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“Dall’idea al business: partecipare alla trasformazione digitale, realizzare la Software Factory”

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Intervista

“Dall’idea al business: partecipare alla trasformazione digitale, realizzare la Software Factory”

05 Set 2017

di Stefano Uberti Foppa

Incontro con Ayman Sayed, Chief Product Officer di CA Technologies, per parlare di come le aziende stanno cambiando il loro approccio al business e di come CA stessa sia profondamente cambiata. In uno scenario di rapide e complesse trasformazioni tecnologiche, organizzative e sociali

SANTA CLARA – In un recente viaggio in California, nella sede di CA Technologies nel cuore della Silicon Valley, abbiamo avuto modo di approfondire, incontrando alcuni manager, la strategia dell’azienda che punta a supportare le imprese verso una nuova dimensione di “software company”. Di che si tratta? In sintesi, della necessità di mettere il software al centro dell’azione di business, realizzando una vera e propria Software Factory che ogni impresa dovrebbe avere al proprio interno e che guidi lo scambio sinergico e continuativo tra di essa e i propri clienti. Questo perché il software, fino ad oggi considerato soprattutto come elemento di efficienza, di calcolo e di produttività, sta diventando, in un’economia sempre più digital, un componente core del business.  Un percorso complesso, che CA Technologies supporta con strumenti, metodologie e nuove competenze ma che inevitabilmente si scontra, da un lato, con strutture organizzative rigide e poco collaborative, ancora risalenti agli Anni 60-70, e dall’altro lato con la mancanza strutturale di un modello di produzione software che veda quest’ultimo al centro dell’azione di business.

Parlando di Software Factory stiamo di fatto riferendoci ad una radicale rivisitazione dei classici modelli sequenziali di sviluppo applicativo, tradizionalmente lineari e a step/silos, per sposare modalità Agile/DevOps basate su una forte integrazione e collaborazione tra piccoli team che presidiano tutto il ciclo di sviluppo software (plan, design, build, test, run, monitor, estendendosi anche a security, operation e architetture). L’obiettivo è realizzare applicazioni in linea con le aspettative degli utenti (sia interni all’azienda, sia clienti sul mercato). E per fare questo ci si affida alla costruzione modulare e costantemente verificata/validata (ogni 2-3 settimane) da regolari feed back proprio con gli utenti dell’applicazione, arricchendo così quel processo di analisi continuo degli insight che deve essere trasversale ai team. E’ in questo modo che il software diventa centrale, e questo processo fortemente interattivo può diventare anche il modello organizzativo di riferimento per attivare approcci collaborativi in tutte le componenti aziendali, non solo quelle dedicate allo sviluppo.  

In questo disegno interviene CA Technologies che con acquisizioni, nuovi sviluppi e iniziative, sta realizzando un puzzle di prodotti e soluzioni per dare alle imprese i “mattoncini” con cui costruire questa software factory, a 360 gradi, a copertura di tutte le fasi del ciclo del software, innervandole di prodotti con feature a garanzia di una security nativa fin dalle prime fasi del ciclo, analytics e machine learning per insights e una serie di funzionalità in public cloud. Non da ultimo, tools anche per la gestione semplificata e sicura delle Api, interfacce di programmazione alimentate da dati e servizi, da esporre con semplicità agli sviluppatori, sia interni sia sul mercato e tra i propri partner, per assemblare rapidamente nuove applicazioni da cui sviluppare nuovi business. 

Abbiamo allora incontrato Ayman Sayed, Chief Product Officer di Ca Technolgies, per approfondire con lui alcuni punti di questo complesso, ma affascinante, percorso di trasformazione. 

Ayman Sayed: I nostri clienti stanno cambiando velocemente e con loro stiamo cambiando anche noi. Negli ultimi 2-3 anni l’innovazione tecnologica ha trasformato in profondità il nostro business e il nostro portfolio prodotti. E seguendo i percorsi di trasformazione digitale dei clienti, condividendo con loro le sfide e le opportunità che nascevano, abbiamo capito meglio quali prodotti sviluppare, come svilupparli e come portarli sul mercato. Questo ci ha fatto diversificare molto le modalità con cui rendere disponibili le soluzioni: in Saas oppure on premise per private data center, per consentire ai clienti la modalità a loro più congeniale. Abbiamo la consapevolezza di doverci muovere in un mondo eterogeneo. La maggior parte delle aziende, infatti, sono bimodal (secondo la definizione Gartner, devono gestire in modo strategico l’esistente tecnologico ma anche poter guardare in modo costante e opportunistico alle chances di business che si presentano – ndr), hanno datacenter brick and mortar ma anche private cloud, public cloud… L’eterogeneità dell’infrastruttura è per loro un valore, non un problema, e non vogliono rischiare di avere un single vendor lock-in dipendendo da uno stack tecnologico di un unico fornitore. 

