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Public Cloud, quattro motivi per l’affermazione definitiva

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Analisi

Public Cloud, quattro motivi per l’affermazione definitiva

05 Giu 2014

di Alessandro Longo da Digital4

Secondo Forrester Research il 2016 sarà l’anno della svolta: quello in cui le soluzioni “as a service” si affermeranno, in tutti gli ambiti, come sostitute (e non semplici complementi) di quelle tradizionali. Al momento siamo all’equilibrio tra timori e benefici, ma questi ultimi continuano ad aumentare, e l’offerta è ormai matura nel senso più generale del termine, dall’affidabilità agli ecosistemi

Il mercato del Public Cloud raggiunge nuovi livelli di maturità, nel mondo, e ora comincia a competere testa a testa con le soluzioni tradizionali. Le soppianta in un numero crescente di aziende, quindi. Beninteso, i timori restano gli stessi di sempre, nei confronti del Cloud; ma diventano più forti e molteplici i benefici percepiti.

È quanto evidenziato da un recente rapporto di Forrester Research. Buone notizie, in generale, per il Cloud: sta crescendo persino più (il 20 per cento in più) di quanto Forrester aveva previsto nel 2011. Adesso va verso i 191 miliardi di dollari (nel mondo) nel 2020, contro gli attuali 58 miliardi.

I servizi complementari di cloud pubblico vengono adottati ancora a tassi maggiori rispetto a quelli di sostituzione. Del resto, è questo il modo con cui il Cloud si è affermato finora, principalmente: con offerte che aggiungono nuove funzioni a quelle esistenti, basate su tecnologie tradizionali, invece che rimpiazzandole. Il motivo è che in questo modo le aziende hanno potuto ridurre i costi e le complessità di transizione, e hanno potuto evitare di mettere a rischio la sicurezza e l’affidabilità dei propri sistemi che supportano il business. La novità però è che questa tendenza si sta un po’ invertendo e ora il Cloud comincia a prendere posto tra funzioni base dell’IT aziendale sostituendosi alle tecnologie tradizionali.

Questo principio vale in particolare nel SaaS (Software as a Service, cioè le applicazioni), che varrà 133 miliardi nel 2020 dagli attuali 52. Qui sta diventando più comune la sostituzione per le aree di Sales force automation, Crm, gestione risorse umane, eProcurement. Il trend ben presto si estenderà ad altre aree, secondo Forrester.

Insomma, le dinamiche di mercato del cloud pubblico sono segnate da un equilibrio, secondo Forrester, tra i timori da una parte e l’appetito per i benefici del Cloud, dall’altra. Le aziende continuano a temere, nei confronti del Cloud, per la sicurezza dei dati, e di non poter bene integrare le applicazioni Saas con i sistemi “on premises” (installati in azienda). Ma anche per i costi di lungo periodo e per il vendor lock-in (di essere “intrappolati” nelle spire di un fornitore cloud); per le prestazioni delle applicazioni e l’impossibilità di personalizzarle.

Questi timori restano stabili, nel 2013 rispetto al 2011, secondo le stime di Forrester. Aumenta invece l’appetito delle aziende verso il Cloud ed è per questo motivo che lo sposano in modo crescente. I benefici classici che gli riconoscono sono i risparmi, l’aumento della business agility, la rapidità di adozione e sviluppo. La possibilità di ottenere in fretta, grazie al cloud, nuove feature e funzioni IT utili al business. C’è anche il vantaggio di poter dedicare le risorse interne a progetti importanti mentre si delegano quelle secondarie al fornitore di servizi Cloud.

A tutto questo si aggiungono altri vantaggi, che fino a poco tempo fa erano poco considerati dalle aziende: la possibilità di supportare utenti mobili e a distanza, e di ottenere funzioni non disponibili nei pacchetti software tradizionali; l’accesso a un ampio ecosistema di soluzioni software basato sul Cloud. Viene favorito inoltre un modello incrementale (o iterativo) di sviluppo software a supporto dell’innovazione nell’azienda.

Più in dettaglio, sono quattro i fattori che stanno spingendo questa nuova fase del Public Cloud. L’offerta è diventata più matura: in grado di fornire maggiori prestazioni, affidabilità, sicurezza. I principali vendor lavorano infatti ormai anche con grandi clienti pubblici e governativi. Secondo fattore: le piattaforme Cloud ormai hanno attirato un buon ecosistema di applicazioni di terze parti, service provider, integrator e rivenditori. Terzo: i big del Cloud stanno accrescendo la propria presenza territoriale, in un numero crescente di Paesi, anche con data center localizzati. Quarto: aumenta la capacità dell’offerta di soddisfare settori verticali, con esigenze molto specifiche (bancario, sanitario, governativo, cinematografico…).

Tutto ciò considerato, Forrester prevede che il 2016 sarà l’anno della svolta: quello in cui il Cloud si affermerà, in tutti gli ambiti, come sostituto (e non semplice complemento) delle soluzioni tradizionali. Nel 2016 infatti, per la prima volta, la spesa nel cloud sostitutivo supererà quella del cloud di complemento, a livello mondiale. In alcune regioni lo sviluppo sarà più tardivo; per esempio, Forrester nota che in Europa i timori per la sicurezza sono aumentati nel 2013, rispetto all’anno precedente, per colpa del “Datagate” americano.

Anche nel lungo periodo, però, Forrester prevede che il Cloud non rimpiazzerà mai del tutto le soluzioni tradizionali. Resteranno un paio di ambiti in cui le aziende le preferiranno: per speciali applicazioni critiche che non possono trarre vantaggi dal Cloud, e per quelle “legacy” dove i costi di migrazione al Cloud sono eccessivi.

Alessandro Longo da Digital4

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