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Il posto di lavoro in mobilità e con tecnologie Cloud

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Il posto di lavoro in mobilità e con tecnologie Cloud

01 Mag 2011

di Rinaldo Marcandalli

Identificare le sfide per le aziende che devono bilanciare la domanda dei dipendenti e i relativi business need in termini di maggior mobilità e di fruizione dei social media, con l’opportunità delle nuove tecnologie che le abilitano, mitigandone i rischi. Questo l’obiettivo di una interessante indagine Cisco presso utenti e It che ha esplorato le maggiori geografie in quattro continenti. L’esigenza di poter lavorare in modo flessibile supera quella di maggiore retribuzione.

Per i Vendor It che fiutano la ripresa, questo periodo a cavallo tra 2010 e 2011 è trascorso indubbiamente sotto il segno delle grandi manovre per interpretare “dove sta andando il mercato nei prossimi tre anni”. Siamo convinti che la domanda più gettonata oggi è se il mercato, visto dall’azienda, si stia avviando ad assomigliare ad una galassia ruotante attorno ad un asse fra una fonte centrale di informazione (e di conoscenza  e, in prospettiva, di arricchimento della realtà) e una periferia che vuole fruirne in modo ubiquo, continuativo, e in tempo reale. Il centro della galassia è naturalmente il Cloud computing, pubblico, privato o ibrido che sia, e la periferia della galassia l’accesso in progressiva mobilità da dispositivi del genere netbook, cellulari intelligenti, iphone, ipad, o oggetti per l’unified communication in genere. I vendor e i trusted advisor sono stati da almeno due trimestri in piena attività per dimostrare questo scenario, commissionando alle migliori società di ricerca studi di scenari di mercato con target globale o continentale, sulla popolazione dei professionisti e/o di executive It e non It delle aziende Top 500, 1000 o 2000, nei cinque continenti.
Qui, analizziamo la prima parte di un’indagine che Cisco ha commissionato ad InsightExpress, con due indubbi meriti. In primo luogo sonda tutti e quattro i “quadranti” in gioco: utenti e It, professional e decisori, sia in termini di aspettative dei primi che di fattibilità con calcolo del binomio beneficio-rischio dai secondi, sia raccogliendo il “sentiment” dei terzi che le intenzioni dei quarti (Cio, Coo, ma anche Executive non It come i Cfo). In secondo luogo, esplora le maggiori geografie in quattro continenti (Usa, Brasile e Messico; UK, Francia, Germania, Italia, Spagna e Russia; Cina, India e Giappone; Australia) facendo così risaltare differenziali significativi – e non troppo piacevoli per noi economie mature – nella pressione della domanda e nella velocità di penetrazione delle risposte prevedibili di conseguenza. Un’indagine a tutto campo, con 100 utenti e 100 decisori It intervistati nei 13 paesi, e dunque 2600 interviste realizzate. 
L’obiettivo globale suona così: “identificare le sfide per le aziende che devono bilanciare la domanda dei dipendenti e i relativi business need in termini di maggior mobilità e di fruizione dei social media, con l’opportunità delle nuove tecnologie che le abilitano, beninteso mitigandone i rischi”.
L’indagine si è svolta in tre passi e corrispondenti rilasci: a metà ottobre 2010 è uscita l’analisi lato domanda, con un messaggio forte sui trend comportamentali del seguente tenore: “La domanda di poter lavorare “ovunque e sempre” supera quella di una maggior retribuzione: due dipendenti su tre (66%) accetterebbero un lavoro meno remunerato ma più flessibile (vedi figura 1). E la stessa percentuale si aspetta di poter accedere all’informazione aziendale da un dispositivo personale o aziendale, a propria scelta”.


Figura 1 – Value of remote access
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A metà novembre ecco il confronto fra le aspettative dei dipendenti riportate ad ottobre e la realtà che impietosamente evidenzia come le vigenti regole e policy It – lo pensano e lo dicono tre dipendenti su cinque  – si posizionino rispetto alle aspettative in generale (e sostanziale) disallineamento, che addirittura diverge se il dipendente cerca di lavorare in mobilità o da remoto (sono in difficoltà o del tutto impreparati il 45% degli It Manager), oppure si avvale di strumenti di social media, oppure ancora ricorre a nuove forme di comunicazione unificata, per esempio mettendo in gioco un televideo in un team di lavoro. Insomma, per trovare un equilibrio fra l’utilizzo richiesto (o magari già invalso) e la mitigazione del rischio, i dati del “reality check” sono assai  poco incoraggianti.
Con dicembre è uscita l’analisi lato offerta della capacità dei professional It di indirizzare la domanda di accesso informativo ubiqua, continua e sempre più allineata ai trend comportamentali, ricorrendo a servizi cloud e alla conseguente evoluzione di ruoli It in un contesto di forze lavoro sempre più mobili e distribuite. Qui le prospettive sono in generale positive con nuove opportunità di lavoro innescate dall’avanzare di una crescente collaborazione tra gruppi di lavoro e dell’adozione di nuove tecnologie, virtualizzazione e cloud computing in testa. Anche se va detto subito che le geografie quantomeno non collocano nella pattuglia dei leader né l’Europa né in particolare l’Italia, bensì India, Cina, Brasile e Messico (almeno questo ci pare l’ordine in media nelle varie risposte). E anche se i maggiori scogli sono sempre sicurezza e governance del dato in cloud, con particolari difficoltà per le richieste di accesso da dispositivi esterni all’azienda.

L'ufficio muore?
Sono due su tre i dipendenti che si ritengono autorizzati ad un uso sia personale che  lavorativo  dei dispositivi aziendali, in considerazione del rimescolamento che avviene di fatto fra tempo lavorativo e tempo personale (con differenze significative tra economie mature e paesi emergenti – vedi figura 2).


Figura 2 – Any device for anything
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Ma insomma, in prospettiva, l’utenza “vede morire l’ufficio”? La risposta è sì come lo conosciamo oggi, con la produttività affidata esclusivamente o fondamentalmente alla co-presenza fisica del gruppo che collabora. Lo dice chiaramente la figura 3, dichiarata ancora necessaria dal 39% (due persone su cinque), salvo il precipitare alla fascia 23-7% nel Bric (Brasile, Russia, India, Cina), e il rimbalzo al 57% per l’asse nippo-tedesco.


Figura 3 – Office presence and productivity
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La risposta è invece no, questa è almeno la visione di Cisco, se pensiamo l’ufficio fondato sull’unified communication ed esteso senza confini, capace cioè di offrire una “esperienza borderless” (vedi figura 4).


Figura 4 – The new borderless organization
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Rinaldo Marcandalli
Giornalista

Consulente aziendale e giornalista. 40+ anni di esperienza nello sviluppo software, laboratorio IBM e field, nelle telecomunicazioni prima e poi nelle applicazioni e nel governo del Dipartimento It. Esperienze sul campo in settori bancario, in particolare interbancario, assicurativo e pubblica amministrazione. Da 20+ anni segue prima da consulente e poi come giornalista l’evoluzione dei processi nei settori e da 10+ anni la loro trasformazione progressiva al digitale, specializzandosi nello studio della riorganizzazione agile, digitale e smart delle Aziende.

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