ZeroUnoMa al di là del dettaglio di prodotto, come riuscite a interpretare al meglio questa esigenza del mercato? 

Ayman Sayed

Chief Product Officer, CA Technologies

Sayed:  L’indipendenza tecnologica è uno dei nostri vantaggi competitivi strategici perché ci consente di essere credibili nel supportare appieno i percorsi di digital transformation dei nostri clienti. Non abbiamo uno stack tecnologico da difendere, non siamo un infrastructure provider. La nostra mission è chiara: migliorare il business dei clienti accelerando il tempo che intercorre tra le idee di innovazione e il business outcome. E questo lo si fa portando al centro dell’azione, per tutte le tipologie di impresa, il software, su cui il business si baserà sempre di più. Se pensiamo, ad esempio, ai profondi cambiamenti che stanno accadendo nei diversi settori merceologici grazie al software, all’utilizzo di applicazioni, fruite via smartphone, al ruolo che le informazioni avranno sulla customer experience… Ecco noi aiutiamo le aziende a fare tutto questo attraverso Agile, DevOps e con un forte accento alla Security. Ciò si traduce in un’evoluzione organica, attraverso acquisizioni mirate, del nostro portfolio, per consentire alle aziende di pianificare e gestire lo sviluppo software, costruire rapidamente nuove applicazioni affidabili, gestendo in sicurezza le Api, automatizzando e rendendo performante e sicuro il testing, orchestrando il workflow, ottimizzando le infrastrutture e le performance applicative; il tutto avendo sempre come parametro di riferimento primario la user experience dell’utente finale.  

ZeroUno: Ma oggi uno dei principali problemi che rallentano questa trasformazione è che queste tecnologie software e queste metodologie sono ancora circoscritte all’area sviluppo del Dipartimento IT. Con al suo interno, spesso, silos organizzativi e culturali. E’ difficile diffondere questo modello collaborativo in azienda e sul mercato 

Sayed: Concordo, ma le cose stanno cambiando rapidamente. Faccio un esempio: nel mio lavoro, passo molto tempo a incontrare i clienti. Siamo un’azienda storica e abbiamo anche realtà che lavorano con noi da più di trent’anni. Anche in queste aziende rileviamo quanto oggi il cambiamento sia in atto. In un recente meeting con una società del comparto retail, non solo ci hanno fatto incontrare il Cio e il Cto, ma anche figure mai conosciute prima e che danno la misura di quanto oggi il software sia determinante per il business. Abbiamo discusso con il SVP del merchandising, il SVP del fashion design, gente che deve competere quotidianamente non solo con grandi catene o con realtà come Neiman Marcus o Saks Fitfth Avenue, ma anche con piccoli soggetti molto agguerriti in ambito digital, ad esempio qui vicino a San Francisco. Le persone dell’azienda che abbiamo incontrato sapevano bene il  valore del software nell’engagement dei clienti. Non erano software designer, hanno culture molto diverse da quella del dipartimento software e dei CIO. Il loro problema è raggiungere velocemente il cliente, sapere cosa ne pensa del servizio e se ne è soddisfatto. Ed io, azienda, devo sapere, interpretando il linguaggio del corpo se è un cliente contento di ciò che offro, se ha avuto una buona esperienza di acquisto e cosa sta facendo sul proprio smartphone, per evitare che abbandoni il tutto in 3 secondi. Si deve garantire, in sintesi, una grande omnichannel customer experience;  è questo di cui vogliono essere sicuri i nostri clienti: avere la garanzia di poter offrire un’esperienza soddisfacente… 

ZeroUno: L’Agile, inteso come modello di sviluppo ma anche di lavoro collaborativo e interattivo di riferimento, è un modo di operare, di approcciare l’innovazione prima ancora che semplici tool e processi. L’azienda deve riuscire a ripensare il proprio processo collaborativo 

