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Tecnologia, produttività e motivazione, lo studio Ricoh

La mancanza di investimenti in soluzioni per la trasformazione digitale sta danneggiando il morale dei lavoratori

30 Ago 2021

di Redazione

Le frustrazioni legate alla tecnologia incidono negativamente sul morale e sul senso di coinvolgimento dei dipendenti delle medie imprese europee. Questo quanto rilevato da un nuovo studio Ricoh che ha coinvolto 573 dipendenti di aziende europee con un organico compreso tra le 251 e le 1.000 unità.

La ricerca sottolinea come la mancanza di investimenti in soluzioni per la trasformazione digitale sta danneggiando il morale dei lavoratori, in quanto essi faticano a trovare il tempo per svolgere attività a valore aggiunto o comunque gratificanti a livello personale. Questo comporta il rischio che i migliori talenti cerchino di cambiare azienda per trovarne una più innovativa e meglio preparata alle nuove modalità di lavoro.

Oltre un terzo (36%) dei lavoratori delle medie aziende europee fatica a sentirsi motivato quando lavora da casa a causa di problematiche legate alle tecnologie.

Il 65% degli intervistati sostiene che la propria organizzazione abbia implementato processi digitalizzati semplicemente per ricalcare quanto fatto da clienti e partner, senza però considerare le proprie esigenze e specificità.

Entrando più nel dettaglio: il 39% del campione d’indagine lamenta di non riuscire ad accedere alle informazioni necessarie per interagire in modo adeguato con i clienti e solo un quarto (26%) sostiene che la propria impresa abbia investito in piattaforme di e-commerce o in soluzioni digitali con l’obiettivo di migliorare la customer experience.

Dalla ricerca emerge inoltre come, nonostante l’innovazione tecnologica permetta di lavorare in modo più smart e produttivo, il carico di lavoro per i dipendenti sia addirittura aumentato. Questo perché molto spesso nella scelta e nell’implementazione delle nuove soluzioni non si tiene conto delle peculiarità dell’organizzazione e delle modalità operative in essere.

Inoltre, il passaggio al lavoro da remoto pone nuove questioni in relazione alla sicurezza delle informazioni. Il 45% dei dipendenti dice di essere preoccupato circa la possibilità di condividere accidentalmente file digitali riservati con destinatari non autorizzati a visionarli.

David Mills, CEO di Ricoh Europe, commenta così i risultati dello studio: “È preoccupante come dopo più di un anno di lavoro da remoto, e con la luce che si intravede alla fine del lungo tunnel della pandemia, la motivazione dei dipendenti continua a peggiorare a causa delle sfide poste dall’Information Technology. Non si tratta di mancanza di impegno da parte delle aziende. Il problema è che molte investono nella tecnologia fine a se stessa oppure per seguire le orme di un partner o di un cliente. Il primo passo per qualsiasi investimento tecnologico deve essere invece quello di identificare ciò di cui si ha davvero bisogno, tenendo conto del punto di vista dei dipendenti e dei clienti. Solo in questo modo è possibile compiere investimenti che consentono alle imprese di ottenere vantaggi immediati e alle persone di lavorare meglio”.

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Redazione

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