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Chi mina le blockchain?

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Chi mina le blockchain?

03 Ott 2017

di Patrizia Fabbri

La potenza di calcolo oggi necessaria per minare un blocco – ossia consentire l’inserimento di un nuovo blocco di dati all’interno della blockchain – è talmente elevata da richiedere risorse computazionali irraggiungibili per un singolo operatore; quindi all’attività del miner si affianca sempre più quella di mining pool o mining farm

Il miner è un “personaggio” clou della blockchain essendo colui che, attraverso un protocollo di validazione, consente l’inserimento di un nuovo blocco di dati all’interno della blockchain.

Le virgolette sono d’obbligo perché se all’inizio si trattava effettivamente di persone fisiche che “smanettavano” per aggiungere blocchi alla catena Bitcoin e guadagnare così criptovaluta, oggi con questo termine si intendono vere e proprie batterie di computer o addirittura mining farm che svolgono questa attività.

Quando nacque Bitcoin, nel 2009, il mining (cioè il processo di validazione di un blocco all’interno della blockchain Bitcoin) era un’operazione relativamente semplice e nel mondo i miner erano poche decine che utilizzavano la potenza di calcolo della CPU del proprio computer. Si è poi passati a sfruttare la potenza di calcolo delle GPU (Graphics Processing Unit) e di FPGA (Field Programmable Gate Array, circuiti integrati le cui funzionalità sono programmabili via software) per poi passare a hardware dedicato basato su ASIC (Application Specific Integrated Circuit, circuiti integrati creati appositamente per risolvere un’applicazione di calcolo ben precisa).

La potenza di calcolo oggi necessaria per minare un blocco è talmente elevata da richiedere risorse computazionali irraggiungibili per un singolo operatore; ne consegue la nascita di mining pool o mining farm. Il valore dell’attività di sblocco diminuisce all’aumentare dei blocchi creati e, di conseguenza, il “premio” che spetta al miner che per primo mina il singolo blocco si riduce: Bitcoin prevedeva inizialmente 50 bitcoin di nuova emissione per questa attività, ma il sistema è programmato per diminuire nel tempo secondo una progressione geometrica che dimezza il premio ogni 4 anni, divenuto 25 bitcoin a partire dal 2012 e 12,5 oggi. È questo un altro elemento che favorisce la concentrazione elaborativa: più si dispone di sistemi potenti e più ci si “arricchisce”.

Per dare un’idea di quanto l’interesse verso questa attività sia cresciuto, un report di CNBC (network finanziario e di business via cavo, satellite e Internet di proprietà dell’americana NBC) dello scorso giugno affermava che AMD e Nvidia (due dei principali produttori di GPU consumer) potrebbero proporre a breve modelli dedicati e ottimizzati esclusivamente per il mining di criptovalute.

Patrizia Fabbri
Giornalista

Patrizia Fabbri è giornalista professionista dal 1993 e si occupa di tematiche connesse alla trasformazione digitale della società e delle imprese, approfondendone gli aspetti tecnologici. Dopo avere ricoperto la carica di caporedattore di varie testate, consumer e B2B, nell’ambito Information Technology e avere svolto l’attività di free lance per alcuni anni, dal 2004 è giornalista di ZeroUno.

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