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Software libero. L’interesse delle PMI

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Software libero. L’interesse delle PMI

02 Mar 2005

di Elisabetta Bevilacqua

La diffusione dell’open source potrebbe dare nuovo impulso al mercato ict italiano e rappresentare, nel contempo, un’opportunità per le pmi, il cui interesse verso soluzioni di questo tipo è in crescita

"I cinquantamila sviluppatori italiani Java rappresentano la maggior comunità al mondo, dove opera in totale un ecosistema di circa 4 milioni e mezzo di sviluppatori" rivela Franco Roman, direttore marketing e partner sales di Sun Microsystems, che ha recentemente lanciato il portale, Java Open Business (http://www.javaopenbusiness.it/), rivolto prevalentemente a operatori e sviluppatori, anche se aperto agli utenti. Il portale realizza una media di 650 contatti ogni giorno, 600 iscritti alla newsletter e, soprattutto, un nuovo partner al giorno.Queste cifre sono solo la punta dell’iceberg di un fenomeno che potrebbe diventare rilevante se riuscisse ad affermarsi il modello di produzione e distribuzione open source, modello particolarmente affine alle caratteristiche delle imprese e del sistema d’offerta italiani, entrambi basati sulle Pmi.L’adozione dell’open source e l’attenzione al fenomeno sembra nei fatti superiore alla percezione che comunemente se ne ha, come conferma una recente indagine Tedis, presentata in occasione del lancio del portale. Secondo questi dati, che si basano su un campione di oltre 200 imprese manifatturiere, un quarto delle imprese tipiche del made in Italy adotta soluzioni open source. I maggiori ambiti di impiego sono l’infrastruttura Web e i sistemi operativi lato server (che vedono circa il 75% delle adozioni) e la messaggistica; ancora bassa, anche se in crescita, risulta invece l’adozione sul lato client, mentre è ancora relativamente poco diffuso oggi in Italia (poco più del 15% delle adozioni) il software libero per le applicazioni business.Non ci sembra azzardato dire che la diffusione di open source potrebbe dare impulso al mercato Ict italiano, favorendo l’adozione da parte delle Pmi di una nuova generazione di soluzioni e dare al tempo stesso fiato alla moltitudine di piccole software house italiane, purché capaci di adeguarsi a un nuovo modello di business e all’adozione di nuove tecnologie. Verrebbe al tempo stesso favorita la nascita di nuove aziende, vista la bassa soglia di ingresso in termini di investimenti.

Il punto di vista degli operatori Ict
"L’open source può rappresentare un impulso alla domanda Ict, visto che la crisi ne ha modificato lo scenario, riducendo di fatto la capacità di spesa delle aziende e mettendo in crisi molti operatori del settore", sostiene Fabrizio Ghelarducci, direttore di Tai (www.tai.it), precisando la natura ‘profit’ della sua azienda. Tai è una società da 15 anni sul mercato, focalizzata su applicazioni e servizi basati su tecnologia Internet e open source. L’open source consente a chi ne accetta il modello di business di partire da una base condivisa e può dunque fornire all’impresa cliente un prodotto adatto alle sue esigenze a costi accettabili, pur consentendo margini al fornitore. Quest’ultimo investe soprattutto in competenze interne e in formazione, dal momento che la qualità dei prodotti viene garantita dalla comunità. Condivide questo scenario Giuseppe Chili, responsabile offering di Formula, il quale, motivando l’adesione della sua azienda al progetto di Sun, chiarisce come non sia oggi in ipotesi un’evoluzione open source per l’Erp di Formula. Formula ritiene però che il software libero sia un driver importante per la crescita, trainata dall’adozione da parte delle Pmi, del mercato Erp. Si può dunque aprire un vasto mercato, che oggi non è più intercettato da piccole software house locali, incapaci ormai di supportare e manutenere prodotti utilizzati da poche decine di utenti. Non è il mercato a cui si rivolge Formula, ma a cui l’open source può offrire prodotti robusti e sofisticati a basso costo e a manutenzione garantita, grazie a un investimento distribuito.Scommette su questo mercato anche Alessandro Firson, amministratore delegato di Mayking, una recente start-up, partner italiana di Compiere, uno dei più noti progetti Erp in ambito open source, di cui cura il supporto, l’implementazione e la localizzazione per il mercato italiano. "Provenendo da un’esperienza di quindici anni nel software gestionale, ho frequentato per due anni e mezzo la comunità open source Erp, un’esperienza che ha rappresentto una sorta di acculturamento e di laboratorio. Ho scoperto una piattaforma basata su tecnologia evoluta e flessibile", ricorda Frison. Il risultato di questa esperinza è stata la creazione della nuova società.Frison sottolinea come i prodotti applicativi business open source abbiano il vantaggio di presentarsi più integrati rispetto agli equivalenti prodotti sviluppati dalle software house italiane, nati generalmente in una specifica area e poi estesi ad altre aree aziendali e nascano già strutturati per processi. Lo svantaggio è che trattandosi di software applicativo libero, prodotto in ambito internazionale, necessita di adattamento al quadro normativo italiano, problema che si pone in misura minore per software che opera a livello infrastrutturale.

