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Enterprise Mobility: strategie per la gestione unificata degli endpoint

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Enterprise Mobility: strategie per la gestione unificata degli endpoint

21 Lug 2014

di Arianna Leonardi

Come integrare correttamente smartphone e tablet all’interno della nuova azienda digitalizzata? Come costruire un approccio al Byod efficiente e sicuro? Quali soluzioni permettono di gestire device, client e server centralmente, tenendo sotto controllo tutti gli aspetti legati alla distribuzione e alla sicurezza delle applicazioni? Come assicurare un’efficace profilazione degli utenti, il rispetto di policy, la compliance? Di questi temi si è parlato ad un recente Executive Cocktail di ZeroUno, organizzato in collaborazione con Blue Reply

“L'Enterprise Mobility come nuovo modello di fruizione delle applicazioni e dei servizi all'interno dell'azienda liquida, che rivoluziona il modo di lavorare, collaborare e ingaggiare. Un salto di paradigma necessario per competere sul mercato attuale, che va oltre la semplice trasposizione delle applicazioni tradizionali su piattaforma mobile e presuppone la governance infrastrutturale, per una gestione unificata degli endpoint.” Sulla base di queste considerazioni, Stefano Uberti Foppa, direttore di ZeroUno, apre il recente Executive Cocktail “Unified Device Management per la gestione end-to-end dell'Enterprise Mobility” realizzato in collaborazione con Blue Reply, società di consulenza e system integration, nonché Premier Business Partner di Ibm. “Ma cosa bisogna fare per mettere veramente ‘l’azienda in tasca l’utente’, ovvero quali sono le practice per attuare la trasformazione tecnologica e organizzativa indispensabile ad abilitare una strategia aziendale orientata alla mobility?”, incalza il direttore.

 

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Per concretizzare la portata del fenomeno mobility nello scenario attuale, Riccardo Zanchi, Partner di NetConsulting, riporta gli ultimi dati (marzo 2014) del Rapporto Assinform: spesa informatica in contrazione (-4,4% 2013 su 2012, da 68.141 a 65.162 milioni di euro); rappresentano isole felici il cloud (+32,2% è il dato 2013 su 2012, per un fatturato complessivo di 753,3 milioni di euro) e la mobility (+15,7% per 3.325 milioni di euro).

Mobility in azienda: aree di attenzione, vantaggi, strategie

Sul fronte della mobile strategy si evidenzia un cambio di approccio: “Oggi la priorità principale – dice Zanchi – è soddisfare esigenze verticali e puntuali, introducendo le applicazioni mobili per le attività core del business, mentre prima l’adozione era trasversale”. Rappresentano focus principali anche le app di Mobile Bi per il top management e gli strumenti di Sales Force Automation. “Trasporti, Servizi e Media – afferma l’analista – sono tra i settori più maturi rispetto alla diffusione dei dispositivi in azienda; Banche e Industria stanno facendo significativi passi avanti, mentre la Gdo, partita prima, ha raggiunto un buon consolidamento, ma sta un po’ rallentando”.

Stefano Uberti Foppa, Direttore di ZeroUno e Riccardo Zanchi, Partner di NetConsulting

I vantaggi della mobility sono sintetizzabili in maggiore efficacia, fruibilità (accesso anytime-anywhere), flessibilità, soddisfazione degli utenti, riduzione dei costi. A frenare l’adozione, invece, sono soprattutto: l’integrazione con i sistemi esistenti, la sicurezza, l’assenza di tool di controllo sull’utilizzo delle applicazioni, la carenza di competenze interne, la mancanza di visibilità end-to-end sul funzionamento delle applicazioni.

Le strategie perseguite per arrivare al nuovo paradigma sono diverse: “Si procede soprattutto alla migrazione delle applicazioni esistenti su nuove piattaforme integrate col mobile o all’acquisto di package – sostiene Zanchi -, ma non sono rari i casi di riscrittura totale delle applicazioni. Difficilmente si agisce solo attraverso le risorse interne o rivolgendosi ai carrier, mentre i partner privilegiati sono le web agency e soprattutto, in quasi l’80% delle casistiche, i system integrator”.

