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Business mobility: un fenomeno sempre più ampio?

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Business mobility: un fenomeno sempre più ampio?

06 Mar 2006

di Riccardo Zanchi, Giancarlo Capitani

Con una crescita del 12% rispetto al 2004, il mercato del mobile business in Italia diventa sempre più interessante. Ma quali sono i settori più attratti dalle opportunità offerte dal mobile? E, soprattutto, come implementare progetti di successo?

Il tema della mobility, declinato nell’ottica delle aziende e degli enti, è da diversi anni uno dei motori del mercato dell’Ict in Italia e nel mondo. Complessivamente, il mercato generato da prodotti e soluzioni destinate alla clientela business con esigenze di mobilità è stimato ammontare nel 2005 a poco più di 4 miliardi di euro, in aumento di quasi il 12% rispetto al 2004 e con previsioni di crescita a 4,4 miliardi di euro per il 2006 (figura 1), cifra che rappresenta oltre il 10% della spesa in Ict delle aziende.

Fig. 1 – Il mercato del mobile business in italia (2004–2006)
(clicca sull’immagine per ingrandirla)

Fonte: NetConsulting

Tale spesa viene realizzata per fornire supporto a una quota considerevole di addetti “mobili”; in Italia l’incidenza di queste figure sul totale degli addetti è pari al 16,5%, ossia oltre 3,5 milioni di persone che operano in settori diversi e con ruoli diversi ma, soprattutto, con esigenze spesso diverse tra loro. Se si analizza la tematica per settore verticale si rileva come alcuni ambiti siano già significativamente pervasi dai mobile worker – in particolare il settore dei servizi e, in misura minore, della finanza – mentre la problematica tende a essere relativamente meno sentita negli altri. In generale, va tuttavia sottolineato il fatto che l’attenzione alla mobilità si abbina spesso a una fase di cambiamento dei processi dell’azienda, in cui la ricerca di maggior produttività si accompagna all’introduzione di nuove tecnologie o a un loro utilizzo più sistemico.

La mappa delle esigenze di mobilità
Ovviamente, ogni settore mostra poi ulteriori specificità da cui derivano, come già sottolineato, esigenze variegate.
In questo scenario di cambiamento le aziende stanno diventando sistemi a perimetro sempre più esteso che incorporano soggetti diversi che hanno la necessità di comunicare e cooperare tra loro in tempo reale e l’azienda diviene una sorta di hub relazionale che consente alle diverse figure di interoperare fra loro (figura 2).

Fig. 2 – Le declinazioni della mobilità in azienda
Fonte: NetConsulting

Nel concreto, attraverso le soluzioni di Mobility, si possono implementare nuove modalità di comunicazione con i clienti in ottica multicanale oppure permettere ai dipendenti di utilizzare applicazioni aziendali anche se lontani dalla loro sede di lavoro. È possibile inoltre abilitare fornitori e partner alla ricerca di una maggiore efficienza, ad esempio con l’effettuazione di transazioni in tempo reale, che consentono l’ottimizzazione della Supply Chain.
Quindi, oltre ai numeri in gioco, indubbiamente importanti e in crescita, ciò che è molto evidente è che la mobilità in azienda non può essere declinata in modo univoco e, in funzione delle esigenze da risolvere, emergono alcuni modelli specifici.
Attualmente, il grado di adozione di queste soluzioni è abbastanza diversificato, dato che oltre la metà delle aziende più grandi ha già implementato una qualche soluzione di mobility mentre le altre hanno progetti in corso.
Le prime soluzioni adottate sono quelle di Mobile Office, che possono contare su una diffusione elevata anche se interessano solamente la posta elettronica e l’agenda, non spingendosi quasi mai alla possibilità di utilizzare in modo mobile applicazioni o di intervenire direttamente sulle informazioni e sui documenti. Per quest’area è previsto nel medio termine il raggiungimento della totalità di impiego, con un incremento di utilizzo anche di funzionalità più evolute legate proprio alle applicazioni. L’altra area a maggior impiego è quella dell’automazione delle forze vendita (SFA), utilizzata da una buona metà di aziende con strutture commerciali e anche per essa nella fascia alta del mercato è realistico prevedere una copertura totale nel prossimo futuro. Per quanto concerne altre tipologie di soluzioni, la diffusione è fortemente condizionata dal tipo di business. Fra queste, ve ne sono alcune più specialistiche e indirizzate solo ad aziende che hanno importanti asset fisici da gestire come ad esempio le soluzioni di Work Force Automation e di Field Force Automation, per le quali si prevede una crescita ma con tassi inferiori rispetto alle altre soluzioni citate.
Ma quali sono i fattori che determinano il successo di un progetto di mobility? Il problema vero non sta nell’identificare le esigenze, quanto soprattutto nello scegliere le soluzioni adeguate e nel farle diventare un fattore caratterizzante dell’azienda, rendendole ben accette agli utenti e anche a chi deve finanziarle. Pur non esistendo ricette magiche, occorre tuttavia avere abbastanza buon senso e umiltà cercando di far tesoro delle esperienze di chi ha voluto essere pioniere dell’innovazione. Dovendo ispirarsi a casi esistenti, si dovrebbero preferire modelli settoriali e nazionali, anche se purtroppo in questa fase non è sempre facile trovarne e occorre quindi affidarsi a casi non sempre pienamente compatibili con il proprio. Altro elemento essenziale è quello legato all’avvio di progetti pilota che coinvolgano figure caratteristiche di diverse aree operative, scegliendo fra coloro che abbiano un livello di confidenza con le tecnologie di livello medio, evitando gli entusiasti o i supertecnologi. Quindi identificare a priori i processi strategici, avendo coscienza del fatto che il cambiamento può sicuramente dare i massimi vantaggi, ma comporta anche i rischi maggiori.

Riccardo Zanchi

Giancarlo Capitani
Presidente e Amministratore Delegato NetConsulting

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