Aggiornare il data center: le best practices in una guida

pittogramma Zerouno

TechTarget Technology HowTo

Aggiornare il data center: le best practices in una guida

Aggiornare il data center va fatto perché tutto in una sala macchine ha un proprio ciclo di vita. Grande o piccolo che sia, ogni intervento va pianificato con attenzione, considerando obiettivi, documentazione e modalità di rilascio, riducendo al minimo l’impatto sugli utenti

06 Set 2022

di Laura Zanotti - Fonte TechTarget

Aggiornare il data center significa potenziare disponibilità e sicurezza, garantendo migrazioni ordinate e cercando di condensare quanto più possibile i tempi di inattività. Vero è che la cloudificazione dei data center e il moltiplicarsi delle offerte Saas ha spostato diversi carichi di lavoro al di fuori dei data center. Tuttavia, il data center in locale ha ancora la sua ragion d’essere, governando molti carichi di lavoro per diversi motivi, più frequentemente legati a:

  • restrizioni legali particolari
  • dati troppo sensibili
  • soluzioni legacy o mission critical poco adatte a una gestione terziarizzata

Perché è importante aggiornare il data center

Il punto di partenza è che nelle sale macchine tutto ha un ciclo di vita il che significa che la gestione va programmata per tempo. Gli aggiornamenti rappresentano l’unico vero approccio di ottimizzazione delle capacità IT del data center non solo per risolvere la gestione delle risorse IT obsolete ma anche per:

17 novembre, milano
Spalanca le porte all’innovazione digitale! Partecipa a MADE IN DIGItaly
  • migliorare la resilienza
  • ottimizzare le prestazioni
  • ridurre i costi operativi
  • potenziare la sicurezza
  • funzionalizzare l’installato

Necessario ma non facile: gli errori da evitare

Come sottolineano gli esperti, aggiornare il data center comporta comunque un certo margine di rischio principalmente legato a sviste ed errori. Intervenire su quello che a tutti gli effetti è il sistema nervoso aziendale, può portare a:

  • tempi di inattività imprevisti
  • problemi di indisponibilità dei carichi di lavoro
  • interruzioni delle prestazioni
  • gestione disfunzionale
  • lacune alla sicurezza

Per questo è molto importante fissare attività e obiettivi degli aggiornamenti, impostando un piano di business continuity e disaster recovery nel caso qualcosa non funzioni come dovrebbe.

Aggiornare il data center: 11 cose da considerare

La chiave per introdurre aggiornamenti del data center fluidi, efficaci e significativi presuppone una pianificazione strategica e pragmatica. I responsabili IT devono ragionare non solo su quello che vogliono ottenere ma anche sui possibili ostacoli che potranno incontrare nei vari percorsi di aggiornamento intrapresi.

Gli aggiornamenti, infatti, possono interrompere i sistemi o gli strumenti di gestione delle applicazioni. Acquisire tutte le modifiche coinvolte in un’attività di aggiornamento per tutti i sistemi di data center e gli strumenti di gestione della sicurezza è strategico. Altrimenti, bisogna prepararsi mentalmente all’inserimento manuale e puntuale delle modifiche, utilizzando la documentazione raccolta. Ricordandosi, inoltre, come alcune piattaforme di gestione richiedano l’installazione aggiuntiva di agenti o driver prima di funzionare, supervisionando correttamente le risorse. Di seguito 11 best practices da considerare:

#1 Comprendere le esigenze aziendali

Aggiornare il data center non significa perseguire l’innovazione inseguendo le mode tecnologiche imperanti. Alcuni degli errori più costosi e rischiosi si verificano quando i leader aziendali optano per investimenti tecnologici non necessari o quando mancano criteri chiari ed espliciti del ROI. Gli aggiornamenti non sono una vetrina tecnologica. Devono aiutare l’organizzazione a operare in modo più efficiente e competitivo. Per farlo al meglio le modalità di intervento devono includere diverse finalità tra cui:

  • espandere risorse vitali come l’archiviazione o il calcolo
  • abilitare nuovi carichi di lavoro per diverse applicazioni (nuove o aggiornate)
  • supportare ulteriori dipendenti, utenti o transazioni
  • abbassare il costo per utente o transazione
  • potenziare le funzionalità IT come, ad esempio, resilienza del carico di lavoro, business continuity e disaster recovery

Aggiornare il data center: esempio 1

In termini di ridondanza, aggiornare il data center impone sempre un ragionamento bimodale. Svecchiare un server, ad esempio, aiuta a supportare il consolidamento di più carichi di lavoro su un sistema, riducendo i costi di alimentazione, spazio e manutenzione. Ma, se è vero che il potenziamento dello storage in sé è un’operazione semplice (basta aggiungere nuovi dischi al sistema esistente) perché l’aggiornamento sia ottimale è importante prevedere un server ridondato, con un bilanciamento dei carichi per migliorare la disponibilità di quelli più critici.

#2 Identificare gli obiettivi degli aggiornamenti

Una volta definite le esigenze organizzative è importante identificare su cosa intervenire, considerando l’hardware, il software, i servizi, le politiche, i processi e i flussi di lavoro interessati dall’aggiornamento così come le modalità di dismissione delle soluzioni obsolete. Aggiornare il data center, infatti, comporta più ambiti operativi: a volte puntuali, a volte molto estesi. Perimetrare in anticipo l’ambito aiuta a prevenire disattenzioni potenzialmente disastrose: ad esempio l’incompatibilità imprevista di una nuova versione dell’hardware o del software.

Aggiornare il data center: esempio 2

Nel caso di un hardware con un carico di lavoro legacy obsoleto è possibile rielaborare il workflow utilizzando un prodotto software aggiornato, che può essere rilasciato su un nuovo server più capace, dismettendo in seguito quello obsoleto. In questo caso, le principali destinazioni di aggiornamento coinvolgono sia il server legacy che la sua applicazione legacy. È importantissimo valutare non solo l’ambito primario ma anche quello secondario, ovvero quello relativo alle dipendenze all’hardware delle applicazioni e dei sistemi. Ad esempio, se un’applicazione obsoleta si basa su un database di una certa generazione, bisogna domandarsi se debba essere aggiornato anche il database e il relativo hardware.

#3 Creare la roadmap di aggiornamento

Un progetto di aggiornamento di solito comporta più attività discrete. Ad esempio, un aggiornamento potrebbe comportare l’aggiunta di due rack di server all’infrastruttura ma, a cascata, potrebbe anche richiedere di intervenire anche sulla capacità di alimentazione e raffreddamento o sull’accesso WAN. Anche qualcosa di semplice come un aggiornamento del server può comportare un lavoro di supporto.

Aggiornare il data center: esempio 3

Ad esempio, per aggiungere un server 2U a un rack completo, potrebbe essere necessario trasferire uno o più altri server per liberare spazio. Tali considerazioni possono sembrare minuzie, ma trascurare anche i piccoli dettagli può ritardare un aggiornamento. Anche in questo caso è importante esaminare l’obiettivo previsto e le sue dipendenze, scegliendo su cosa lavorare prima. Nel caso succitato, riposizionando l’hardware per creare spazio rack appropriato oppure aggiornare le piattaforme di supporto (come un database e il relativo server) prima di implementare l’aggiornamento previsto.

#4 Identificare le tecnologie più adatte

L’identificazione di nuovi prodotti finalizzati ad aggiornare il data center includono piccoli interventi o grandi cambiamenti. Nel secondo caso, bisogna fare un’adeguata indagine prima di scegliere marca, modello e carico dei nuovi server. Anche perché l’evolutiva tecnologica delle sale macchine oggi ha di fronte nuove opzioni come, ad esempio, l’iperconvergenza.

Sempre e in ogni caso sarebbe importante avere la possibilità di testare i prodotti prima di eseguirli, facendo dei POC (Proof of Concept) o utilizzando valutazioni per la convalida dei nuovi prodotti hardware e software in modo da capire caratteristiche e performance a livello di implementazione, configurazione, configurazione e interoperabilità.