Sayed: La domanda che dobbiamo porci è: qual è, oggi e in prospettiva, il ruolo di un programmatore? E’ soprattutto quello di scrivere codice o cercare di capire le esigenze del business garantendo la migliore customer experience? E’ una trasformazione profonda che comprende tecnologia, organizzazione, competenze, metodologia, ma soprattutto un nuovo approccio culturale… 

ZeroUnoIn questo scenario, la tecnologia resta comunque un driver primario con cui costruire le applicazioni. La security, ad esempio, con un approccio by design, fin dalle fasi iniziali, da un lato, e, dall’altro, un’efficace gestione delle Api, per aggregare con velocità nuove tipologie di applicazioni da parte di sviluppatori, partner e utenti, sono elementi fondamentali… 

Sayed: Per anni abbiamo parlato di security in termini perimetrali, per difendere e proteggere. Tutti i sistemi erano pensati per questo; ma oggi non ci sono più perimetri definiti. Se utilizzo Api per realizzare ogni tipo di applicazione, in ambienti open, che senso ha difendere il perimetro? Il punto è capire quanto sono sicure queste app. Ecco allora che diventa inevitabile estendere il modello DevOps al modello DevSecOps, per spostare i livelli di controllo di security fin dalle prime righe di codice sviluppate. Ha sempre meno efficacia, e costi sempre più alti, una protezione spostata in avanti nel processo di sviluppo. Oggi la security ha senza dubbio un elevatissimo valore di business, in termini di credibilità dell’azienda sul mercato e di fiducia dei consumatori durante i loro digital journey… 

ZeroUnoMachine learning, AI, IoTBlockchain….queste tecnologie stanno rapidamente maturando. Quali impatti prevede possano avere oggi sul mondo dello sviluppo software e sul business delle imprese? 

SayedAvranno senz’altro grandi impatti sui processi di automazione, deployment e testing delle applicazioni e di conseguenza nel velocizzare il rilascio di prodotti e servizi agli utenti. Perché abbiamo bisogno oggi di Intelligenza Artificiale? Perché la complessità aumenta e la capacità umana di conoscere e analizzare le correlazioni per sviluppare sempre meglio e velocemente applicazioni è sempre meno sostenibile. Ma soprattutto, queste tecnologie potranno liberare tempo e risorse umane oggi impegnate in fasi di sviluppo che saranno sempre più a carico dei sistemi automatizzati e intelligenti, per consentire alle persone di concentrarsi su elementi a maggior valore, quelli a cui prima accennavamo. Devo apprendere, con sempre maggiore difficoltà, modelli e technicalities dello sviluppo, del testing, della security oppure devo saper analizzare e prevedere le vulnerabilità prima che queste si determinino monitorando i pattern sospetti, appoggiandomi a sistemi sempre più intelligenti? Come posso correlare in modo intelligente e business oriented il monitoring di Things, applicazioni e people experience? I sistemi di machine learning e di data science devono rappresentare la base sulla quale il profilo professionale delle persone cresce, per garantire davvero e in modo costante e personalizzato una sempre migliore user experience e contribuendo concretamente al processo di innovazione tecnologica e di evoluzione del business. 

Senza dimenticare che il tutto si inserisce all’interno di scenari di trasformazione davvero epocali per i prossimi anni, scenari in cui anche problemi di carattere etico dovranno essere affrontati: cosa potrà produrre l’intersezione tra tecnologie, trasformazione digitale del business e della società sulle persone? Restano aperte ancora tante questioni, dalla privacy, alla partecipazione democratica allo sviluppo tecnologico e alla crescita, con impatti su concetti quali democrazia e libertà, tra sviluppo economico, diritti e benessere umano. Dovremo capire rapidamente se le strategie di business e le politiche sociali che stiamo impostando oggi andranno bene fra 10-15 anni. Anche questo significa trasformazione digitale… 

Stefano Uberti Foppa
Direttore Responsabile

Giornalista professionista dal 1989, inizia ad occuparsi di giornalismo nel settore informatico nel 1981, partecipando all'avvio della sede italiana del settimanale Computerworld. Nel 1987 passa al mensile ZeroUno di cui nel 1997 assume la direzione insieme a quella del settimanale PcWeek Italia. Opinion leader riconosciuto nel settore Ict in Italia, attualmente è direttore responsabile di ZeroUno edito da Ict&Strategy, società del Gruppo Digital360.

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