I risvolti del mobile: Byod e Mobile Device Management

Tra i fenomeni correlati alla mobility, il Bring your own device oggi riscuote meno paure: anche se nel 23,9% dei casi viene ostacolato e solo nel 2,2% viene concesso senza limitazioni, il 10,9% delle aziende sta pensando a un’adozione totale e quasi il 40% riservata a determinati ruoli/utenti  (fonte: Cio Survey 2014, condotta da NetConsulting su 65 Chief Information Officier di primarie aziende italiane nei settori Finance/Insurance, Manufacturing, Energy/Utilities, Tlc/Media, Servizi/Trasporti, Gdo). Soluzioni di Mobile Device Management si stanno diffondendo: solo il 17,4% delle aziende non le sta prendendo in considerazione, mentre il 34,8% le utilizza già per i dispositivi aziendali e il 23,9% anche per quelli personali; l’adozione entro il 2014 è contemplata dal 23,9% del campione.

Alla luce dello scenario delineato, Zanchi conclude con gli step per un corretto percorso verso l’Enterprise Mobility: identificazione dei destinatari, delle applicazioni target e dei dispositivi; scelta del metodo per lo sviluppo del parco applicativo; integrazione delle soluzioni di gestione mobile con quelle tradizionali di pc e server management; implementazione di sistemi di sicurezza e di Identity & Access Management.

Soluzioni di Unified Device Management

I partecipanti ascoltano Federico Vietti, Manager di Blue Reply

“La vera sfida odierna – si inserisce Federico Vietti, Manager di Blue Reply – è unificare tutti i temi legati alla gestione degli endpoint, siano essi appartenenti al mondo tradizionale client server o afferenti alla nuova sfera mobile”. L’approccio di Blue Reply allo Unified Device Management prevede una metodologia strutturata a livello di soluzione e soprattutto di processo; come sostiene Vietti, “la soluzione è un mix tecnologico e procedurale, che coinvolge diversi attori in azienda (dalle Operations alle Hr) e, passando attraverso le fasi di assessment, revisione dei processi, implementazione della soluzione e manutenzione, va a includere una serie disparata di elementi che vanno dal patch management alla gestione del ciclo di vita e delle licenze, dal software provisioning all’asset inventory e così via”. La tecnologia Ibm Endpoint Manager (Iem) sta al cuore della strategia, permettendo, secondo le dichiarazioni di Vietti, una gestione modulare, multi-piattaforma e a 360° degli endpoint, in modalità near-realtime, single-agent e multi-tenancy. A questa si associano, come illustrato da Alberto

La presentazione di Alberto Nobile, Manager di Blue Reply

Nobile, Manager di Blue Reply, le tecnologie per l’Enterprise mobility management di Fiberlink, azienda acquisita da Ibm nel novembre 2013: le soluzioni cloud Maas360 (che Ibm renderà disponibili in modalità on premise a partire dal terzo trimestre 2014) permettono la gestione della sicurezza dei dispositivi attraverso funzionalità di Mobile device management (Mdm), Mobile content management (Mcm) e Mobile application management (Mam).

Mobility e Byod: le esperienze raccontate dai Cio italiani

Ma se questa è una delle possibili alternative nel percorso di trasformazione verso l’Enterprise Mobility, come stanno affrontando le aziende i nuovi scenari evolutivi e con quale livello di maturità tecnologica e organizzativa? Lo raccontano le testimonianze dei responsabili It presenti in sala. “La mia azienda – prende parola Alessio Dalconi, It Manager di Allianz Global Assistance – non adotta il bring your own device. Abbiamo condotto studi su Mdm e Byod, prendendo in considerazione diverse soluzioni tecnologiche, ma alla fine il progetto non è stato sposato”. Se questo tipo di iniziative implica una serie di problematiche legate a complessità, budget e comunicazione, infatti, Dalconi insiste anche su un’altra barriera: “Il Byod non può essere gestito solo dall'It, ma va a toccare anche aspetti relativi all’area legale e risorse umane”, aggiungendo inevitabilmente difficoltà di governance e gestione del rischio.