#5 Ripulire o migliorare l’infrastruttura esistente

L’invecchiamento dell’infrastruttura può rappresentare un grosso ostacolo per l’azienda, comportando rallentamenti, disfunzioni e impedimenti all’evoluzione dei servizi e del business. Per determinare l’ambito e i requisiti necessari ad aggiornare l’infrastruttura è necessario ritagliarsi del tempo in più per considerare attività che, pur non avendo un impatto diretto sull’aggiornamento previsto, possono comunque avvantaggiare l’azienda. Ad esempio:

  • aggiungere ridondanza a un’applicazione critica
  • rimuovere la ridondanza dalle applicazioni che non ne hanno più bisogno
  • aggiornare i cavi obsoleti per facilitare una maggiore larghezza di banda della rete
  • aggiornare la distribuzione dell’energia e i gruppi di continuità
  • riposizionare i rack e chiudere le lacune dell’hardware per migliorare il flusso di raffreddamento
  • rivedere gli strumenti e le capacità di gestione del sistema

Pur essendo tangenziali o secondari, questo tipo di aggiornamenti comunque migliora le prestazioni, l’affidabilità e l’efficienza del data center.

#6 Preparare tutta la documentazione necessaria

La maggior parte dell’hardware e del software presente in un data center richiede molti dettagli implementativi tra cui l’indirizzamento di rete predefinito, dati di licenza e codici di attivazione, istruzioni dettagliate per l’installazione e la configurazione, manuali del prodotto e guide per l’utente.

Per questo motivo è fondamentale collezionare e organizzare questo tipo di dati, assicurando la loro disponibilità prima di avviare un’attività di aggiornamento. In caso contrario, l’azienda rischia ritardi inaccettabili e cancellazioni indesiderate a causa della mancanza di informazioni importanti.

Aggiornare il data center: esempio 4

Ad esempio, un nuovo prodotto software potrebbe richiedere un numero di licenza o un codice di attivazione. Considerati i tempi di pianificazione degli aggiornamenti, il personale IT alle due del mattino difficilmente sarà in grado di recuperare queste informazioni dal personale di vendita o dal team di supporto del fornitore.

#7 Eseguire il backup ed essere pronti per il ripristino

I data center virtualizzati semplificano lo spostamento dei carichi di lavoro su altri server, consentendo di sostituire o riconfigurare quelli svuotati. Allo stesso tempo, è possibile replicare i carichi di lavoro in esecuzione all’interno di macchine virtuali utilizzando tecnologie di copia o snapshot. Anche in questo caso possono comunque verificarsi errori e conseguenze non intenzionali e aggiornamenti apparentemente semplici possono fallire. Di seguito alcune semplici linee guida per finalizzare al meglio l’attività:

  • eseguire un backup completo di eventuali applicazioni server o sistemi di archiviazione coinvolti in un processo di aggiornamento
  • testare il processo di ripristino, assicurandosi che funzioni
  • garantire che tutto il personale IT coinvolto nell’attività di aggiornamento possa eseguire correttamente un ripristino o un rollback
  • documentare la configurazione corrente dell’hardware e del software esistenti (anche nel caso si preveda di ritirare tali prodotti) in modo da poterli ripristinare a uno stato di funzionamento noto se necessario
  • documentare tutte le modifiche che avvengono durante l’aggiornamento, come il cambio di un indirizzo IP o lo spostamento di una macchina virtuale su un server fisico diverso, assicurandosi che tali modifiche si riflettano nei sistemi o negli strumenti di gestione delle modifiche.

