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Desktop cloud: modelli, vantaggi, criticità

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Desktop cloud: modelli, vantaggi, criticità

09 Giu 2011

di Nicoletta Boldrini

Trasformare il mondo desktop in un ambiente virtuale accessibile da qualsiasi device: è questa la nuova frontiera della virtualizzazione che, lato desktop, garantisce una maggiore produttività degli utenti. Il tutto, in ambienti sicuri e facili da gestire. E inevitabilmente si guarda al cloud computing, infatti, secondo gli analisti, il desktop cloud è una delle aree del nuovo modello di delivery dell’It per la quale è prevista la crescita maggiore nei prossimi anni. È quanto emerso nel corso di un recente evento organizzato da ZeroUno insieme a Ibm e Citrix. Leggi l’articolo e scarica le presentazioni dell’evento.

 

SCARICA LE PRESENTAZIONI DELL'EVENTO

– "Desktop cloud: modelli, vantaggi, criticità" di Eugenio Capra, Docente di Sistemi Informativi Politecnico di Milano
– "Desktop cloud: modelli organizzativi e tecnologici" di Martino Bedani, Infrastructure Architect Ibm
– "La virtualizzazione del desktop con Citrix" di Massimiliano Grassi, Marketing Manager Italia di Citrix

 

 

 

 

La proliferazione dei desktop all’interno delle aziende ha aggiunto agli ambienti It complessità e aumento di costi operativi: utilizzo di desktop costosi, consumo elevato di energia, gestione di più immagini di sistemi operativi, sicurezza, protezione da virus, gestione della conformità, supporto degli utenti finali e così via. L’ambiente desktop può trovare nella virtualizzazione alcune risposte a queste criticità: più sicurezza, riduzione della complessità, Tco contenuto, incremento della disponibilità e accesso ai sistemi. E la virtualizzazione apre le porte a nuovi modelli di delivery che trovano nel cloud computing (privato, pubblico o ibrido) le radici dell’as-a-service.
Sono questi i temi affrontati nel corso di un recente incontro organizzato da ZeroUno in collaborazione con Ibm e con il contributo di Citrix, dal quale è emersa l’opportunità, già oggi raggiungibile, di una diversa gestione dei desktop virtuali, fruibili come servizio.
“Secondo i dati di Forrester Research – ha esordito Eugenio Capra (a sinistra), docente di Sistemi Informativi al Politecnico di Milano – tra le principali esigenze e preoccupazioni degli It manager figurano voci come: mantenere i costi dei Pc sotto controllo; garantire la sicurezza dei sistemi e dei dati in modo indipendente da dove questi si trovino; garantire la conformità dell’impresa alle normative esterne; supportare una forza lavoro sempre più mobile e delocalizzata; garantire la continuità e la sicurezza delle operazioni a fronte di eventi non pianificati”.
In un contesto sempre più variabile, infatti, la flessibilità è molto importante. E a sostegno dell’affermazione Capra cita alcune recenti analisi: “per il 50% di un campione di 500 It decision maker la business agility è la ragione più importante per avviare piani di desktop cloud (fonte SandHill); per il 65% degli It manager la sfida principale è riuscire a rispondere rapidamente ai requisiti del business (fonte Information Week). Nel 2015 l’utilizzo dei device mobile per navigare sul web supererà  quello dei desktop: sapersi adeguare a questo cambiamento culturale rappresenterà una delle maggiori sfide (fonte Morgan Stanley)”.
E a spingere sulla strada del desktop cloud, ci sono anche esigenze e contesti professionali diversi da quelli tradizionali di un tempo, che si sono venuti a delineare nell’ultimo decennio: “C’è, per esempio, la necessità di gestire una postazione in ufficio e una postazione a casa per utenti con contratto di telelavoro; l’esigenza di separare il contesto personale e lavorativo degli utenti che però utilizzano device e strumenti contemporaneamente per entrambi gli aspetti; la necessità di governare correttamente le fasi di fusione e acquisizione aziendali, con la gestione di una pluralità di utenti diversificati, ecc.”, cita qualche esempio Capra.

