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Prestazioni e business continuity per la piattaforma applicativa Fiat

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Prestazioni e business continuity per la piattaforma applicativa Fiat

25 Giu 2008

di Giampiero Carli Ballola

Garanzia della business continuity, velocità d’esecuzione, sicurezza delle applicazioni: sono i temi che Fiat Group Automobiles ritiene più importanti ai fini di un buon governo della tecnologia allineato alle esigenze dell’impresa. L’adozione di soluzioni di quality e performance management dello sviluppo applicativo consente al gruppo di perseguire questo obiettivo. Ce  ne parla Vittorio Boero, worldwide Sap program manager di Fiat Group Automobiles

Di regola, i ‘casi utente’ che vengono pubblicati sulla nostra rivista si aprono con una presentazione della società nel cui ambito si è svolta l’esperienza oggetto dell’articolo, della quale diamo una breve descrizione della struttura, della storia e dell’attività. Questa volta però, trattandosi di Fiat Group Automobiles (Fga), ossia della società che sino al gennaio 2007 si chiamava Fiat Auto e che in Italia come in tutto il mondo è semplicemente ‘la’ Fiat tout court, crediamo onestamente che sia meglio farne a meno.
Veniamo allora al dunque e cerchiamo di capire come la più grande industria italiana si sia organizzata per la gestione e il controllo della qualità, delle prestazioni e della sicurezza delle proprie applicazioni andando a parlare con Vittorio Boero, worldwide Sap program manager di Fga e responsabile di Sapiens (nella foto in alto), il grande progetto con cui Fiat Auto ha deciso nel 2005 di riorganizzare, standardizzare e integrare i propri processi It sulla piattaforma Sap NetWeaver e sulle soluzioni mySap Erp e mySap Srm. Nella sua posizione, Boero risponde direttamente a Gilberto Ceresa (che dall’aprile 2007 ha la doppia mansione di Cio di Fga e dell’intero Fiat Group) e guida un team Ict che conta mediamente circa 130 persone, con punte che in certi periodi, considerando che Boero è responsabile non solo dei progetti europei ma anche di quelli condotti nel resto del mondo, hanno superato le 200 unità.

Manutenzione evolutiva in house
In Fiat la manutenzione fisica del sistema è svolta in esterno, affidata ad un outsourcer, mentre sono condotte in house la manutenzione funzionale e la governance delle soluzioni implementate. Quindi, oltre, come è ovvio, all’analisi e progettazione delle nuove soluzioni applicative, viene gestita in casa la manutenzione evolutiva e anche, in parte, quella ordinaria, nel senso che ogni variazione è analizzata ed approvata internamente. “Abbiamo strutturato un processo gestito da quello che viene chiamato‘Tavolo Operativo’ – spiega Boero – che si riunisce ogni settimana ed è composto da miei referenti Ict responsabili dei sistemi informativi a supporto dei processi di business e dei referenti del business. Questi partecipano alla raccolta di tutte le richieste che possono tradursi anche in ‘miniprogetti’ di manutenzione evolutiva. Ragionando insieme, Ict e business verificano i contenuti evolutivi di queste istanze, che provengono da tutto il mondo che lavora su Sap nell’ambiente di produzione, ne stabiliscono le priorità e opportunità e definiscono le modifiche che devono essere implementate”. Chiaramente, le priorità sono guidate soprattutto dalle esigenze del business, le cui richieste, strutturate e formalizzate in un modo che Boero definisce “Ict compliant”, vengono valutate sul metro dell’impegno Ict richiesto (e quindi del costo) a fronte del beneficio atteso e della loro eventuale valenza worldwide, dato che i progetti di cui Boero è responsabile governano i processi Fiat non solo in Italia, ma in Europa (Spagna, Portogallo, Belgio, olanda, Danimarca, Polonia), Brasile e Argentina. Va inoltre precisato che, trattando richieste provenienti da tutto il mondo, si parla di un ‘tavolo operativo’ virtuale, che raccoglie mediamente una ventina di persone, in parte fisicamente presenti a Torino, in parte collegate in call-conference dai vari Paesi interessati ai temi posti all’ordine del giorno.

