e la consapevolezza di quali risorse facciano parte del capitale da proteggere è fondamentale. Stilare un inventario di apparati e applicazioni critiche e valutarne le vulnerabilità rientra in una metodologia che consente di determinare dove sia meglio posizionare questi servizi per ridurre eventuali interruzioni per catastrofi naturali e garantire tempi di ripristino rapidi.

5) Struttura flessibile e reti affidabili. Business continuity significa avvalersi di un’infrastruttura affidabile. Ecco perché è necessario implementare reti che soddisfino i requisiti di banda e aiutino a mantenere la continuità operativa offrendo, allo stesso tempo, un ritorno sugli investimenti.

6) Utilizzare servizi cloud- e network-based per la ridondanza. La combinazione di routing di rete diversi e la capacità di duplicare le applicazioni mission-critical è essenziale per le comunicazioni e la continuità delle operazioni business-critical. I servizi cloud- e network-based consentono l’accesso alle informazioni importanti, il rapido ripristino del servizio e la capacità di spostare rapidamente i servizi a siti alternativi.

7) Sviluppare programmi di telelavoro. Applicazioni per accesso remoto e conferencing aiutano a migliorare i tempi di recovery e a permettere connessione e produttività dei dipendenti anche in circostanze estreme.

8) Educare e formare i dipendenti. Una buona azienda è il risultato delle persone che vi lavorano e di come queste condividono tra loro le vision. Progettare un modello di business efficace basato sul lavoro distribuito, e assicurarsi che i dipendenti abbiano formazione e strumenti adeguati per poter svolgere il proprio lavoro – in ufficio, in viaggio o a casa. Valutare le competenze per individuare i requisiti necessari ai dipendenti per supportare la continuità operativa.

9) Utilizzare i Social Media. Durante una situazione di emergenza, i social media svolgono un ruolo importante nel mantenere connessi e informati gli stakeholder, inclusi clienti e dipendenti, soprattutto quando i tradizionali metodi di comunicazione potrebbero non essere disponibili.

10) Rivedere, testare e aggiornare continuamente. Soprattutto quando c’è di mezzo la tecnologia, mai adagiarsi sui progetti fatti. Dopo aver sviluppato un piano, lo stesso deve essere rivisto, testato e aggiornato. Un piano di business continuity è un documento progressivo e business-critical; deve essere regolarmente aggiornato e collaudato durante tutto l’anno.

Redazione Digital4

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