Gli ostacoli
La strada sembrerebbe tutta in discesa, ma non mancano gli ostacoli. Ghelarducci, per esempio, sottolinea come ci sia maggiore apertura all’open source nella Pubblica Ammnistrazione e nelle aziende medio-grandi, che hanno le competenze interne per effettuare un’analisi costi benefici, che nelle Pmi, che probabilmente ne trarrebbero i maggiori vantaggi.La ricerca Tedis evidenzia come il freno alla crescita della domanda nelle Pmi manifatturiere derivi soprattutto dal permanere di luoghi comuni che ancora circondano il software libero, percepito ancora più come una scelta ideologica, una bella utopia, difficilmente praticabile nelle realtà economiche concrete. Tuttavia dalle interviste, pur emergendo definizioni contraddittorie di open source, questo è associato a valori positivi come l’alta flessibilità e i bassi costi d’implementazione iniziali. Un buon punto di partenza.Sembra però non sia ancora chiaro che l’open source è un sistema di produzione e di diffusione del software che sottosta a metodologie e regole ben definite e strutturate e che queste garantiscono sviluppatori e utenti dal punto di vista della robustezza, della flessibilità, della universalità, della protezione legale. È a questo proposito significativo un ulteriore dato che emerge dall’indagine Tedis, che evidenzia come il 75% di coloro che già hanno open source abbia una predisposizione positiva ad adottare altri sistemi open source. Un ostacolo sul versante degli operatori Ict è la necessità di cambiare il modello di business, spostando totalmente il fatturato sul versante servizi, oltre alla necessità di acqusire una cultura della cooperazione indispensabile per operare nelle comunità open source.Parte integrante del nuovo modello è anche la capacità di integrazione, sia per offrire alle Pmi un’offerta completa, sia per raggiungere dimensioni adeguate per proporsi a grandi imprese e per partecipare a bandi di gare nella Pubblica Amministrazione, come sottolinea Ghelarducci, motivando la sua adesione a Java Open Business.

Piccole aziende… si consorziano
Un ulteriore esempio è il consorzio Cirs, acronimo dal latino "Consortium Italicum Ratione Soluta", che raggruppa più operatori IT che offrono servizi legati al software open source, con il vantaggio, da un lato, di mettere in comune le competenze diverse su più ambiti e piattaforme (alcune delle aziende partecipano a progetti internazionali come Debian, OpenOffice.org e Samba) e, dall’altro, di "industrializzare" e rendere più efficiente ed efficace il processo di delivery delle soluzioni software open source, come sostiene il presidente del consorzio Cirs, Roberto Galoppini, approvando l’iniziativa di Sun. Inoltre il consorzio, data la sua maggior credibilità e visibilità, può rispondere a bandi comunitari e gare pubbliche, con particolare riferimento a quelle in cui la singola impresa comunque non potrebbe accedere per ragioni dimensionali.Si tratta di un approccio che potrebbe non solo aiutare l’Ict italiana a riprendersi, ma servire da modello anche per le Pmi di altri settori.

Un programma ‘libero’ per la privacy
Per consentire alle Pmi della propria area di riferimento di mettersi in regola con la legge sulla Privacy, in vista della scadenza prorogata al 30 giugno 2005, Firenze Tecnologia, Azienda speciale della Camera di Commercio, nell’ambito del progetto Sicurezza Informatica ha annuciato, in collaborazione con le aziende del territorio, la realizzazione di Openprivacy, un Soft-ware Libero basato su Linux/Debian, Samba, Ldap, Squid che permette una facile gestione delle Misure Minime di Sicurezza, come richiesto dal D. legs. 196/03 – Testo Unico Privacy. Le imprese possono scaricare gratuitamente il software OpenPrivacy da Internet seguendo il percorso guidato dal sito www.sicurinfo.it. È anche previsto un corso gratuito per installare e utilizzare OpenPrivacy, che è stato presentato in un seminario a Firenze lo scorso 4 febbraio. (E.B.)

Elisabetta Bevilacqua
Giornalista

Sono attiva dal 1989 nel giornalismo hi-tech, dopo esperienze in uffici studi di grandi gruppi e di formazione nel settore dell’informatica e, più recentemente, di supporto alle startup. Collaboro dal 1995 con ZeroUno e attualmente mi occupo soprattutto di trasformazione digitale e Industry 4.0, open innovation e collaborazione fra imprese e startup, smart city, sicurezza informatica, nuove competenze.

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