Il cloud computing è già qui
“Il desktop cloud è una delle aree del cloud computing che, secondo gli analisti, avrà la maggior crescita nei prossimi anni – ha spiegato Capra -. Le stime dicono che nel 2013 saranno oltre 50 milioni i pc professionali migrati al cloud (stima di Gartner sulla base dell’analisi del mercato complessivo dei Pc e dell’andamento del desktop cloud secondo la quale il 15% dei Pc professionali migrerà al cloud entro il 2013-2014). Una via già tecnicamente praticabile attraverso scelte diversificate che possono andare dalla virtualizzazione della macchina desktop, alla virtualizzazione del solo sistema operativo o delle applicazioni utilizzate dall’utente”.  
Già oggi, infatti, le aziende possono virtualizzare le risorse di calcolo per i desktop e sfruttare un metodo logico, anziché fisico, di accesso ai dati, alla potenza di calcolo, alla capacità di storage e ad altre risorse. “Un sistema che potrebbe gradualmente sostituire il tradizionale pc in azienda con un accesso ai desktop personali da parte degli utenti da qualsiasi dispositivo e in qualsiasi luogo – sottolinea Martino Bedani, Infrastructure Architect Ibm (a destra), che durante l’evento ha mostrato in una demo come funziona tecnicamente il desktop cloud proposto da Ibm [collegandosi al data center Ibm in Germania, Bedani si è collegato al proprio desktop prima da un notebook e poi da un iPad – ndr].
Già oggi è possibile disegnare il proprio percorso di virtualizzazione desktop stabilendo cosa e dove virtualizzare. Le tecnologie abilitanti spingono infatti sia nella direzione della virtualizzazione della macchina (virtualizzazione del desktop incluso il sistema operativo), sia in quella delle applicazioni (per la condivisione di applicazioni specifiche fra più guest). E anche sul “dove” allocare la macchina la scelta permette di avere più opzioni (locale o hosted): una macchina virtuale che gira sul sistema operativo del pc come se fosse un’applicazione o nativamente sull’hardware; oppure è avere la virtual machine installata in una zona riservata su un server in un data center, interno o esterno.
Durante il corso della serata, da un interessante scambio di viste tra i relatori (insieme a Capra e Bedani, presente al tavolo anche Massimiliano Grassi, marketing manager Italia di Citrix – a sinistra) e i partecipanti, sono emersi anche i modelli di desktop cloud di cui già oggi le aziende potrebbero beneficiare, per ognuno dei quali si sono evidenziati vantaggi, potenzialità e punti critici di attenzione.
Di seguito, ne riportiamo una sintesi:
1) Remote hosted desktop: parliamo dell’immagine del sistema operativo eseguita sul server (più thin client si connettono tramite un software che gestisce la connessione). I vantaggi, in questo caso, vanno dalla riduzione dei costi ad un miglior controllo su dati e applicazioni. Punti di attenzione sono la rete (la performance dipende dalla rete e dal protocollo) e i problemi che possono derivare dalla grafica e dall’usabilità di alcune applicazioni che, se non adeguatamente gestiti, potrebbero ripercuotersi sulla produttività degli utenti.
2) Remote virtual application: in questo caso il desktop risulta essere simile ad applicazioni web eseguite via browser e il vantaggio principale deriva dal fatto che non è necessario che l’It controlli l’ambiente Hw e Sw dell’end user. Tuttavia, questo comporta un minor controllo rispetto alla soluzione precedente e apre le porte a potenziali problemi quando il desktop è disconnesso.
3) Remote hosted dedicated virtual desktop: in questo caso parliamo di un server (o pc host) che ospita un sistema operativo e un insieme di applicazioni all’interno di una macchina virtuale accessibile da un solo utente alla volta. I vantaggi si vedono per quel tipo di applicazioni aziendali che hanno problemi in modalità condivisa (le attività di ogni utente sono isolate e non ci sono vincoli dovuti alle risorse), ma parliamo di soluzioni che usano molta più banda e risorse Hw sul server rispetto alle soluzioni condivise, con performance che dipendono quindi dalla rete e dal protocollo.
4) Local virtual applications: questo tipo di modello fa riferimento ad applicazioni che sono scaricate dal server e vengono eseguite in locale usando la memoria locale (sul device dell’utente). È un ambiente che impone regole sul client (simile a Java). I vantaggi sono diversi: più risorse di calcolo e spesso migliori performance rispetto ad applicazioni remote; necessità di meno banda; disponibilità anche offline. Aree critiche di attenzione, da non sottovalutare: il minor controllo sull’Hw e sulla sicurezza dei dati.
5) Local virtual Os (sistema operativo): qui parliamo di un hypervisor sul client che gestisce unità completamente isolate e indipendenti da Hw e Sw. In questo caso, dunque, possiamo avere più sistemi operativi sullo stesso device (anche su smartphone e Pda), tuttavia, con potenziali problemi per la contesa delle risorse.

