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Quale voip per le aziende

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Quale voip per le aziende

07 Ott 2005

di Giancarlo Capitani e Riccardo Zanchi

La migrazione verso soluzioni VoIP da parte delle imprese non è così semplice come può essere per l’utente consumer e richiede pianificazione e investimenti ma, soprattutto, la consapevolezza degli impatti di natura organizzativa che il cambiamento impone

Ormai non passa giorno che non vi sia un articolo (non necessariamente di pubblicazioni di carattere tecnologico) che non parli di voice over IP. Il tema non è certamente nuovo, se analizzato considerando come VoIP la possibilità di comunicare in fonia utilizzando la rete Internet, dato che le prime applicazioni per PC che consentivano di comunicare in questo modo sono state rese disponibili da almeno 10 anni.
È indubbio che la qualità che veniva garantita da tali software era tutta da verificare e, per lo più, consentiva di sentire in modo frammentario e lacunoso il proprio interlocutore. Va detto che oggi il tema si riaffaccia alla ribalta con nuovo smalto e va considerato come di estrema attualità, perché proposto in un contesto tecnologico dinamico e di forte cambiamento che permette di rendere il VoIP commercializzabile, potendo contare su presupposti innovativi e che meritano riflessioni accurate. Tale contesto tecnologico va peraltro inserito in un momento in cui la congiuntura non permette di rilassarsi rispetto ai budget di spesa, con richieste di contenimento dei costi su tutti i fronti, inclusi i servizi di telecomunicazione. Pertanto, il VoIP viene immediatamente percepito come la panacea ai problemi di budget di responsabili Ict e dei loro colleghi dell’amministrazione. I problemi veri nascono nel momento in cui, indipendentemente dal fatto di avere di fronte un’esigenza di riduzione di costi, ci si debba muovere per trasformare le aspettative in realtà.
Infatti, se è vero che le tecnologie IP sono già ben presenti in diversi anelli della catena tecnologica, è anche vero che solo una minima parte degli utenti potenziali è già attrezzato per sfruttare il VoIP in modo che risponda alle proprie esigenze.
Per un cliente consumer è sufficiente scaricare dalla rete un software di comunicazione, installarlo sul proprio PC e connettersi ad Internet con un accesso a banda larga (meglio se con tariffa flat) e risulta possibile comunicare in modo dignitoso con altri utenti analoghi – purché connessi nello stesso momento ad Internet – ma per un utente business il discorso cambia radicalmente. Infatti, soprattutto per le imprese di maggiori dimensioni, la migrazione verso soluzioni VoIP non è così semplice e richiede pianificazione e investimenti ma, soprattutto, la consapevolezza degli impatti di natura organizzativa che il cambiamento impone.
Fatte le opportune valutazioni, però, occorre considerare che è in corso a livello mondiale un progressivo processo di migrazione dalle tecnologie tradizionali verso quelle innovative basate su IP.
Negli Usa il traffico che attualmente viene veicolato sulle reti IP è pari a circa 200 miliardi di minuti, che pesa per il 5% del totale mondiale, ma è destinato a subire un sensibile incremento in ragione del fatto che la ricerca di convenienza da parte dell’utente fa da contraltare alla ricerca di ottimizzazione dei costi di trasporto perseguita dai carrier. Se si guarda ai trend di sviluppo degli apparati di comunicazione per le imprese, si rileva come la tipologia IP nativa – che consente di gestire la fonia come un’applicazione dati – nel corso del 2006 risulterà prevalente in termini di linee vendute (vedi figura 1).  Peraltro, va tenuto conto del fatto che anche i sistemi tradizionali Tdm attualmente in commercio (soprattutto quelli di fascia medio-alta) sono in gran parte predisposti per poter operare anche connessi a reti IP, gestendo terminali specifici o tradizionali.

il mercato USA dei Centralini per tipologia TDM e IP (Milioni di linee – 2000/2007)

Fonte: TEQConsult group


Quale VoIP scegliere?
Di fatto, oggi sul VoIP esistono posizioni molto variegate: vi sono gli entusiasti ma anche gli scettici che, pur essendo interessati devono superare molti dubbi; ma vi sono anche quelli che hanno già affrontato il tema alcuni anni fa e non ne sono rimasti convinti, pertanto sono perplessi ancora adesso. In generale, non è completamente chiara la percezione di quale impatto si avrà in termini di investimenti da sostenere e di complessità da risolvere e ciò è sicuramente l’aspetto più critico, dato che queste scelte delicate devono essere compiute spesso in un contesto tecnologico non del tutto chiaro – soprattutto nei suoi sviluppi futuri – e in cui la consapevolezza dei rischi è bassa.
Inoltre, è spesso carente – quando non del tutto assente – una visione organica, che porti a considerare nuove applicazioni possibili solo tramite l’IP e i relativi vantaggi. Questa situazione di ridotta percezione dei pro e dei contro non gioca a favore del decisore che, non potendo contare su un’esperienza pregressa, si deve affidare al buon senso per identificare l’alternativa che meglio risponda alle proprie esigenze.
In generale, da recenti analisi svolte sugli utenti, emergono almeno tre posizioni principali, fra loro alternative in relazione agli obiettivi perseguiti (vedi figura 2). Se il focus è quello di salvaguardare l’infrastruttura esistente (centralino IP enabled e terminali non IP) si tende a optare per un router o un gateway che gestisce l’accesso verso Internet.

