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One cloud, Any App, Any Device. La strada Vmware

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One cloud, Any App, Any Device. La strada Vmware

08 Ott 2015

di Riccardo Cervelli

Nuove soluzioni di Vmware in ambiti che vanno dal supporto di applicazioni legacy e Cloud Native all’Hybrid Cloud; dall’integrazione della Business Mobility e dell’Internet of Things al Software Defined Data Center attraverso tutte le sue articolazioni: storage, networking, sicurezza e automazione

La fine dell’estate e l’inizio dell’autunno costituiscono il momento in cui Vmware presenta le sue nuove strategie, le nuove soluzioni e i principali miglioramenti di quelle già presenti nell’offerta. Strategie e soluzioni che mirano ad allineare, o rendere addirittura anticipatrice, la proposizione del vendor rispetto alle evoluzioni in atto nel mondo dell’Ict globale, nell’ottica che maggiormente interessa le aziende di qualsiasi dimensione e le istituzioni di ogni tipo.

Alberto Bullani, Regional Manager di Vmware

“One cloud, Any App, Any Device è stato il tema dominante dello scorso Vmworld 2015 tenutosi a San Francisco e di Vmworld 2015 Europe a Barcellona”, fa notare Alberto Bullani, Regional Manager di Vmware. “In ultima analisi, in questo momento una nostra focalizzazione è permettere alle aziende di creare un link reale fra le private cloud e il cloud all’esterno delle mura dell’impresa, consentendo spostamenti di carichi di lavoro in modo bidirezionale, dinamico, nel giro di poche ore”.

Jean-Pierre Brulard, General Manager Vmware Emea

Questo per quanto concerne l’obiettivo del One Cloud. Molto efficace la descrizione di cosa significhino Any App e Any Device che ci offre Jean-Pierre Brulard, da pochi mesi nuovo General Manager Emea del vendor. “Le aziende clienti di Vmware sono essenzialmente di due tipi: quelle tradizionali e la startup. Queste ultime – pensiamo ad esempio a Uber o a Airbnb – adottano già in partenza applicazioni Cloud Native. Le prime, nelle quali noi siamo il principale fornitore di software di virtualizzazione da diversi anni, dispongono di un rilevante parco applicativo legacy, ma sempre più devono far spazio ad applicazioni Cloud Native, per competere in nuovi modelli di business e non correre il rischio di sparire dal mercato. Quello che oggi offre Vmware è una singola piattaforma in grado di fornire servizi sia alle applicazioni legacy sia a quelle per la nuova Digital Age”. Da notare che le Cloud Native app non girano solo sulle classiche architetture di computing o sul web tradizionale; “un nostro cliente che costruisce automobili a Monaco, il quale utilizza da anni Vmware vSphere per virtualizzare Sap – esemplifica Brulard -, ora sfrutta la stessa piattaforma per gestire le interazioni con le Connected Cars, dalle quali provengono enormi moli di Big Data, che vanno anch’essi gestiti e analizzati”. Siamo, quindi, già in pieno Internet delle Cose (IoT) e in nuovi ambiti applicativi, come le analytics in tempo reale.

Un altro segmento di forte investimento di Vmware è quello della Business Mobility. “Ormai ci sono tre miliardi di smartphone e tablet nel mondo, dietro i quali ci sono nuovi tipi di mercati e di esigenze da soddisfare”. Da un punto di vista infrastrutturale, per abbracciare ogni tipo di applicazione e di device, e per disporre di quella scalabilità in termini di Hybrid Cloud necessarie per competere nella Digital Age, diventa improrogabile adottare il nuovo paradigma It del Sddc. “Software Defined Data Center”, conclude Brulard, “non significa più solo classica server virtualization, ma anche virtualizzazione dello storage e del networking, sicurezza e automazione”. Tutte discipline nelle quali non mancano le novità nell’offering Vmware sotto i riflettori in queste settimane.  

Riccardo Cervelli
Giornalista

57 anni, giornalista freelance divulgatore tecnico-scientifico, nell’ambito dell’Ict tratta soprattutto di temi legati alle infrastrutture (server, storage, networking), ai sistemi operativi commerciali e open source, alla cybersecurity e alla Unified Communications and Collaboration e all’Internet of Things.

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