Punti di attenzione e strategia
Pur riconoscendo dunque le opportunità in situazioni, per esempio, di telelavoro, acquisizioni e fusioni aziendali, apertura di nuove filiali, assunzioni di personale a tempo determinato, consulenti o personale esterno, ecc., non mancano tuttavia le criticità che vanno dalla disponibilità di banda e dai servizi di connettività, alla sicurezza dei dati, al controllo degli accessi, ecc.
“Diversamente dalla virtualizzazione dei server che coinvolge solo il reparto It – osserva Bedani – la virtualizzazione del desktop e la sua gestione in modalità cloud ha degli impatti diretti non solo a livello infrastrutturale (data center, rete, ecc.) ma anche sui processi. Diventa quindi fondamentale la valutazione progettuale che, secondo noi, dovrebbe seguire un iter simile: assessment iniziale ben strutturato per identificare e analizzare le aree di intervento; disegno e sviluppo progettuale (predisposizione di un piano organizzativo e di una roadmap implementativa); identificazione di un progetto pilota; analisi dei risultati del progetto pilota e, solo dopo le dovute valutazioni, estensione del progetto alle altre aree identificate”.
Dello stesso parere Grassi, secondo il quale “un progetto di desktop cloud deve partire dalla comprensione degli utenti aziendali; capire cioè chi sono, quali sono le loro mansioni e le loro esigenze. Non c’è un modo univoco per fare desktop cloud; è una scelta che va calata nel contesto aziendale e non può quindi essere “confinata” solo all’ambito tecnologico”.
Su quest’ultimo aspetto, però, sottolineiamo, sono in atto molti cambiamenti. Ad oggi, la via più seguita è quella della virtualizzazione completa dei pc erogati poi in modalità di servizio attraverso private o public cloud. La tendenza, tuttavia, è legata al disaccoppiamento dei desktop dalle applicazioni che utilizzano gli utenti e, in questa direzione, il desktop cloud è un’integrazione di più servizi: l’utente accede al proprio pc virtuale attraverso login e password e a seconda del profilo utente vengono erogate, in modalità di servizio, le applicazioni di cui necessita (applicazioni virtualizzate che, rispetto al virtual dekstop, possono anche risiedere altrove, in un’altra private o public cloud).
Sebbene scenari di questo tipo impongano di puntare i riflettori sul tema della governance, innegabili, comunque, i vantaggi: dalla gestione semplificata dei desktop, al provisioning più veloce, fino al controllo dei consumi energetici e ai minori costi.
Ma per goderne a pieno, hanno evidenziato Capra, Bedani e Grassi, servono strategia e metodo.
Innanzitutto, bisognerebbe partire dall’analisi dei requisiti che, in sostanza, significa “analizzare le tipologie di utenti (applicazioni eseguite, frequenza con cui vengono eseguite, necessità di lavorare offline, periferiche utilizzate) e stimare i costi di gestione as-is per poter poi quantificare i benefici del cloud”, osserva Grassi.
Dopodiché, va fatta una scelta precisa. “Bisognerebbe scegliere il modello di desktop cloud più adatto al proprio contesto e tenere conto della disponibilità della rete”, aggiunge Grassi. Ed è su quest’ultimo punto che riporta l’attenzione anche Capra evidenziando come sia importante “implementare la soluzione scelta tenendo conto dei requisiti di banda, di sicurezza e di business continuity, nonché di tutti i potenziali impatti sul data center”.
“Il desktop cloud sembra una strategia inevitabile per soddisfare le esigenze di riduzione costi e di agilità degli It manager ma esistono diversi modelli di desktop cloud e occorre scegliere quello più opportuno in base alle esigenze del business e dei profili aziendali interessati”, ha evidenziato Stefano Uberti Foppa, chiudendo i lavori. “La disponibilità di banda, la necessità di lavorare offline ei requisiti utente vanno tenuti in debita considerazione nella scelta della strategia. È innegabile, tuttavia, che i vantaggi vadano in più direzioni, compresa quella forse più delicata in questo momento: la produttività e la performance a sostegno del vantaggio competitivo aziendale”.

 

Ibm Smart Bbusiness Desktop in Ibm cloud
L’offerta Ibm Smart Business Desktop consiste in un servizio di abbonamento a consumo, completamente gestito, che offre la virtualizzazione desktop come un costo operativo.
Il servizio consente alle aziende di virtualizzare le risorse di calcolo per i desktop e fornire un metodo logico, anziché fisico, di accesso ai dati, alla potenza di calcolo, alla capacità di storage e ad altre risorse.
In pratica, l’accesso a risorse It diventa possibile da qualsiasi luogo, in qualunque momento e attraverso qualsiasi tipo di device (fisso o mobile che sia).
Il servizio non comporta spese di capitale né investimenti iniziali in infrastrutture. Ibm propone, infatti, per questo tipo di offerta, modelli di distribuzione flessibili, inclusi quelli basati su cloud computing che la multinazionale garantisce attraverso il nuovo centro di competenza situato in Germania (ad Ehningen), attraverso il quale eroga soluzioni e servizi cloud-based a livello locale e internazionale.

 

Citrix: il desktop come servizio on demand

XenDesktop è l’offerta Citrix che trasforma i desktop aziendali in un servizio on-demand a cui può avere accesso ogni utente su qualunque device, siano essi notebook e netbook o gli ultimi tablet, smartphone, laptop o thin client. La tecnologia Citrix consente di rilasciare, in modo sicuro, desktop e applicazioni virtuali con un’esperienza utente ad alta definizione che, quindi, non impatta negativamente sull’operatività e la produttività dei lavoratori.
Citrix Receiver, un client universale e leggero, permette, infatti, a qualunque pc, Mac, smartphone, tablet o thin client di accedere ai desktop e applicazioni aziendali virtualizzate. L’alta definizione è garantita dalla tecnologia Citrix Hdx che offre una grafica ottimizzata e multimediale pari a quella dei pc tradizionali. Infine, la tecnologia Citrix FlexCast consente di trovare per ogni tipologia di utente il desktop virtuale più adatto – hosted o locale, online o offline, standardizzato o personalizzato – il tutto attraverso una singola soluzione.

 

 

Nicoletta Boldrini

Giornalista

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