5G impatto sui data center: quale futuro per le infrastrutture IT?

5G: quali impatti sulle infrastrutture IT?

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5G: quali impatti sulle infrastrutture IT?

La crescita dei dispositivi 5G e IoT determina un sicuro impatto sul data center, che va attrezzato per offrire pieno supporto – grazie alle giuste componenti di rete e di elaborazione – alle applicazioni a bassissima latenza

16 Giu 2020

di Emanuele Villa

Anche se usare la rete cellulare di quinta generazione presuppone, per l’utente finale, pagare un prezzo più alto rispetto alla connettività standard (4G), le aziende devono prepararsi a gestire l’impatto del 5G sul proprio business e, soprattutto, sull’IT (data center). A tal proposito, Gartner prevede che nel 2023 il settore automobilistico sarà in assoluto il mercato di riferimento per le proposte 5G e IoT, e questo potrebbe determinare un incremento drastico delle connessioni alla rete cellulare next-gen.

Prospettive come queste hanno comprensibilmente preoccupato i decisori IT, il cui ruolo è preparare l’azienda a gestire nel migliore dei modi questa ondata di cambiamento tecnologico, partendo proprio dall’impatto dell’infrastruttura 5G sui loro data center on-premise.

La rilevanza del 5G per chi gestisce un data center dipende da tre fattori, ha dichiarato Michael Peeters di Imec, centro europeo no profit di ricerca e sviluppo di tecnologie digitali. Innanzitutto, i primi use case del 5G sono concentrati sul potenziamento della banda mobile, da cui una crescita di traffico da e verso i data center. Uno degli obiettivi del 5G è eliminare i colli di bottiglia a livello di latenza e larghezza di banda che esistono comunemente con il 4G, ma questo logicamente mette sotto pressione il data center, che potrebbe diventare il nuovo collo di bottiglia. In secondo luogo, l’infrastruttura 5G è progettata per allinearsi ai moderni approcci di virtualizzazione e alla segmentazione service-based. L’effetto di questa architettura sull’IT aziendale non è però ancora conosciuto.

Terza considerazione: Peeters sottolinea che tra gli approcci cloud e on-premises, l’Edge Data Center potrebbe essere parte integrante di entrambe le configurazioni. Per esempio, gli use case del 5G appartenenti al mondo della produzione industriale e basati su bassissime latenze e sul network slicing prevedono la presenza di questi Edge Data Center come parte dell’infrastruttura.

La banda mobile ultra larga (5G) alla fine sarà disponibile per tutti, secondo Peeters, ma la transizione non sarà istantanea perché il 4G è ancora un tema estremamente attuale. Al momento, le imprese stanno più che altro mostrando molto interesse nei confronti del Massive Machine Type Communication (mMTC), che rappresenta oltretutto la base di molti use case peculiari del 5G: Peeters sottolinea che “I beneficiari di [mMTC] saranno per lo più la logistica, le soluzioni di tracciamento delle risorse, le Smart City e l’agricoltura intelligente”. Le implementazioni iniziali di mMTC in 4G sono peraltro molto promettenti nell’universo IoT: i benefici, dal canto loro, appaiono però rilevanti soprattutto a livello industriale e aziendale, ma molto meno visibili per il consumatore finale.

Secondo Peeters, la bassa latenza e l’affidabilità sono pilastri tecnologici del 5G “perfettamente adatti a rendere gli impianti industriali più efficienti a livello di automazione e più flessibili”; tutto ciò andrà soprattutto a beneficio delle regioni con un’alta densità di impianti produttivi, come la Germania.

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L’aumento del numero di dispositivi IoT, molti dei quali collegati via 5G, richiederà al data center una maggiore potenza di calcolo. Per questo motivo, chi gestisce il data center deve lavorare su alcune direttrici quali “migliorare la densità energetica, l’efficienza e rendere disponibili perfette sinergie tra cloud privati e pubblici”, ha dichiarato Justin Le Lacheur, direttore della product strategy di Sungard AS, un IT service provider.

Se ne deduce che l’impatto del 5G sul data center possa essere “evolutivo” piuttosto che rivoluzionario. “Non ci si aspetta che il 5G raddoppi il tasso di assorbimento dei data center, ma piuttosto che mantenga costante la domanda”, ha poi sottolineato Le Lacheur, che successivamente ha anche confrontato il 5G con l’ultimo standard Wi-Fi, il Wi-Fi 6, poiché la maggior parte dei dispositivi non richiede la velocità promessa dall’infrastruttura 5G: “Entrambi mirano a migliorare la customer experience con una maggiore velocità, ma una sfida importante riguarda piuttosto il numero di dispositivi che devono supportare”.

La densità dell’infrastruttura sarà l’effetto principale del 5G, secondo Jason Carolan, Chief Innovation Officer di Flexential, un provider di Colocation e di servizi di hybrid IT. Per gestire tale densità, una particolare “visione” del 5G prevede una connessione via cavo verso le torri 5G come integrazione della connettività radio, mentre altre implementazioni potrebbero semplicemente fare affidamento sull’enorme larghezza di banda di una connessione radio 5G-to-5G. In ogni caso, la sfida per gli IT manager consiste nel fatto che, con più dispositivi sulla rete e più throughput, “è fondamentale aggiornare la tecnologia di rete per far sì che (la rete stessa) possa supportare al meglio tutti i device”, ha poi aggiunto Carolan. Le aziende, in pratica, dovranno investire nella più recente tecnologia ottica se vorranno tenere il passo.

Previsioni sul futuro dell’infrastruttura

In un quadro tutto sommato incerto, e a cui solo l’esperienza fornirà le adeguate risposte, la domanda principale è, secondo Partridge, “cosa si intende, e dov’è esattamente l’Edge? A pochi metri di distanza o a 10 chilometri in un ufficio centrale di una telco?”. Per ora, l’industria non è in grado di fornire una risposta del genere, ma questo non significa che i decisori IT debbano ignorare la questione del 5G in attesa che la tecnologia decolli definitivamente. Le Lacheur ha infatti ribadito che il tema dell’infrastruttura 5G e le implementazioni Edge sono temi centrali per la C-Suite e per le strategie globali dell’azienda.

Più in dettaglio, gli IT manager dovranno avere una tabella di marcia e un modello chiaro che metta in relazione l’aumento del traffico dati a monte e a valle con le proprie operazioni “comprendendo – ha aggiunto Peeters – che ci saranno nuovi casi d’uso come AI e Realtà Aumentata/Realtà Virtuale che avranno caratteristiche diverse”. Gli admin dovrebbero anche pensare alla decentralizzazione e distribuzione delle applicazioni tra un data center centrale e micro o nano data center all’Edge, che saranno un elemento chiave di differenziazione futura.

Infine, secondo Peeters due fattori da tenere in considerazione sono la “disomogeneità” del rollout 5G, che si tradurrà in profili di traffico ed esigenze molto differenti tra un cliente e l’altro, ma anche il fatto che “la distribuzione delle funzionalità verso l’Edge potrebbe avere un impatto significativo sulla complessità operativa e sui costi”.

Emanuele Villa

Giornalista

Appassionato di tecnologia da sempre, ho deciso che avrei impegnato il mio tempo raccontandola e lo faccio dal lontano 2000. Dopo un lungo percorso nel mondo della tecnologia consumer, ora mi occupo soprattutto di Digital Transformation.

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