Le possibili alternative per il VoIP in azienda


Fonte: NetConsulting

Chi ha pianificato la sostituzione del centralino e dei terminali (per raggiunti limiti di età o di capacità) e ha voluto optare per una scelta innovativa, ha introdotto una soluzione di IP Pbx (softswitch) con nuovi terminali IP i cui costi stanno rapidamente calando rispetto a un paio di anni fa. Una scelta diversa è stata invece operata da chi, dovendo cambiare il Pbx, ma non intendendo sostenere i costi di refresh tecnologico, ha optato per un Pbx virtuale nella formula dell’IP Centrex, limitandosi d investire sui terminali e selezionando un service provider per la sola componente di commutazione.
L’attuale fase di rinnovo dei prodotti e dei servizi di commutazione e di fonia va intesa come il primo passo verso una più completa e profonda riconfigurazione delle modalità di fruizione tradizionali verso un utilizzo generalizzato dell’IP a tutti i livelli, caratterizzato da un processo di completa integrazione fra le tecnologie informatiche e di telecomunicazione, che precorre la prossima convergenza di cui si parla da tempo.

La percezione attuale
L’attuale livello di consapevolezza sulle possibilità offerte dal VoIP vede ancora prevalere i fattori di freno rispetto ai vantaggi che ne potrebbero derivare, e spesso le posizioni variano in funzione della posizione ricoperta in azienda dal decisore sulle tematiche di comunicazione.
Se il decisore proviene dalle TLC tradizionali, sarà ragionevolmente più arroccato a difendere l’affidabilità della fonia, anche perché teme di veder compromesso il proprio ruolo. Al contrario, se le telecomunicazioni rientrano nelle competenze dei sistemi informativi, vi sarà la tendenza naturale a riposizionare la fonia come se fosse una semplice applicazione informatica e, quindi, ad accelerare la migrazione verso il VoIP o l’IP Telephony e a favorire l’integrazione di questa all’interno dell’IT.
È chiaro che le posizioni estreme portano con sé dei pregiudizi, ma è innegabile che, di fronte alla necessità di gestire separatamente due reti distinte per l’IT e le TLC, rispetto alla possibilità di fondere il tutto nella rete dati, risulta immediatamente evidente come si possa trarre vantaggio dalla razionalizzazione e dalla prevedibile riduzione degli interlocutori e dei costi correlati. Di fatto, dai primi riscontri economici che sono emersi mettendo a confronto chi ha già operato la migrazione su IP rispetto a chi non l’ha ancora realizzata, emerge come la spesa per utente sia inferiore del 20-25% per gli innovatori, che non beneficiano solamente dei risparmi sulla fonia, ma anche in buona parte dal minor costo dei servizi di trasmissione dati, che vedono l’IP-Vpn come estremamente più conveniente del vecchio X.25 o del Frame Relay.
Il quadro attuale si presenta quindi relativamente chiaro, ma con pochi casi da prendere ad esempio, dato che si sta attraversando una fase di transizione verso le tecnologie IP, e le aziende sono soprattutto alla ricerca di modelli a cui ispirarsi per poter attivare progetti innovativi basati su elementi concreti. Nel 2005 sono stati avviati diversi progetti finalizzati a ottenere supporti consulenziali per analizzare le possibili soluzioni da implementare. Tali consulenze si focalizzano sull’identificazione delle aree soggette a un impatto più rilevante determinato dall’introduzione dell’IP, abbinate alla selezione delle tecnologie e delle soluzioni applicative più indicate per le aree fruitrici.
Per poter operare in modo da evitare errori, occorre avere una visione sistemica che consenta di analizzare al meglio i vantaggi e i limiti, non solo del VoIP, ma di tutto il portafoglio di applicazioni consentite dall’IP.
L’approccio corretto deve essere graduale per: acquisire un adeguato livello di conoscenza sui pro e i contro delle soluzioni di voce su IP contestualizzati al proprio caso; quindi aggiornare le infrastrutture e avviare il processo di migrazione dei servizi; privilegiare l’approccio a isole, con progetti in gruppi ristretti e verifica di eventuali problemi; infine occorre affrontare questi progetti cercando di non focalizzarsi solo sugli economics – indubbiamente importanti – ma anche e soprattutto sui risvolti strategici e organizzativi insiti in una diversa filosofia di adozione dell’Ict e delle Tlc dei quali valutare correttamente sia i vantaggi palesi, ma anche quelli più nascosti, che sono spesso i più importanti.

Giancarlo Capitani e Riccardo Zanchi

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