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Dada, una storia di successo italiana

pittogramma Zerouno

Dada, una storia di successo italiana

15 Nov 2007

di Lorenzo Guerra

Dada nel tempo ha modificato e innovato il proprio modello di business, facendo dei servizi a valore aggiunto la principale fonte di guadagno. La società italiana ha seguito una politica di internazionalizzazione efficace e fruttifera che, senza troppe spese, l’ha vista conquistare mercati imponenti come quello asiatico.

Dada, acronimo di Design Architettura Digitale Analogico, nasce nel gennaio del 1995.
Nel 1999 lancia SuperEva, successivamente acquista Clarence e più recentemente Tipic e Blogo. Dada è decisamente il player italiano più importante per le community e i social network.
Già nel 1996-1997 esisteva un’offerta di spazi personali gratuiti. Questi servizi da subito hanno generato molto traffico, ma il problema è sempre stato legato alla difficoltà di guadagnare con le pagine viste, anche perchè i costi, anche allora, erano abbastanza elevati. Era l’alba dell’Internet commerciale e già si intravedevano degli inserzionisti pubblicitari, anche se erano poche le possibilità di generare fatturato esclusivamente con la pubblicità.
Oggi gli inserzionisti sono molti di più, ma si sono moltiplicati anche i siti che offrono spazi. La pubblicità, come in passato, non risolve tutti i problemi economici, anche se il flusso è più continuativo e quindi gli introiti sono più prevedibili e costanti.
Il Rpm (ricavo per mille pagine viste) viene definito a seconda della pagina e parte da 40 centesimi fino a pagine che attirano pubblici più segmentati su prodotti e argomenti a più alto valore in cui si arriva a 15 dollari.
Con l’enorme successo dei blog, le community hanno vissuto un vero boom, fino ad arrivare a oggi con i social network e i personal space. In definitiva tutto è più evoluto ma le ragioni per cui gli individui si creano degli spazi personali sono rimasti gli stessi: si cercano amici, si interagisce e si cerca l’anima gemella.
In questo campo, l’evoluzione è stata tecnologica e non concettuale. Sono soprattutto le tecnologie che permettono di uniformare gli standard video, l’offerta della banda larga e l’evoluzione delle tecnologie mobile che permettono una migliore esperienza d’uso.
Nel tempo Dada ha cercato con successo di diversificare il modello di business continuando a puntare da una parte sulla pubblicità e dall’altra con lo sviluppo e la vendita di servizi a valore aggiunto (Vas).
Sono appunto i Vas che garantiscono a Dada la parte più importante di fatturato. Dada ha stretto accordi con operatori mobile in 15 paesi per offrire servizi come estensione della commmunity di Dada.net. Tutti questi servizi hanno un costo, e i pagamenti avvengono direttamente tramite il telefono cellulare.
Sulla pubblicità i numeri sono tutto sommato ancora abbastanza piccoli, la rete sconta ancora una forte differenza tra la quantità di investimenti sul totale della pubblicità, rispetto all’uso che ne fanno gli utenti, che è molto più alto. Questo gap verrà presto colmato e online ci saranno molte più risorse.
Un altro fattore per cui ci si aspetta un rafforzamento della pubblicità online è la misurabilità. Su internet parlare di awareness, riconosconibilità e posizionamento diverrà marginale, i risultati della pubblicità si misureranno sull’azione che provoca, sulle vendite generate.
È recente il lancio di Friend$ da parte di Dada, un modello innovativo di condivisione delle revenue pubblicitarie con gli utenti che possono guadagnare in base alle pagine viste.
Anche per le comunità online si può pensare a una futura offerta di servizi a pagamento che vada oltre la gratuità dell’offerta odierna. Potrebbero avere un costo servizi come la raggiungibilità sul territorio, la multicanalità del device, o servizi di fruizione di contenuti branded o i contenuti la cui licenza appartiene ad artisti o case di distribuzione, i quali utilizzeranno sempre più i social network come canali di distribuzione per i loro contenuti.
Già oggi e a livello internazionale nelle community di Dada, visto anche il target giovanile (la musica è trainante), il fenomeno sta letteralmente dilagando. I fattori di crescita sono molto più elevati rispetto alla fruizione più tradizionale del Web. I nuovi modelli di utilizzo sono legati alla possibilità di ascoltare playlist, guardare video, di esplorare e di commentare.
Oltre alla ricerca di contenuti di interesse a livello globale sono le culture del posto a influenzarne gli usi. In Brasile Dada è partita senza fare molta pubblicità e i risultati sono notevoli, la gente fa molto uso dei servizi mobile. Ma questo accade, del resto, anche in Asia, e in Cina in particolar modo.
Dada ha perseguito in maniera coerente una strategia di internazionalizzazione che è legata a un modello che viene riproposto su quasi tutti i servizi: si parte da dei pilot in Italia che vengono successivamente offerti in forma leggera anche all’estero. La struttura riesce con una scalabilità forte e sfruttando i country manager locali, che, ovviamente, hanno un’ottima conoscenza della cultura locale, a fare accordi con gli operatori del luogo per implementare la terminazione mobile dei servizi dada.net. Il modello è sicuramente molto leggero, poche sedi fisiche (Barcellona, New York, Rio e Pechino). Si va dalle 17 alle 70 persone a sede.
“Una multinazionale tascabile con tecnologie di rete” come la definisce Paolo Barberis, fondatore e chairman di Dada (nella foto in alto). “Ma la rete deve esprimere ancore le marginalità interessanti.” Così la previsione di Barberis, che, con un punta di ottimismo, guarda al futuro.

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Lorenzo Guerra

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