Un buon governo della tecnologia, allineato alle esigenze di business
Passando alla tematica specifica della qualità e delle prestazioni del sistema informativo, i fattori che Boero ritiene più importanti ai fini di un buon governo della tecnologia, che sia cioè allineato alle esigenze dell’impresa, sono, nell’ordine: la garanzia della business continuity, la velocità d’esecuzione, la sicurezza delle applicazioni. “Non ci possiamo permettere di avere dei processi che abbiano discontinuità e non avere alcuna interruzione del servizio è un target fondamentale. Secondo obiettivo è la velocità, ed è a questo scopo che abbiamo utilizzato gli strumenti ex Mercury ed ora Hp”. Sul fronte specifico delle prestazioni, prosegue Boero, “siccome l’idea dalla quale eravamo partiti e che abbiamo poi implementato era quella di realizzare un sistema che non fosse segregato per aree geografiche, ma una piattaforma integrata e distribuita a livello worldwide, la preoccupazione che si potessero creare dei problemi nel momento in cui avessimo aggiunto nuovi Paesi, con nuovi mercati e migliaia di utenti era molto forte. Abbiamo quindi utilizzato Load Runner, la suite per il test capacitivo, allo scopo appunto di evitare che problemi del genere potessero insorgere sui processi più critici per il business. E questi strumenti ci hanno in effetti permesso di identificare dei colli di bottiglia e di mettere a punto le attività di tuning e di perfezionamento su quanto sviluppato nei vari progetti”.

Migliore qualità ed efficienza economica
Questa capacità di poter controllare preventivamente, molto prima cioè dell’avviamento in produzione, le criticità di ogni singolo processo, nonché le eventuali situazioni di blocco di sistema a causa dei volumi elaborati o di possibili conflitti tra processi differenti che potevano insistere su un medesimo oggetto, ha permesso una significativa riduzione dei tempi, e quindi dei costi, di realizzazione dei progetti stessi, in quanto abbiamo anticipato situazioni di conflitto. Infatti: “quando abbiamo eseguito questi test – ricorda Boero – abbiamo puntualmente scoperto che tra i processi vecchi e quelli nuovi che andavamo ad implementare esistevano conflitti che se fossimo andati in ‘live’ avrebbero sicuramente determinato dei significativi problemi in ambiente di produzione”. L’uso di questi strumenti ha quindi portato ad un risparmio (anzi, più correttamente ad una ‘cost avoidance’, cioè ad una eliminazione di costi), difficile da valutare in termini monetari, trattandosi di costi dovuti ad eventi che, grazie appunto agli strumenti di diagnosi e testing, non si sono verificati, ma che è certamente significativo, dato che si tratta di problemi che avrebbero potuto incidere sulla continuità di un servizio Ict critico per il business.
Si può quindi dire che la possibilità di andare rapidamente in produzione con soluzioni testate e performanti ha permesso al team Ict guidato da Boero di raggiungere un livello di produttività decisamente elevato. Nel periodo di tempo trascorso dalla partenza di Sapiens ad oggi sono infatti andati in produzione ben 19 progetti, contando sia quelli relativi all’estensione della piattaforma dal punto di vista geografico (nata per l’Italia, è stata poi introdotta in tutta Europa e in Sudamerica ed ora, dice Boero “la stiamo immaginando per la Turchia, la Russia e altri paesi”) sia quelli di estensione del perimetro funzionale, con l’aggiunta di nuovi processi che originariamente non erano previsti. “Realizzare in due anni e mezzo 19 progetti su migliaia di utenti è stata – conclude Boero – decisamente una grande sfida sia per FGA che per il panorama complessivo del Gruppo Fiat”.

Giampiero Carli Ballola
Giornalista

Giampiero Carli-Ballola, nato nel 1942 e giornalista specialista in tecnologia, collabora con ZeroUno dal 1988. Segue i processi di digitalizzazione del business con particolare attenzione ai data center e alle architetture infrastrutturali, alle applicazioni big data e analitiche, alle soluzioni per l’automazione delle industrie e ai sistemi di sicurezza.

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