La platea e momenti di confronto

Di corrente opposta l’esperienza vissuta in Autogrill, riportata da Daniele Margotti, European Ict Operations Development della società: “Passati a Gmail a livello europeo, in Italia ci troviamo adesso in piena epoca Byod – commenta -: abbiamo appena concluso il totale replacement di BlackBerry, proponendo device aziendali su altra piattaforma o la possibilità di utilizzare dispositivi personali”. La possibilità offerta agli utenti di fare un uso promiscuo privato – professionale del dispositivo aziendale apre inevitabilmente la strada a questioni di sicurezza: “Abbiamo deciso di mantenere i livelli di profilazione adottati in precedenza, ma iniziano a sorgere le prime problematiche. Se l’obiettivo dell’It attraverso il Byod era una sorta di decommissioning, ora è arrivato il momento di ricalibrare aspettative e limiti: ci sono molte più sfide che, con i  BlackBerry di proprietà aziendale, venivano aggirate. Ma bisogna farlo”.

Anche in Edison, come illustra il suo Innovation Manager Francesco Rutigliano, dopo varie sperimentazioni e l’adozione di un’appliance per l’Mdm, si è passati da BlackBerry ad iOs, preferibile ad Android (“troppo condizionato dalle declinazioni dei vari vendor”) e a Windows Phone (“limitato a livello di feature di sicurezza”) perché “è un sistema chiuso”, che mette a disposizione una serie di funzionalità di protezione avanzate. L’approccio al Byod rimane piuttosto rigido: “In generale, abbiamo deciso di applicare policy abbastanza restrittive, con il blocco di diverse funzionalità (ad esempio, l’accesso agli app store che non siano quello aziendale e lo streaming audio-video se non in modalità wi-fi)”.

Anche in Eni il Byod è di fatto una realtà. “I dipendenti che portano il proprio dispositivo in azienda – dice Claudio Nanni, It Program Manager della società – possono collegarsi al sistema di posta elettronica e utilizzare gli strumenti di messaging. Per quanto riguarda lo sviluppo delle app, abbiamo lasciato quelle dirette all’utente finale, ma sul fronte interno le applicazioni core e legacy sono esclusivamente nella versione client-server”. La roadmap verso la mobility comunque è certa e c’è molto fermento riguardo alle applicazioni che per prime saranno sviluppate (gli utenti interni vengono stimolati alla proposizione di nuove app). Un esempio recente è rappresentato da un servizio per la Sales Force Automation, ma l’utilizzo della app è vincolato al tablet fornito dall’azienda.


Blue Reply, soluzioni per l’azienda digitalizzata

Reply è una società di consulenza, system integration e digital services, specializzata nella progettazione e implementazione di soluzioni basate sui nuovi canali di comunicazione e i media digitali. Fondata nel 1996 e formata da un network di aziende a forte specializzazione su settori verticali (per un totale di oltre 4.300 dipendenti a livello worldwide), nel corso della sua attività ha registrato una crescita costante dell’Ebit a doppia cifra e ha chiuso il 2013 con un fatturato di 560,2 milioni di euro. All’interno del gruppo, la mission di Blue Reply (300 professionisti per circa una cinquantina di clienti nei settori finance, retail e manufacturing) è supportare le aziende nella trasformazione digitale attraverso servizi di consulenza, progettazione e implementazione di soluzioni tecnologiche basate su prodotti Ibm di cui è Premier Business Partner. Organizzata in cinque divisioni focalizzate su specifici segmenti di mercato (soluzioni multicanale e mobile, digital commerce, information management, sicurezza, Insurance e Credito), per i progetti di gestione dei dispositivi si appoggia alla soluzione Ibm Endpoint Manager (Iem), per cui Big Blue ha ottenuto il riconoscimento di Leader Visionario da parte di Gartner (Quadrante Magico relativo agli strumenti di client management, aprile 2013).

Dal punto di vista dell’Enterprise Mobility Management, Blue Reply fa invece leva su Fiberlink, azienda acquisita da Ibm, specializzata in soluzioni cloud (MaaS360) per la gestione della sicurezza dei device mobili. Le applicazioni sviluppate attraverso la combinazione di Iem e MaaS360 rappresentano quindi la chiave tecnologica per la gestione unificata e omnicomprensiva degli endpoint proposta dal system integrator.

 

Arianna Leonardi

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