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Cloud: ruolo determinante nella catena del valore

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Cloud: ruolo determinante nella catena del valore

19 Dic 2012

di Nicoletta Boldrini

Da una recente indagine condotta da Coleman Parkes Research per conto di Hp, è emerso che il cloud è visto ormai non solo come strumento di riduzione dei costi ma soprattutto un elemento di rilievo nella catena del valore, sia sul fronte dell’It sia sul versante business. Per capire cosa ciò significhi concretamente per le aziende, ZeroUno ha intervistato Claudio Barbuio, Cloud & Presales Country Director, Hp Italiana.

ZeroUno: Quali sono le sue considerazioni in merito all’importante evidenza emersa dall’indagine che avete commissionato a Coleman Parkes?

Barbuio (nella foto): I risultati dell’indagine confermano il duplice valore del cloud in termini di riduzione dei costi e creazione di valore. Per quanto attiene la razionalizzazione dei costi, oltre all’efficientamento delle risorse tramite la virtualizzazione, il cloud abilita standardizzazione dei servizi, flessibilità d’uso e di pagamento, rapidità e semplicità di risposta. Tutto questo si traduce in creazione di valore, valutabile secondo quattro direttrici: 1) la capacità di connettere funzioni aziendali ed extra-aziendali, istanziando i servizi in pool di risorse condivise, abbattendo quindi le limitazioni dei silos fisici; 2) la rapidità nel soddisfare le esigenze di business grazie all’ automazione e all’orchestrazione dei servizi; 3) la focalizzazione sul servizio, che permette di virtualizzare la complessità dell’It, avvicinandolo alle esigenze del business; 4) la capacità di operare con il miglior mix di risorse con modelli di approvvigionamento ibridi – eventualmente abbinati a modelli di bursting [Il cloud bursting è un modello di deployment dell’applicazione in cui un’applicazione viene eseguita in un private cloud o in un data center finché non raggiunge il limite elaborativo, con picchi superiori alla capacità che fanno migrare l’esecuzione dei workload in un public cloud – ndr] – per rispondere ad esigenze pianificate e non.
Il cloud computing può essere quindi visto come un impulso al rinnovamento aziendale in termini di ruoli e competenze, di interconnessione tra funzioni adottando logiche di interoperabilità, di cooperazione e di apertura al mercato e all’ecosistema.

Zerouno: Quali sono, sulla base delle tendenze in atto sul fronte della domanda delle aziende, gli scenari futuri all’interno dei quali si delineerà il cloud?

Barbuio: Oggi il cloud viene per lo più percepito come un’opportunità per il business – seppur con opinioni contrastanti da parte dei Cio – e come un elemento da comprendere meglio dalle Pmi. Per il futuro prevedo uno scenario molto diversificato, in cui l’adozione del cloud sarà motivata – caso per caso – da scelte di business quali la propensione al rischio, la necessità di adeguamento alle normative, la sicurezza, la criticità dell’applicazione, il budget e il tipo di business. In questo scenario, la diffusione del cloud aumenterà contestualmente al crescere dei benefici in termini di competitività e produttività delle aziende che hanno già implementato soluzioni cloud.
Ogni realtà aziendale adotterà la soluzione più adatta al proprio business, con la possibilità di identificare rapidamente – on demand e pay per use – la propria sorgente di computing, scegliendo tra It tradizionale e cloud privati, pubblici e gestiti, applicazione per applicazione; in questo senso si potrà persino superare il modello di utility (basato sul pay per use) raggiungendo una flessibilità ancora superiore passando in modo dinamico da un servizio ad un altro a seconda del caso e delle necessità.
L’offerta di cloud pubblici e gestiti maturerà dal punto di vista della compliancy normativa, di Sla, di contrattualistica e di ‘pay per use’, accelerando ulteriormente l’adozione del cloud e dei modelli ibridi da parte delle aziende.
Infine, i service provider locali e i system integrator, operanti sul territorio nazionale, regionale o di filiera, cercheranno di evolvere la propria offerta di servizi hosted/managed adottando un modello cloud e offrendo a gruppi omogenei di aziende di medie dimensioni soluzioni di valore, diversamente inaccessibili per le stesse aziende, arrivando così a competere con l’offerta internazionale e preservando le competenze nazionali.

ZeroUno: Come vede l’innovazione all’interno delle realtà italiane? Quale ruolo potrebbe giocare, secondo lei, il modello del cloud?

Barbuio: Il cloud è un fattore abilitante fondamentale affinché le aziende italiane modifichino il proprio approccio all’uso dei servizi digitali, diventando competitive. È noto che i bassi investimenti dell’Italia in Ict rispetto ad Europa, Nord America ed economie emergenti, si traducano in minore produttività, minore reattività ai cambiamenti e ridotta capacità di innovare prodotti e servizi. Il cloud computing è in grado di eliminare o ridurre le barriere in ingresso ai servizi tecnologici, consentendo di conciliare le difficoltà finanziarie (budget ridotti, linee di credito convogliate sulla produzione e non sull’It) con la possibilità di competere in modo rapido, efficace e flessibile. Nel tempo permetterà quindi alle aziende italiane di ridurre il gap rispetto a Europa e Nord America.
Le competenze nazionali rappresentano un fattore critico di successo e, come tali, vanno non solo salvaguardate ma anche sviluppate. Il cloud rappresenta un’inedita e irripetibile opportunità per sviluppare nuovi servizi a supporto delle eccellenze produttive: si possono così traguardare cloud privati al servizio di aziende di medie o grandi dimensioni, o ancora favorire lo sviluppo di cloud service provider nazionali ad elevata specializzazione su tematiche verticali, capaci di offrire servizi differenziati e differenzianti e non solo generalisti.