#8 Tenere informati gli stakeholder

Gli aggiornamenti possono interrompere le normali attività e mantenere carichi di lavoro importanti non disponibili per periodi prolungati, impattando allo stesso modo sul lavoro di dipendenti, partner commerciali, clienti e dirigenti aziendali. Ecco perché aggiornare il data center significa anche condividere i tempi e i modi con il resto del personale coinvolto nel processo. Un progetto di aggiornamento di solito comporta numerose attività per cui è opportuno trattare ogni attività individualmente, comunicandola alle parti interessate. La comunicazione comune include quanto segue:

  • dire alle parti interessate quali aggiornamenti sono pianificati, perché il lavoro è necessario, quali modifiche o nuove capacità dovrebbero essere disponibili e quando il lavoro ha luogo.
  • ricordare alle parti interessate i programmi di aggiornamento, prevedendo diversi promemoria prima dell’effettiva attività di aggiornamento.
  • inviare un aggiornamento alle parti interessate in caso di problemi o ritardi.
  • segnalare il via libera alle parti interessate una volta completata l’attività di aggiornamento e ripristinata la normale funzionalità.
  • fornire informazioni di contatto accurate per l’assistenza o l’accesso all’help desk in caso di problemi. Ad esempio, se un aggiornamento software include nuove caratteristiche e funzioni, è bene formare in anticipo il personale di supporto in modo che possa affrontare efficacemente anche le domande e i problemi degli utenti.

#9 Convalidare la distribuzione

Una volta completata l’attività di aggiornamento, è importante testare e convalidare che hardware e software funzionino correttamente e in sicurezza. Quando si reinstallano o si migrano nuovamente i carichi di lavoro sul server, questi dovrebbero essere accessibili utilizzando la rete del data center locale. In questa fase, il personale IT deve confrontare e misurare le prestazioni, risolvere i problemi di aggiornamento e, se necessario, eseguire un rollback. Solo una volta che si ha la conferma che tutto sta funzionando come previsto si possono aprire le risorse per un uso generale nella LAN aziendale o in Internet.

#10 Implementare una distribuzione sistematicamente, se necessario

Un’altra buona pratica è implementare in più fasi i progetti di aggiornamento che comportano livelli elevati di incertezza o rischio. Ad esempio, l’aggiornamento di un’applicazione legacy mission-critical e dell’hardware associato implica la distribuzione simultanea di nuove risorse, parallelamente alle risorse correnti. Anziché limitarsi a sostituire l’applicazione e l’hardware quando si fa un aggiornamento è necessario prevedere l’apertura di segmenti dell’ambiente per i beta test. Questo riduce al minimo l’impatto di problemi imprevisti dopo l’avvio dell’aggiornamento, poiché l’hardware e il software originali rimangono disponibili e operativi.

Se le nuove risorse funzionano come previsto, è possibile migrare sistematicamente gruppi di utenti aggiuntivi alle nuove risorse. Solo dopo aver eseguito correttamente la migrazione di tutti gli utenti e aver testato a fondo le nuove risorse è possibile ritirare e rimuovere quelle vecchie come attività di aggiornamento di micropulizia.

#11 Considerare gli standard dei data center

Quando si parla di CED non ci sono requisiti stabiliti a livello di progettazione, implementazione, calibratura delle prestazioni e disponibilità. Tuttavia, governi, stakeholder, partner e clienti si aspettano un’aderenza a determinati standard. Numerosi codici e standard di best practice possono convalidare un data center, tra cui l’Uptime Institute, la Telecommunications Industry Association 942, l’American National Standards Institute/BICSI 002-2014, EN 50600 più una serie di standard opzionali, come Leadership in Energy and Environmental Design, Green Globi e Energy Star.

I progetti di aggiornamento sono un’eccellente opportunità per esaminare gli standard, valutando l’importanza o il vantaggio per l’azienda di pianificare l’implementazione di quelli più ambiti.

Z

Laura Zanotti - Fonte TechTarget

Giornalista

Ha iniziato a lavorare come technical writer e giornalista negli anni '80, collaborando con tutte le nascenti riviste di informatica e Telco. In oltre 30 anni di attività ha intervistato centinaia di Cio, Ceo e manager, raccontando le innovazioni, i problemi e le strategie vincenti delle imprese nazionali e multinazionali alle prese con la progressiva convergenza tra mondo analogico e digitale. E ancora oggi continua a farlo...

Argomenti trattati

Approfondimenti

B
Backup

Articolo 1 di 5