ZeroUno: Hp ha sempre parlato di Converged Infrastructure su cui è stata sviluppata una specifica offerta orientata alla flessibilità dei sistemi in funzione di una sempre maggiore dinamicità dei modelli di business. Come si sposa la filosofia ‘converged’ con la proposta cloud? Qual è la strategia dell’azienda attraverso cui si declina il modello d’offerta cloud?

Barbuio: Hp può contare su un posizionamento unico. Siamo stati, infatti, i primi a parlare di Converged Infrastructure, a tradurla in tecnologia immediatamente disponibile e a realizzarla in tutte le sue componenti (server, storage, networking, management e automation, power and cooling). Hp Converged Cloud è la naturale evoluzione di questa strategia e si traduce in tecnologie quali Cloud System Matrix (l’offerta Iaas su cui costruire private o hybrid cloud), Cloud System Enterprise (soluzione che aiuta le aziende a definire e costruire il proprio modello di servizi It basato sia su Iaas, Paas e Saas) e Cloud System SP (per aiutare i service provider ad evolvere le proprie infrastrutture abilitandole al modello di erogazione cloud) per soddisfare diverse esigenze applicative, che, integrando componenti di Converged Infrastructure e Converged Management (Cloud Service Automation, Operation Orchestration, Aggregation Platform for SaaS), consentono di elevare i benefici tecnici di un’architettura consolidata e standardizzata a quelli di business.

ZeroUno: Il modello di cloud ibrido è quello che presumibilmente si verrà a delineare all’interno delle aziende medio-grandi, dotate di data center propri dei quali difficilmente le imprese faranno a meno. Quali sono le criticità del modello ibrido (integrazione, interoperabilità, gestione e governance, ecc.) e quali sono le risposte di Hp in merito?

Barbuio: Da sempre Hp identifica nei modelli ibridi la modalità di accesso al cloud per le aziende che dispongono di un It interno. La principale difficoltà consiste nel conciliare una visione di medio-lungo periodo (con obiettivo a tendere verso il cloud ibrido) con l’esecuzione sul breve. Il rischio è a questo punto di creare una serie di silos cloud e tradizionali separati per domini applicativi, che non consentono di condividere le risorse e uniformare i processi.
Tuttavia, Hp Converged Cloud risolve a monte questo problema utilizzando un’architettura di riferimento che si basa su standard aperti, supporto di molteplici sistemi operativi e diversi software di virtualizzazione, ma che al tempo stesso garantisce il mantenimento degli Sla di cui le imprese necessitano. Il coinvolgimento diretto di Hp in OpenStack [il progetto Iaas open source che integra il codice dalla piattaforma della Nasa, chiamata Nebula, e della piattaforma Rackspace con i lavori di una community che conta già oltre 120 aziende del mondo Ict come partner – ndr] è prova dell’impegno dell’azienda e garanzia di sviluppo nel tempo. Inoltre, l’azienda sta sviluppando un ecosistema di partner che forniscono servizi di cloud pubblici di livello enterprise per minimizzare i problemi di interoperabilità, gestione e integrazione.

ZeroUno: La mobilità sta accelerando la consumerizzazione It, da un lato, l’adozione di servizi cloud pubblici dall’altro. Qual è la strategia Hp sul piano della convergenza cloud-mobile?

Barbuio: Mobilità, cloud, sicurezza e Information Management sono i grandi trend che stanno cambiando il modo di concepire, realizzare ed utilizzare i servizi digitali. Hp affronta la convergenza cloud-mobile con una visione a 360 gradi (grazie all’ampiezza e alla completezza della propria offerta). Sul piano dell’offerta, ad esempio, proponiamo tecnologie di networking che garantiscono semplicità di accesso e di gestione e sicurezza; i servizi Mobile Enterprise coniugano i bisogni in termini di mobilità con i vincoli di costo, efficienza e sicurezza; gli strumenti software consentono di presidiare l’intero ciclo di vita delle applicazioni; infine, dispositivi utilizzabili in mobilità semplici, sicuri ed efficienti consentono di conciliare la produttività con l’utilizzo individuale nella vita di tutti i giorni, in qualsiasi momento e ovunque ci si trovi. È importante sottolineare che, dalla nostra prospettiva, mobilità significa ‘riprogettare l'azienda’ perché è necessario mettere la forza lavoro nelle condizioni di poter accedere alle applicazioni di business quando desidera e ovunque si trovi, considerando proprio il fatto che tale forza lavoro si aspetta di poter utilizzare il proprio dispositivo per fare ciò. Considerando ciò, e tenendo conto dell’incredibile proliferazione di smartphone e tablet posseduti dai dipendenti, la mobilità sta letteralmente trasferendo il controllo della tecnologia dalle divisioni It nelle mani dei dipendenti. Hp propone una serie di servizi (Hp Mobility Consulting Services) per aiutare le aziende a destreggiarsi tra le sfide della mobilità e del cloud, dalla sicurezza alla privacy dei dati, fino all'accesso e alla capacità di rete e alla gestione della mobilità. I servizi che garantiamo consentono di accedere a competenze specifiche con l’obiettivo di progettare e implementare una strategia di mobilità e cloud coerente, e quindi efficace e di valore, con il proprio business.

Nicoletta Boldrini

Giornalista

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